Teheran non ha ancora reso pubblico il punto esatto in cui ha in mente di impiegare la piattaforma Alborz. Ma il suo nome lascia intendere che le trivellazioni potrebbero aver luogo in un sito del Caspio meridionale conteso con l’Azerbaijan che Baku chiama Alov e Teheran, appunto, Alborz. Questo potrebbe condurre inevitabilmente ad una crisi tra i due Paesi. Già nel luglio 2001 si era sfiorato lo scontro, quando la Marina iraniana aveva cacciato dal sito di Alov/Alborz una nave di ricerca della British Petroleum. Dopo l’incidente del 2001 nell’area si era bloccata ogni attività di esplorazione. L’Azerbaijan e la Gran Bretagna avevano firmato un accordo nel 1998 per esplorare la zona, ma Teheran si era rifiutata, come detto, di riconoscerlo. Si tenga presente che già nel 1990 Aliyev, in qualità di membro dell’Ufficio politico del Partito comunista dell’Urss, era l’uomo forte dell’Azerbaijan. Con il crollo dell’Unione Sovietica si presentò quale eroe dell’indipendenza nazionale e abbracciò subito la tesi dell’amministrazione Usa considerandola una soluzione molto utile all’Azerbaijan, non soltanto per ragioni d’interesse nazionale.
Infatti, l’ex ambasciatore Steve Mann venne inviato dal presidente G.W. Bush nel Caucaso con il compito di attenuare le tensioni e i contrasti tra le compagnie e i regimi locali. Il suo obiettivo in realtà era quello di porre fine alla tradizionale presenza russa nella regione e di ostacolare la penetrazione dell’Iran degli ayatollah nel Caucaso meridionale di fede sciita. Naturalmente se oggi Teheran accettasse la proposta dell’Azerbaijan, sostenuta dal Kazakihstan, di concedere all’Iran solo il 12-13 per cento della superficie e del fondo marino (contro il 20 per cento richiesto da Teheran), il giacimento di Alov/Alborz resterebbe fuori dalla portata iraniana.
Secondo la Jamestown Foundation, il centro di ricerca statunitense che ha riportato la notizia dell’accordo con la Cina, il niet alla soluzione proposta dagli Stati rivieraschi e il prolungamento dei negoziati sullo status legale del Caspio sono stati usati da Teheran solo per guadagnare tempo e sviluppare la tecnologia per le perforazioni in alto mare. Nel settembre 2005 Abbas Maleki, direttore dell’International Institute for Caspian Studies di Teheran, aveva affermato che l’Iran non aspetterà una risoluzione finale sullo stato legale del Mar Caspio. “L’Iran è già pronto”, avrebbe aggiunto Maleki. Grazie all’aiuto cinese, la piattaforma Alborz dovrebbe entrare in funzione verso la fine di giugno 2006. Se l’Iran decidesse di sfruttare unilateralmente il giacimento di Alov/Alborz, ne nascerebbe una crisi di cui la Cina sarebbe corresponsabile. Per affrontare l’Iran, l’Azerbaijan si rivolgerebbe alla Turchia e agli Stati Uniti, cosa che condurrebbe ad una escalation del conflitto.
<< Indietro Prefazione Avanti >>