Se così tanti suoi concittadini ignorano qual è la vera religione del presidente, è perché Obama è il primo leader,  a praticare la propria fede quasi di nascosto. Non lo si vede ripreso in tv tutte le domeniche in chiesa con il suo pastore. Forse è stata la sua una scelta inevitabile dopo che i suoi rapporti col reverendo Wright – un pastore dai toni molto radicali nel denunciare il razzismo dei bianchi – lo inguaiarono in campagna elettorale.

Certamente il fatto che la sua religiosità non sia “esibita” sui mass media gli nuoce poiché l’industria culturale statunitense è da sempre impegnata ad educare la popolazione a considerare i propri soldati come eroici crociati destinati a perseguitare mostruosi terroristi, a sostenere la supremazia dei valori fondamentali della “civiltà” occidentale e cioè la democrazia, i diritti umani, giustizia, e, naturalmente, il libero mercato e a garantire la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

E’ una mission che Dio ha affidato alla nazione statunitense, una sorta di “Rivelazione” che i pastori non si stancano di rammentare ai fedeli in ogni occasione fino a farlo diventare una sorta di dogma. Sicché gli Stati Uniti sono l’unico paese dove la maggioranza della popolazione (56 per cento) è apertamente a favore del conflitto armato in qualsiasi luogo della terra, per catturare o annientare i terroristi. Secondo Pew Research il 68 per cento degli elettori Repubblicani sono a favore dell’impiego dei droni, ma anche il 58 per cento dei Democratici e il 50 per cento degli Indipendenti.

Pew Research ha confrontato questi dati con quelli emersi nel sondaggio compiuto nel resto del mondo. Ne trascrivo alcuni: in Francia il 63 per cento disapprova l’utilizzo dei droni, in Germania il 59 per cento, l’ 81 per cento in Turchia, l’89 per cento in Egitto, mentre in Pakistan, dove le incursioni le subiscono tutti i giorni, la totalità delle persone intervistate condannano l’impiego di questi strumento di morte.

Naturalmente, migliaia di persone sono state uccise, e continuano a esserlo, dalle operazioni con gli aerei senza pilota in Afghanistan, Pakistan, Yemen. Ma per rassicurare i cittadini americani che in ogni incursione si tiene conto dell’etica, la Casa Bianca di Obama si è appellata come nessuna amministrazione precedente all’“Espionage Act” del 1917, un’antica legge votata in tempo di guerra che è servita all’amministrazione per perseguire con la massima durezza quei funzionari governativi che hanno passato notizie ai giornalisti.

Lo scandalo della National Security Agency, con le rivelazioni sulla rete capillare di spionaggio e intercettazioni svelato dal quotidiano The Guardian attraverso la “talpa” Edward Snowden, è soltanto l’ultimo e più clamoroso episodio della supremazia che i temi della sicurezza e del controllo hanno avuto negli ultimi cinque anni. Come dire che il presidente Obama sebbene non si mostri in chiesa non viene meno alla mission della nazione americana.

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Sicché c’è poco da sperare che il “Nobel della pace” inverta la tendenza, come a ogni G8 auspicano i media europei. Basterebbe approfondire un po’ ricordando al mondo il primato della religiosità detenuto dagli Stati Uniti, dove il novanta per cento della popolazione si dichiara credente nel divino e il settanta per cento nell’esistenza degli angeli, come rivelano appunto i sondaggi. Infatti, l’America dei bianchi – è storia nota – si divide tra le molte Chiese e le molte Sette e tutti fanno a gara a chi è il più bigotto. Tant’è che il Washington Post (a caccia di copie) ha scavato a lungo nel mistero dell’Obama-musulmano, la leggenda in cui credono oltre il vento per cento degli americani. E che ancora li appassiona.

23 giugno 2013