Con la sua ossessione di regolamentare persino lo scarico dei gabinetti Bruxelles si attira regolarmente le critiche degli euroscettici e del Regno Unito. In questo momento sarebbe meglio ridurre le normative europee alle aree essenziali

z12221439Q,Tomasz-Bieleckidi Tomasz Bielecki

TP-fracking-640x325Varsavia. Di recente Bruxelles si è occupata dei bagni e degli orinatoi degli europei, in particolare sulla quantità di acqua necessaria per pulirli. “L’Ue vuole regolamentare i nostri bagni!”. I media britannici non hanno tardato ad avvertire l’opinione pubblica non appena le prime voci sui progetti della Commissione europea si sono fatte sentire nei corridoi di Bruxelles.

Anche se l’informazione non era esatta, perché l’intenzione di Bruxelles non è mai stata quella di imporre qualcosa ma di definire le norme di un’etichetta per un “bagno ecologico”, questo non è bastato a calmare gli animi. “È grottesco, l’Ue non ha niente di più urgente da fare?”, ha protestato l’eurodeputato inglese Martin Callanan.

Tuttavia prima di concludere che un serbatoio d’acqua “ecologico” non dovrebbe contenere più di cinque litri di acqua (un litro per orinatoio) sono stati spesi più di 89mila euro in ricerche sull’argomento. In particolare sono state analizzate le differenze geografiche nell’Ue per quanto riguarda l’uso degli orinatoi. E il rapporto sugli sciacquoni è una vera e propria miniera di informazioni per gli antropologi. Infatti si viene a sapere che il paese demograficamente più importante dell’Unione, la Germania, è solo al terzo posto (dopo gli inglesi e gli italiani) per quanto riguarda il consumo di acqua per pulire i bagni. Mentre in Polonia ne consumiamo un terzo rispetto alla più popolata (ma non tanto) Spagna.

A volte le analisi di Bruxelles possono sembrare ridicole, ma il commissario europeo all’ambiente Janez Potočnik, ha messo in guardia contro i giudizi troppo sbrigativi affermando che se solo il 10 per cento delle famiglie europee adottasse dei bagni ecologici si potrebbero risparmiare 390 milioni di euro.

Dall’inizio degli anni novanta l’Ue raccomanda l’introduzione di marchi di qualità ambientale per molti prodotti, in particolare per gli elettrodomestici che dovrebbero consumare meno energia. Questo atteggiamento è di solito accolto con favore dagli europei. Ma gli sciacquoni non hanno avuto la stessa fortuna, perché si sono scontrati con la nuova ondata euroscettica.

Non si può certo negare che talvolta Bruxelles ha la tendenza a essere troppo presente

Non si può certo negare che talvolta Bruxelles ha la tendenza a essere troppo presente. Già nel 2009 l’Ue aveva rinunciato ad applicare una parte delle norme commerciali relative alla frutta e alla verdura che – per citare solo l’esempio più emblematico – introduceva una classificazione dei cetrioli in funzione della loro curvatura. Nel maggio scorso la Commissione ha abbandonato il controverso progetto di vietare nei ristoranti l’uso di anonime caraffe per l’olio d’oliva al posto delle bottiglie originali per evitare la contraffazione. Ma anche se la proposta era sostenuta dai produttori d’olio, le critiche si sono incentrate soprattutto sul commissario all’agricoltura Dacian Cioloş.

“Non tutti i problemi devono essere risolti a livello europeo. L’Europa deve concentrarsi sui settori dove il suo contributo è più utile. L’Unione europea deve essere visibile quando vi sono grandi interessi in gioco e dev’essere più discreta nei casi di minore importanza. Questo è un aspetto che probabilmente in passato abbiamo trascurato”, ha riconosciuto il capo della Commissione europea José Manuel Barroso lo scorso settembre in occasione del suo discorso sullo stato dell’Unione (nel caso degli sciacquoni i conservatori inglesi non si sono fatti scrupoli nel ricordargli le sue parole).

Regulatory fitness

Così da più di un mese la Commissione europea passa in rivista la legislazione europea per procedere al suo “alleggerimento”, sopprimendo progetti ritenuti superflui o che non hanno alcuna possibilità di essere approvati e alcune regolamentazioni. L'”alleggerimento” della legislazione europea è addirittura diventato la priorità del governo di David Cameron. Il primo ministro britannico ha promesso di organizzare entro il 2017 un referendum sull’uscita del suo paese dall’Ue. Ma visto che lo stesso Cameron è dell’idea che sia meglio rimanere nell’Unione cerca in tutti i modo di convincerne i suoi compatrioti.

L’idea originale di Cameron era quella di rendere più flessibili le condizioni di appartenenza del Regno Unito all’Unione europea in occasione della futura riforma dei trattati dell’Ue, annunciata in più di un’occasione da Berlino. Ma una riforma del genere non è ancora all’ordine del giorno e l’unica battaglia portata avanti dai britannici è quella in favore della cosiddetta regulatory fitness, l'”adeguatezza della regolamentazione”.

In occasione dell’ultimo vertice europeo il primo ministro polacco Donald Tusk ha partecipato a una riunione ristretta organizzata da Cameron allo scopo di formare una “coalizione di alleggerimento”. La questione non è di poco conto e i suoi interessi vanno ben oltre il problema dei cetrioli. Fra le 30 raccomandazioni del mondo imprenditoriale inglese riprese dal governo figura in particolare il rifiuto della nuova regolamentazione dell’Ue sull’estrazione del gas di scisto. La Polonia non è favorevole a questo progetto perché teme che le esigenze ambientali e burocratiche possano ridurre la redditività dell’industria del gas di scisto.

Bruxelles ascolterà gli adepti del “regime dimagrante”? Sull’argomento la Commissione europea rimane molto divisa. Nel frattempo il suo parere sul gas di scisto sarà reso noto a dicembre.

Traduzione di Andrea De Ritis  per Presseurop

20 novembre 2013