Nella sua perversa fissazione di capovolgere tutte le cose fatte da Barack Obama,  il Presidente Donald Trump volge ora la sua attenzione verso Cuba, l’isola situata a 90 miglia al largo della nostra costa.

US President Barack Obama and Cuba’s President Raul Castro shake hands after a joint statement in Havana, Cuba, Monday, March 21, 2016. (AP Photo/Ramon Espinosa) 

di Jesse Jackson

I resoconti dicono che il presidente progetta di andare in Florida ad annunciare che ribalterà l’apertura di Obama nei confronti di Cuba, ripristinerà le sanzioni sul diritto dei cittadini statunitensi di andare a Cuba e ridurrà le opportunità commerciali che Obama aveva aperto con un ordine esecutivo.

Questo è, in una parola, ridicolo. Gli Stati Uniti hanno mantenuto un embargo economico su Cuba per più di 50 anni. Hanno complottato ripetutamente per assassinare Fidel Castro e per rovesciare il suo regime. Hanno rappresentato Cuba come una nazione terrorista per il suo appoggio a Nelson Mandela nella lotta contro l’apartheid. Per più di 50 anni, una serie di presidenti degli Stati Uniti –intimiditi  dalla comunità cubana di destra che vive in Florida, hanno messo in atto un embargo economico anche se la politica ha isolato sempre di più gli Stati Uniti dai suoi vicini nell’emisfero, e i suoi alleati in tutto il mondo. Quando Obama è andato avanti con un’apertura limitata, faceva di più per porre fine all’isolamento degli Stati Uniti che a quello di Cuba.

Ora Castro, il leader della rivoluzione cubana, è morto. Suo fratello Raul ha annunciato che lascerà l’incarico. L’Unione Sovietica non c’è più, la Guerra Fredda è finita. Una nuova generazione sta andando al potere a Cuba e una nuova generazione di  Cubani Americani  sta crescendo in Florida. La vasta maggioranza degli Americani e la vasta maggioranza dei Cubani-Americani sostengono la libertà di visitare Cuba.

E quindi, perché Trump vorrebbe ripristinare le politiche fallite del passato? I motivi vanno dalla meschinità all’ostinazione. L’odio di Trump per Obama è evidente. Dalla riforma Obamacare alla politica per il clima e a Cuba, sembra determinato a capovolgere qualunque cosa ha fatto Obama, indipendentemente da quanto grande è il  costo per gli Americani.

Durante la sua campagna elettorale, Trump in Florida ha promesso di ribaltare l’apertura di Obama. I legislatori di destra cubani-americani, cioè il Senatore Repubblicano Marco Rubio della  Florida, il Senatore Democratico Bob Menendez del New Jersey, e il Rappresentante Repubblicano della Florida, Mario Diaz-Balart, hanno fatto dure pressioni su Trump per fargli ripristinare il divieto di viaggi a Cuba e l’embargo. Secondo il New York Times,  Diaz-Balart, ha preteso da Trump un prezzo per il suo voto a favore della Trumpcare (la riforma sanitaria di Trump). Ha dato il  consenso a privare 23  milioni di Americani della copertura sanitaria per operare un giro di vite a Cuba.

La politica di Obama del coinvolgimento, seppure incerta, ha già mostrato dei risultati. Engage Cuba, un gruppo americano di lobby imprenditoriali, ha pubblicato un’analisi dell’impatto economico sui costi del ribaltamento della politica di Obama. Ha posto i costi a 3,5 miliardi di entrate perdute  e a  10.000 posti di lavoro perduti nell’industria dei viaggi nei prossimi 4 anni. I contratti commerciali che creeranno esportazioni  per un valore  di 1,2 miliardi degli Stati Uniti a Cuba nei prossimi 5 anni sarebbero rescissi e costeranno più di 1.000 posti di lavoro all’anno.

Ancora una volta sarebbe sacrificato il diritto degli Americani di viaggiare, in nome di che? Irascibilità? Ostinazione? Odio eterno? L’amministrazione Trump ha chiarito che nella sua politica estera “L’America prima di tutto”, le preoccupazioni dell’America per l’economia e la sicurezza non saranno sacrificate in nome dei diritti umani ma razionalizza la sua inversione riguardo a Cuba con  il motivo di difendere i diritti umani e di diffondere la democrazia. Questo è, nella migliore delle ipotesi, ciò che l’ex consigliere di Obama, Ben Rhodes, ha chiamato una “tragica ironia”, data la “completa mancanza di interesse per i diritti umani in tutto il mondo” che dimostra l’amministrazione Trump.

Sicuramente, dopo più di 50 anni abbiamo imparato che i Cubani, orgogliosi della loro rivoluzione e della loro indipendenza, si opporranno alla coercizione economica o militare. Si penserebbe che Trump, che pubblicizza il suo background commerciale, comprenda che rapporti aperti con Cuba: commerciali, di viaggi, umani e culturali, avrebbero molto più impatto nel produrre pressione per un cambiamento in confronto al ritorno all’embargo fallito.

Con Castro,  l’istruzione e l’assistenza sanitaria erano diventate l’invidia dell’America Latina. Una generazione istruita ora sale al potere con l’ambizione di fare di più. Gli Stati Uniti dovrebbero coinvolgerla, non cercare di isolarla. 

Fonte: Chicago Sun Times  –  Traduzione di Maria Chiara Starace – Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

18 giugno 2017

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