La Cancelliera ha il 67 per cento dei consensi. Lo sfidante Martin Schulz è distanziato di ben 22 punti, a quota 45, in decima posizione, dieci punti in meno rispetto all’ultimo sondaggio, in marzo. Appare in caduta libera, difficilmente potrà ribaltare la situazione prima del 24 settembre.

Image: [martin]

di Roberto Giardina

Due tedeschi su tre stimano Angela, e desiderano che abbia un ruolo importante anche in futuro per il bene del paese. Per la precisione, il 67%, cioè l’apprezza anche chi non vota e non voterà per lei. Un record, dopo 12 anni al potere. Periodicamente, viene condotto un sondaggio per stabilire la Belibtheit Quote, il quoziente di popolarità dei politici, e la cancelliera si piazza al secondo posto, battuta solo dal presidente della repubblica Frank-Walther Steinmeier, con 71.

Ma è da considerare fuori gara, e la Merkel ha agito con fiuto favorendo la sua elezione a presidente, eliminando il più temibile rivale per le elezioni del prossimo 24 settembre.

Lo sfidante Martin Schulz è distanziato di ben 22 punti, a quota 45, in decima posizione, dieci punti in meno rispetto all’ultimo sondaggio, in marzo. Appare in caduta libera, difficilmente potrà ribaltare la situazione prima del 24 settembre. Dopo l’euforia, seguita alla sua discesa in campo, all’inizio dell’anno, i tedeschi hanno cominciato a valutarlo con più distacco: Martin è simpatico, ma dà meno affidamento di Frau Angela. Alla domanda, chi potrà tutelare meglio in futuro gli interessi della Germania, la cancelliera vince per 4 a 1: l’80% preferisce lei, il 20 confida in Schulz. Come dire, non c’è partita. Trump dovrebbe indurre alla prudenza nei pronostici, ma Angela non è Hillary.

Non solo: si affaccia un altro rivale, Christian Lindner, 38 anni, il giovane leader dell’Fdp. È a quota 38, un posto dietro Schulz, ma ha guadagnato 12 punti in tre mesi, e sta guidando i suoi liberali al Bundestag, da cui erano stati estromessi quattro anni fa. Secondo l’ultimo sondaggio sono al 10,5, oltre il doppio rispetto all’ultimo voto nazionale (il 4,8). La Cdu-Csu è al 40%, se si votasse domenica prossima si potrebbe porre fine alla Große Koalition, tornando a una alleanza con l’Fdp. Avrebbe una maggioranza risicata, ma in Germania basterebbe.

Schulz e la sua Sfd, data al 24, una débâcle. Lo supera persino il vice cancelliere e ministro degli esteri Sigmar Gabriel, con 56, sei punti in più. Una piccola rivincita per Sigmar che il partito considerava poco attraente per sfidare la Merkel. Schulz viene superato, sia pure di un punto, da Winfried Kretschmann, professore in pensione, il primo verde diventato primo ministro in un Land, nel ricco Baden-Württemberg. Sarebbe un ottimo leader nazionale, ma i suoi verdi, fondamentalisti, rimangono scettici: gira in giacca e cravatta, ed è in buoni rapporti con gli industriali della regione, dalla Mercedes alle centrali nucleari.

La scala della popolarità riserva altre sorprese, almeno per chi non è tedesco. Al terzo posto, con 62, troviamo il falco del governo, il ministro delle finanze Wolfgang Schaüble, benché continui ad essere piuttosto restio nell’allargare i cordoni della borsa, nonostante che la congiuntura favorevole abbia portato oltre 20 miliardi in più nelle casse dello Stato. In quale altro paese i cittadini voterebbero per chi li obbliga a pagare le tasse? Gli sgravi fiscali vengono annunciati per dopo il voto, un regalo elettorale promesso tuttavia da tutti i partiti al governo in passato. Forse verrà abolito il contributo di solidarietà a favore della ex Ddr, l’ex Germania comunista, oggi il 6% in più, ma nel 2020. Alla riunificazione, il cancelliere Kohl garantì che sarebbe stata una stangata provvisoria, ma era un politico meridionale, un democristiano quasi italiano, e il Soli, come viene chiamato, resiste da 27 anni.

12 luglio 2017

Articoli correlati