Ernesto Che Guevara è stato ucciso il 9 ottobre 1967, che anche allora era un lunedì. Perché nell’immaginario collettivo rappresenta ancora un mito ? Se lo continuano a chiedere da mezzo secolo la Destra e la Sinistra, e con esse milioni di persone di tutto il mondo.

di Vincenzo Maddaloni

BERLINO. E’ da giorni che la radio tedesca racconta la vita e le imprese di Ernesto Che Guevara e di Haydée Tamara Bunke Bider, più nota come “Tania la Guerrigliera” , nata in Argentina da genitori tedeschi, militanti comunisti in esilio, e da tutti indicata come la donna del Che. “ E’ la prima volta che i tedeschi ne sentono parlare alla radio. Probabilmente i cinquant’anni dalla morte del Che scuotono anche la Germania”, mi spiega la mia amica Andrea, che ha conosciuto la madre di Tamara perché abitava nel suo stesso condominio, dalle parti di Alexanderplatz che all’epoca era Ddr.

Ernesto Che Guevara è stato ucciso il 9 di ottobre del 1967, che anche allora era un lunedì. Perché nell’immaginario collettivo rappresenta ancora un mito ?

Se lo continuano a chiedere da mezzo secolo la Destra e la Sinistra, e con esse milioni di persone di tutto il mondo.

Sicuramente molto vi ha influito la terribile tragedia vissuta dal Che nella sua ultima notte nella baracca di Higueras, con il corpo sanguinante dalle molte ferite, senza un sedativo, un’iniezione che potesse calmargli il dolore, ma solo una coperta e sotto la coperta la nuda terra.

Da allora, il Che continua ad affascinare il mondo con la sua determinazione e il suo coraggio, proprio come il suo paese – Cuba – ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo con la sua musica, la sua poesia e la sua Revolucion .

Generazioni di giovani hanno sognato la Poderosa, la moto con la quale Ernesto Guevara partì da Buenos Aires e fece il suo celebre viaggio in alcuni paesi latinoamericani con l’amico Alberto Granado.

Sempre in sella alla Poderosa, nel 1955, conobbe Fidel Castro a Città del Messico, dove il cubano stava organizzando un piano che da lì a qualche anno sarebbe sfociato nella ‘revolucion’. Il feeling tra i due scattò subito e le vite del Che e di Fidel si intrecciarono per una decina d’anni.

L’invocazione del Che,“La Patria non si vende”! Che Castro trasformò in un’insegna, è diventato uno degli slogan più vissuti e partecipati di tutti quei paesi che sono umiliati e saccheggiati dal potere dei più forti. “Non tutto è perduto. Vale la pena di stare a testa alta. E’ meglio morire che perdere il proprio onore e dignità!”,  raccomandava Guevara, e anche questo gli è servito a trasfigurarlo in mito.

In quella baracca di Higueras, dove visse la sua ultima notte egli si lamentò ininterrottamente. A raccontare ciò che era accaduto sarà il capitano Gary Prado Salmon che comandava la piccola unità entrata in contatto col gruppo dei guerriglieri. La raffica di mitra che aveva colto il Che alle gambe, il suo tonfo per terra, il tentativo che Willy, un altro guerrigliero, aveva fatto per trascinarlo su una bassa collina, i quattro ranger che erano sbucati alle spalle di Willy e di Guevara uccidendo l’uno e catturando l’altro, sono oramai pagine di Storia.

Come pure vi appartiene il reportage di un giornalista argentino che era riuscito a raggiungere Villagrande e a parlare con un giovane soldato boliviano appartenente all’unità dei Rangers che aveva partecipato, l’8 ottobre, al combattimento nei pressi di Higueras.

Il soldato fu molto chiaro: «Guevara è morto l’indomani della sua cattura, il lunedì 9 ottobre. È il capitano Prado che gli ha tirato una palla nel cuore…».

Infine, si è scritto che il Che era troppo lucido per pensare, anche nell’avvilimento del dolore fisico, pure nella certezza della fine, che quel suo morire nella baracca potesse essere inutile. Pura agiografia? Direi di no,E’ facile supporre che abbia pensato così, se si tiene a mente che era vissuto nella Cuba di Castro e de la Revolucion, il paese che ha combattuto guerre di indipendenza nelle zone più devastate dell’Africa; è stato dalla parte del Vietnam durante i suoi momenti più difficili, ha offerto il suo supporto alla più svariate ondate di rivoluzioni latino-americane, dal Venezuela alla Bolivia.

I mito di Ernesto Che Guevara lo ritrae come uomo che opera con semplicità e umanità, non chiedendo assolutamente nulla in cambio. Lo attesta con l’aureola delle sue frasi celebri : “I sacrifici che si fanno non dovrebbero essere esibiti come una Carta di identità, ma dovrebbero essere considerati il completamento del proprio dovere”. E ancora: “Una rivoluzione non è un letto di rose. Una rivoluzione è una lotta tra il futuro e il passato.”. Quanto basta per essere un mito, appunto.

Ps. “Tania la Guerrigliera” muore 31 agosto 1967, trentanove giorni prima del Che. Tamara cade con altri guerriglieri in un’imboscata al guado di Puerto Mauricio, lungo il Rio Grande o Guapay che è un fiume della Bolivia appartenente al bacino del Rio delle Amazzoni. Il 22 settembre 1998, dopo un lungo periodo di ricerca, vengono recuperati i suoi resti e il 13 dicembre trasportati all’Avana. Il 30 dicembre la piccola cassa coperta dalla bandiera cubana è inumata nel Mausoleo di Che Guevara a Santa Clara.

Cuba. Il mausoleo dedicato al ‘Che’ a Santa Clara.


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8 ottobre 2017