Trump definisce Kim “rocket man” (l’uomo dei razzi), Kim Chiama Trump “rimbambito,” e Trump twitta che Kim “non sarà in circolazione per molto tempo” e continua così. Quale di questi due terribilmente disturbati è il più instabile e pericoloso?

di Peter Maass

 

Le urla per il nucleare fra il Presidente Donald Trump e il leader nord-coreano Kim Jong-un spesso sembrano una versione esasperante del “acchiappa una talpa pazza”, in cui un commento fatto da uno di loro viene precipitosamente seguito da una folle riposta a tono dell’altro. Trump definisce Kim “rocket man” (l’uomo dei razzi), Kim Chiama Trump “rimbambito,” e Trump twitta che Kim “non sarà in circolazione per molto tempo” e continua così.

Questo fa sorgere una domanda seria: quale di questi uomini terribilmente disturbati è il più instabile e pericoloso? La strada per avere una risposta inizia con un articolo che Evans Osnos ha scritto per il periodico The New Yorker sul suo recente viaggio nella Corea del Nord totalitaria. L’articolo intitolato “Lettera da Pyonyang” è arrivato a 14.000 parole ed è stato lodato come una meraviglia di resoconto che rivelava i contorni impenetrabili dell’incubo delle armi nucleari più famoso del mondo.

Onos ha descritto come è stato accolto all’aeroporto di Pyongyang da una gentile guardia del corpo governativa che è stata sempre al suo fianco. E’ stato in un albergo speciale per stranieri che era isolato da tutta la popolazione. Ha visitato una scuola dove gli studenti hanno fatto delle dichiarazioni che erano programmatiche.

E’ stato accompagnato nella metropolitana di Pyongyang e gli è stato detto che i suoi profondi tunnel sarebbero adibiti a rifugi antiatomici nel caso di guerra nucleare con l’America. Non gli è stato permesso di fare una visita spontanea a casa di qualcuno.

Sono stato colpito da questi fatti perché ho avuto le stesse precise esperienze quando ho fatto un viaggio nella Corea del Nord, nel 1989. Stesso tipo di guardia del corpo, di albergo, di scuola, stessa proibizione di fare un salto nel appartamento di qualcuno, perfino la stessa informazione che la metropolitana si adibisce a rifugio antiatomico nel caso che l’America attacchi. Osnos ed io siamo stati portati nella zona demilitarizzata tra le due Coree, e abbiamo fatto le stesse inutili richieste di intervistare il supremo leader del paese. Abbiamo perfino raggiunto la stessa conclusione che una foschia quasi nascosta rendeva difficile sapere che cosa stava realmente accadendo nel paese.

Alla fine degli anni ’80 ero di base nella Corea del Sud per il Washington Post e sono stato fortunato quando ho fatto richiesta di un visto nordcoreano. Il titolo di una notizia in prima pagina che scrissi dalla Corea 28 anni fa, avrebbe potuto funzionare per l’articolo di Osnos: “La Corea del Nord mantiene un sistema orwelliano.”

Non intendo criticare i servizi di nessuno, c’è poco spazio per l’immaginazione narrativa quando vi viene servito lo stesso porridge che è stato servito a tutti gli altri per mezzo secolo.

In effetti se siete lettori abituali di servizi giornalistici occidentali che arrivano dalla Corea del Nord, si nota un modello che è così preciso che quasi vi urla. Per un periodo di tempo estremamente lungo, il regime nordcoreano ha continuato a dire la stessa cosa (che talvolta sembra folle) e ad agire nello stesso modo (talvolta sparando missili o facendo esplodere armi nucleari) e in generale facendo un ottimo lavoro di andare sull’orlo, ma mai al di là. La Corea del Nord ha avuto soltanto the leader in tutta la sua esistenza: Kim ll-sung, poi suo figlio, Kim Jong-il, poi il figlio di questo, Kim Jong-un. E’ fondamentale comprendere che, invece di essere il jolly, la Corea del Nord è forse il regime più prevedibile del mondo; non è il fattore X nell’attuale gioco spossante.

Questo fatto è stato di recente ammesso in una rilevante serie di commenti fatti da Dennis Blair, l’ex direttore dell’intelligence nazionale e ammiraglio che una volta comandava la flotta del Pacifico degli Stati Uniti.

“In generale la coerenza della politica nordcoreana è stata notevole per, direi, 50 anni circa e [Kim Jong-un] sta praticamente continuando con quella linea politica che consiste nel provocare, fare azioni oltraggiose al di sotto del livello di scatenare un grave conflitto tra gli Stati Uniti e la Corea del Sud,” ha detto Blair a Susan Glasser, giornalista della rivista Politico. Pochi giorni prima che Trump. Parlando alle Nazioni Unite, minacciasse di “distruggere totalmente” la Corea del Nord – non soltanto il suo leader ma, a quanto pare, l’intero paese – la Glasser osservò che gli Stati Uniti erano diventati autori di “approcci non ortodossi”, come si espresse delicatamente.

“Di solito eravamo i tipi forti e silenziosi rispetto a tutta questa folle retorica che proviene da Pyongyang…e questo non è lo stile del nostro presidente,” ha risposto Blair. “Ora abbiamo questa corrente di retorica che ritorna proprio Corea del Nord, e quindi le cose sono differenti.”

Blair dà troppo credito a uno stoico ideale degli Stati Uniti tipo Gary Cooper. Fino alla fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti avevano messo le proprie armi nucleari nella Corea del Sud, anche se la Corea del Nord, a quel tempo, non ne possedeva nessuna.

Quasi 65 anni dopo la fine della Guerra di Corea, gli Stati Uniti continuano a tenere diecine di migliaia di soldati di stanza in Corea del Sud (la Corea del nord non ha soldati stranieri sul suo territorio) dove svolge regolari esercitazioni militari e dove ha appena inviato bombardieri B1 che sono in volo vicino allo spazio aereo nordcoreano).

Le dinamiche, però, sono cambiate, e non sono dovute a Dennis Rodman* a cui piace Kim Jong-un o al programma per le armi nucleari che Kim ama far esplodere (come piaceva anche a suo padre che aveva creato il programma nucleare della Corea del Nord e che aveva sovrinteso alle prime esplosioni; la coerenza della famigli è tanto devastante quanto la sua brutalità). Ora abbiamo Donald Trump e le notizie via cavo che giocano a fare i buffoni 24ore su 24 per 7 giorni alla settimana, guardando lo schermo sul muro dello studio nell’ala ovest (della Casa Bianca). Pubblicizzare la guerra ha sempre fatto vendere i giornali, ma la gara per e i profitti, in questi giorni è particolarmente appassionata.

E mentre la CNN e il canale televisivo MSNBC sono sufficientemente terribili, probabilmente il canale Fox News è il peggior trasgressore nello sforzo spinto dagli indici di ascolto a fare appello ad Armageddon. Purtroppo si dà il caso che Fox News sia il canale preferito della star televisiva, andato 6 volte in bancarotta con le sue aziende e che in qualche modo ha radunato sufficienti voti alle elezioni per essere responsabile dell’arsenale statunitense.

Trump e le notizie via cavo sono il ciclo di retroazione dal suo inferno nucleare. In senso limitativo, questo va bene per i giornalisti americani che vogliono scrivere circa la follia politica. Non hanno bisogno di viaggiare per migliaia di chilometri per visitare l’epicentro dei pazzi e dei pericolosi.

Fonte: The Intercept

Traduzione di Maria Chiara Starace © 2017 ZNET Italy 

1 ottobre 2017