Dieter Kosslick da 19 anni direttore del festival non rinnoverà il suo contratto, che si concluderà a maggio 2019. Il 68 ° Berlin International Film Festival si aprirà alla Berlinale Palast il 15 febbraio 2018 con la prima mondiale del film d’animazione di Wes Anderson, Isle of Dogs . 

 

di Salvatore Trapani

Siamo al capolinea con il 68° Festival di Berlino, presentato l’altro ieri alla conferenza stampa ufficiale del programma (15 – 25 febbraio 2018). Al capolinea c’è la socialdemocrazia, sotto il 20% nei sondaggi come il direttore del Festival Dieter Kosslick, emanazione socialdemocratica che sembra pure averci rinunciato, come alla sua famosa sciarpetta rossa stile Benigni, senza più quella anche oggi sei di febbraio, giornata sottozero.

Al capolinea c’è lo stesso Kosslick, al suo penultimo festival dopo diciannove anni di direzione: “È stata nominata una commissione – ha detto in conferenza stampa – che in giugno prossimo dirà chi dal 2020 sarà il mio successore”.

Lui la prende con ironia, palesata da una sua di noia ben ostentata. Kosslick sa di non aver più nulla da perdere. Come la platea di giornalisti di fatto ieri non aveva più nulla da chiedere, riluttanti e spronati su domande e chiarimenti. Questo format avrebbe bisogno di nuove sollecitazioni; e si guarda impazienti al futuro, al nuovo più allettante per un vecchio Festival secolarizzato.

È il festival del politicamente corretto, che non ha più sorprese e resta troppo teso nel crampo delle denunce, se a pagarne il dazio e la voglia di sedersi in sala.

La Berlinale è l’unico festival del cinema che non evade e dal quale si evade con un certo ottimismo, dopo giorni d’improbabile insistenza su film del dramma di vivere.

Diversità, rifugiati, sfruttamento, terrorismo e guerre: anche quest’anno è quel che ci aspetta. L’Italia è nel concorso col drammatico Figlia mia di Laura Bispuri e Alba Rohrwacher nel cast.

Apre il festival invece Isle of Dogs di Wes Anderson per la seconda volta in apertura di Berlinale; lo fu anche il suoThe Grand Budapest Hotel (2014) foriero di un super red carpet; piacerebbe ancora, ma Isle of Dogs è un cartone animato.

Gli Stati Uniti ci saranno ma con due contributi solamente nel concorso: Damsel dei fratelli Zellner con Robert Pattinson e Mia Wasikowska e Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot di Gus Van Sant con Joachim Phoenix. Poi è un tripudio di opere per esempio in lingue farsi, jakuta e tagalog come rispettivamente Khook (“Porcello”) di Mani Haghighi caro a quanto pare a Kosslick per averlo introdotto in conferenza stampa, sulla persecuzione degli artisti dissidenti; Ága (intraducibile) di Milko Lazarov su una storia d’amore in quota ghiacciai perenni della Jacuzia e Ang Panahon Ng Halimaw (“Stagione del Diavolo”) di Lav Diaz sui cittadini di un paesello terrorizzati da milizie feroci.

“Sarà un festival politico questa Berlinale?” ha esordito in chiusura di conferenza una giornalista rivolta a Kosslick. Ecco la sua replica: “Tanto quanta ce ne fu nel Sessantotto”(!) Ma qui, altro che rivoluzione.