La Berlinale quest’anno è attraversata da iniziative al femminile, da Mee Too a convegni e dibattiti anche all’interno dell’industria cinematografica. In questa edizione della rassegna tedesca c’è anche una nuova iniziativa: l’attrice Anna Brüggemann ha lanciato #nobodysdoll, la petizione “bambola di nessuno”: perché le donne siano libere di indossare ciò che vogliono in passerella senza l’assillo di tacchi e spacchi. Ma anche nella politica è in atto la rivoluzione, come scrive Roberto Giardina. [Foto di copertina Beto Silvestre/Unsplash]


Angela Merkel e la nuova Generalsekretärin della CDU, Annegret Kramp-Karrenbuaer.

 

di Roberto Giardina

A un tratto, lunedì sera, nel seguire gli approfondimenti del telegiornale mi sono accorto che cosa c´era di sorprendente. Erano tutte donne, le protagoniste e le intervistatrici. Non me ne ero reso conto subito perché era sorprendente per uno straniero, e molto meno per un telespettatore tedesco. Se si vive da troppi anni a Berlino si finisce per distrarsi. La Merkel in un bel verde primaverile presentava la nuova Generalsekretärin della sua CDU, Annegret Kramp-Karrenbuaer, in abito rosa e grigio.

Notare l´abbigliamento delle politiche è considerato insultante dalle femministe di casa nostra, e perfettamente normale dalle signore tedesche. Quei bei colori pastello davano un’altra immagine della politica, un po´ deprimente in questi ultimi mesi in Prussia.

Angela e Annegret erano rilassate. La Cancelliera ha presentato l´amica come “la prima segretaria generale”, e sono tutte scoppiate a ridere. Si era dimenticata che la prima era stata lei, all´inizio del secolo. Le due giornaliste dell´ARD hanno fatto le domande giuste. E una collega era infine l´inviata sul posto, a Berlino.

Una donna è anche chiamata a guidare l´SPD, la signora Andrea Nahles, 48 anni il prossimo venti giugno, al posto del catastrofico Martin Schulz. Energica e combattiva sta cercando di porre rimedio ai guai combinati dal predecessore, cercando di convincere i 463718 tesserati a votare “ja” per la nuova Große Koalition. Iniziativa populista e incontrollabile: potrei votare anch´io, da straniero, se avesisi preso la tessera due settimane fa, e la “Bild” rivela che tra i tesserati c´è anche una “Frau Lima”, in realtà una cagnetta iscritta dal suo padrone beffardo. Donna era anche la leader dell´AfD, partito dell´estrema destra, Alice Weidel, 39 anni compiuti lo scorso sei febbraio. Ma una donna convivente con un’altra donna perdipiù straniera, era troppo per maschilisti quasi nazisti, e Alice se ne è andata per conto suo.

In Germania le donne guadagnano in media il 23 per cento meno degli uomini, e sono sempre poche alla guida delle imprese, e nessun giornale nazionale, o settimanale d´informazione è diretto da una collega.

In Tv, dominano le giornaliste, sono loro a guidare i talk-show di successo, non perché sono belle, prevengo l´obiezione. Lo saranno pure, ma soprattutto sono brave. Come le politiche che da queste parti non vengono scelte dagli uomini (che evitano le possibili rivali), ma si sono fatta strada nonostante gli uomini.

Dopo dodici anni di éra Merkel, i tedeschi hanno capito i vantaggi di essere guidati da una signora. Frau Angela non è la Thatcher teutonica, come molti si ostinano per pigrizia a chiamarla. O la Mutti, la mammina della Germania. Ha una forte coscienza sociale, ed ha sempre fatto fuori i signori uomini che l´hanno sottovalutata. Ora, che nella CDU è cominciata la fronda per convincerla a andare in pensione, ancora una volta ha giocato di anticipo ed ha presentato la sua erede: AKK, come chiamano Annegret, nella sua Saar, di cui era premier dal 2011. E´stata lei nel marzo del 2017 a sconfiggere nelle elezioni regionali uno Schulz ancora sicuro di essere il prossimo cancelliere. Una débacle da cui Martin non si è più ripreso.

Angela è atea confessa, ma figlia di un pastore luterano. AKK è meridionale (per i berlinesi) e cattolica. E cattolica è anche Frau Andrea, figlia di un muratore, nata nella Renania Palatinato di Helmut Kohl. Sono particolari che contano in Germania, e sottovalutati all´estero, soprattutto da noi italiani.

La Nahles è socialdemocratica ma non condivide le posizioni dirigistiche dell´estrema sinistra del suo partito. Si batte perché i tedeschi, soprattutto le donne, vivano meglio, kindergarten per i piccoli, assistenza per gli anziani.

Annegret vuole ridare un´anima ai cristianodemocratici, e non guidarli a destra come chiedono gli uomini del partito per fronteggiare i populisti. A Annegret non piacciono i matrimoni omosessuali, e l´aborto, ma non pretende di imporre agli altri i suoi principi. Ha appoggiato Angela nella politica dell´accoglienza, ed oggi è per il pugno duro. Non c´è contraddizione, spiega, deve rimanere chi lo merita, e non chi abusa dell´ospitalità. Nella lunga intervista, alle domande scomode delle colleghe, ha ricordato: la “CDU ha una radice cristiana”, che non equivale a cattolica. Angela e le compagne, amiche e avversarie, non avranno le grandi visioni invocate dagli uomini, ma conoscono paure e desideri dei cittadini.

BERLINALE68° – Il tedesco 3 Days in Quiberon diretto da una donna, Emily Atef, e dedicato a un’altra donna, Romy Schneider, raccontata attraverso l’ultima intervista rilasciata dalla grande attrice tedesca. La Berlinale 2018 si prepara a concludere sabato la sua edizione più femminile di sempre.

21 febbraio 2018