La base dell’Spd ha votato un favore della Grosse Koalition con Angela Merkel con il 66 per cento dei voti: lo ha affermato il tesoriere del partito Dietmar Nietan alla Willy-Brandt-Haus. La consultaizone è avvenuta al Willy Brandt di Berlino, verificata nella notte dallo spoglio. Gli aventi diritto al voto erano 463.723. Il prossimo 14 marzo Merkel potrebbe essere rieletta cancelliera e presentare il suo nuovo esecutivo. [Redazione ANSA 04 marzo 2018 10:47 NOTIZIE]  

Foto: Arndt_Vladimir / Getty Images

di Vincenzo Maddaloni

Berlino – Domani, domenica 4 marzo sapremo se i 463 mila e passa tesserati dell’Spd, hanno dato il loro benestare alla nuova Große Koalition con la Merkel. Gli Jusos, i giovani socialdemocratici fino a 35 anni, hanno già dichiarato che sono contrari.

Kevin Kühnert, 28 anni, il capo degli Jusos che spaventa Angela, è per il «tanto peggio, tanto meglio», nelle sue esternazioni rivela un’immaturità politica desolante, come la maggior parte di quelli che rappresenta del resto.

Gli Jusos che sono 70 mila, sono cresciuti senza scuola politica e, quindi, sono quasi sempre vittime di previsioni, di galassie, di banalizzazioni catechistiche. Senza capire che resta valido quel che Marx ha detto; “La storia è sempre una lotta di classi”, ma che nel frattempo è cambiata la fisonomia delle classi, ragion per cui quella lotta ha preso fisionomie radicalmente diverse.

Il “populismo all’italiana” è l’esempio più evidente che le teorie del cambiamento del XX secolo non incidono più in modo significativo nel XXI secolo. Sicché la Sinistra si spegne se non si “aggiorna”, e quel che accade in Italia ne è una conferma.

In Germania è diverso. Siccome Kühnert parla bene, ha una faccia da figlio di mamma, ed è bravo a criticare, gli danno pure retta. Comunque l’Spd non s’è sbriciolata. Tra i 463 mila che hanno votato, il 44 per cento ha più di 60 anni. Sono i “vecchi” con le idee ben salde sul futuro politico del partito e del Paese. Per ora resistono alla grande. Quanto basta per dare il via alla Große Koalition con la Merkel, così il Paese non arresta la sua marcia.

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3 marzo 2018