Si prospetta la minaccia di essere di nuovo coinvolti in una storia tragica come è accaduto con l’Iraq, l’Afghanistan, la Siria poiché gli Stati Uniti d’America, l’unico impero rimasto nel mondo, pur di conservare la loro egemonia economica non disdegnano il ricorso alla forza. [foto di copertina :Gohar “Today’s Life and War”, Per gentile concessione dell’artista, Azita Bina, e Robert Klein Gallery, Boston; © Gohar Dashti]

di Vincenzo Maddaloni

Angela Merkel non è riuscita nella sua mission impossible: far cambiare idea a Donald Trump sui dazi e sull’accordo con l’Iran. Nel suo faccia a faccia con il presidente Usa, durato poco più di un paio d’ore, la cancelliera tedesca non ha compiuto quel miracolo che del resto non era riuscito nemmeno al presidente francese Emmanuel Macron, pur accolto in pompa magna alla Casa Bianca.

Fin qui la cronaca che inquadra un 12 maggio con il presidente americano che annuncia il ritiro degli Usa dall’intesa sul nucleare con Teheran , sancendo così una nuova rottura con gli alleati d’Oltreoceano. Perché la retromarcia americana avrebbe come conseguenza immediata la destabilizzazione ulteriore del Medio Oriente e rilancerebbe una corsa alle ‎produzione di armi nucleari da parte dell’Iran e dei suoi avversari, Arabia saudita in ‎testa.

Pertanto, si prospetta la minaccia di essere di nuovo coinvolti in una storia tragica come è accaduto con l’Iraq, l’Afghanistan, la Siria poiché gli Stati Uniti d’America, l’unico impero rimasto nel mondo, pur di conservare la loro egemonia economica non disdegnano il ricorso alla forza. Trump fa leva – come i suoi predecessori del resto – su una sorta di fondamentalismo che fa della dottrina Monroe (“L’America agli americani”) il loro vangelo che, dopo l’11 settembre, lanciò un avvertimento al mondo intero: « si cercherà di mantenere l’egemonia degli Usa nel pianeta con il consenso, o con le guerre se questo diventasse necessario». Così finora è sempre accaduto, soltanto gli scenari che fanno da fondale a queste tragiche vicende sono di poco cambiati.

La ghettizzazione ideologica e politica si è ancora di più esasperata durante gli anni della guerra fredda, quando l’ Urss e gli Usa usarono il mondo islamico come spazio ideale per il loro Great Game

Infatti, se la maggior parte del petrolio del mondo non si trovasse sotto i piedi dei musulmani, sicuramente l’ Occidente non si sarebbe interessato all’Islam. Sono i petroldollari che ne hanno stimolato lo studio e l’approfondimento fin da quando cadde l’Impero Ottomano. Gli Stati creati dai Paesi vincitori della Prima guerra mondiale – Iraq, Kuwait, Arabia Saudita – erano stati inventati per essere piegati agli interessi delle compagnie petrolifere. Per la gran parte del Novecento, gli interessi nazionali e delle compagnie petrolifere hanno ghettizzato l’Islam amplificando, con il sostegno dei media su scala planetaria, l’immagine di Paesi governati da ricche élites, o da dittatori brutali, con le popolazioni oppresse non tanto dai cattivi governanti, bensì dalle regole del Corano.

Dopotutto organizzare il discredito non è stato un’impresa ardua, poiché all’Islam è venuto a mancare, per secoli e secoli, ogni mediazione da parte del cristianesimo, il quale ha dovuto percorrere una strada abbastanza lunga, piena di giri tortuosi e di contraccolpi, prima di giungere a formulare (1962 – 1965) i documenti del Vaticano II: “Dignitatis humanae” (Dichiarazione sulla libertà religiosa) e “Nostra aetate” (Dichiarazione sui rapporti della Chiesa con le religioni non cristiane). Sicché la ghettizzazione ideologica e politica si è ancora di più esasperata durante gli anni della guerra fredda, quando l’ Urss e gli Usa usarono il mondo islamico come spazio ideale per il loro Great Game; senza tenere in alcun conto che i figli di quegli uomini che stavano subendo la loro violenza avrebbero potuto un giorno ribellarsi con altrettanto furore.

L’Iran è un Paese dinamico, con un’ampia classe media urbanizzata e buone aspettative di crescita, un mercato in espansione del quale l’Italia è il primo partner commerciale in Europa, seguita da Germania e Francia

Basta questo rapido sorvolo sull’ America e sugli americani per trovare la conferma di quanto l’ Europa teme: anche stavolta sul mantenimento dei rapporti con l’Iran, tutto dipenderà dalle decisioni di Washington. Dopotutto l’Iran è un Paese indipendente, che non si è mai piegato alle direttive occidentali, con un regime assai discutibile ma in grado di preservare l’autonomia di uno stato che ha comunque 2500 anni di storia. Senza dimenticare che l’Iran è un Paese dinamico, con un’ampia classe media urbanizzata e buone aspettative di crescita, un mercato in espansione del quale l’Italia è il primo partner commerciale in Europa, seguita da Germania e Francia.

Ma l’ultima parola è sempre americana. Beninteso, questo aveva un senso quando nel mondo diviso in due blocchi quello capitalista aveva riconosciuto la leadership agli Stati Uniti d’America. Dopo l’ implosione dell’Unione Sovietica e la conversione della Cina al capitalismo economico, la dipendenza non ha più senso. Eppure, benché siano passati un quarto di secolo dalla caduta dell’Urss, e poco meno dalla conversione cinese, noi Europa stentiamo a formulare una politica che tenga in maggior conto la nostra realtà e quella vicina che ci circonda. In compenso manteniamo una sudditanza culturale e politica con l’ America, sebbene mantenga un primato che nessuno le invidia.

E’ tra i Paesi più avanzati quello con la diseguaglianza sociale più profonda, poiché le sue politiche colpiscono la classe media, i ceti meno abbienti e concentrano la ricchezza nelle fasce ristrette della popolazione. Tant’è che Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia non esita a parlare di fallimento del sistema poiché: «Il capitalismo di tipo americano non s’è rivelato né efficiente né stabile, l’interesse collettivo è relegato in secondo piano come principio ispiratore delle politiche pubbliche, così come si è dissolto da parte del governo l’obbligo di rendere conto del proprio operato ai cittadini». Pertanto il rimettere sul tavolo il bersaglio nucleare iraniano per scatenare nuove angosce, non nasce a caso.

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28 aprile 2018