E’ l’opinione di Binoy Kampmark, uno studioso di Comnonwealth dell College Selwyn di Cambridge che  insegna all’Università RMIT di Melbourne. Egli sostiene che la recente messa in scena dello sdegno morale suggella l’abbandono della diplomazia, assieme al ritorno di un clima di confronto da Guerra Fredda. che giudica pericolosissimo. Non è il solo a pensarla così.

di Binoy Kampmark 

Che mossa magnificamente coraggiosa è sembrata quella delle ventitrè nazioni, che si sono unite come un collettivo di zombie per iniziare un’azione alquanto inefficace di per sé: l’espulsione dei diplomatici russi o, come hanno preferito definirli, gli agenti dell’intelligence.

E’ iniziato tutto in maniera festosa in Gran Bretagna, quando il Primo Ministro Theresa May ha deciso di di espellere i 23 diplomatici, dopo l’avvelenamento di Sergei Skripal, di sua figlia Yulia, e del Sergente Detective Nick Bailey. La Russia – s’è visto – ha risposto per le rime. Da allora, il numero degli stati analogamente propensi a ridurre l’insieme dei diplomatici, è cresciuto.

E’ tempo di ossessioni, e l’amministrazione Trump si è mossa subito alla grande espellendo i sessanta diplomatici russi, compresi i dodici che prestavano servizio all’ONU. Il tutto avallato dall’entusiasmo di sedici paesi europei e di sei paesi membri non europei.

L’invasione dell’Iraq a opera di un triumvirato di Stati del mondo anglosassone i quali, ognuno per la loro parte, hanno distorto e fabbricato “informazioni segrete” adeguate in nome dell’eliminazione delle armi di distruzione di massa, è un esempio clamoroso. Esso testimonia la necessità di essere sospettosi ogniqualvolta si sbandiera un pericolo incombente che riguarda le armi chimiche o altre armi di distruzioni di massa.

Le recenti espulsioni hanno un’aria di ripetizione ritmica. Perfino Seumas Milne che è un portavoce di Jeremy Corbyn esponente dell’opposizione Gran Bretagna ha visto un parallelo inquietante con l’Iraq. Ha osservato che c’è “una storia riguardo alle armi di distruzione di massa e all’intelligence che è problematica, per usare un eufemismo.”

Tuttavia il  segretario di Stato per gli Affari Esteri del Regno Unito, Boris Johnson, ritiene che, “la compiaciuta replica sarcastica che abbiamo sentito da parte dei Russi”, sia una prova di colpevolezza, con una soglia nettamente bassa di “vigore documentale”. Molti gli Stati che si sono uniti al coro esaltando le virtù delle “regole internazionali” e della “sicurezza condivisa”.

Fortunatamente, la Cina e l’India ne sono state lontane; come pure alcune nazioni europee (Austria, Grecia), preferendo la cautela. Questo ha favorito la nascita di una sorta di club delle nazioni che si fonda sulla “sicurezza condivisa”, sulla fiducia negli inglesi.

Naturalmente la May  tiene alta la tensione sostenendo che la minaccia russa non è circoscritta a quegli avvelenamenti avvenuti nella sonnacchiosa Salisbury. Insomma al suo governo “in rianimazione” che a malapena tiene insieme il processo della Brexit,  ci voleva un elettrizzante spettacolo, e la May lo sta offrendo. Con incredibile convinzione , ha detto ai parlamentari che la rete di spie russe in Occidente era stata “smantellata”.

Quello che sa fare la Gran Bretagna, gli Stati Uniti possono farlo con più efficace energia. Washington ha fatto fare le valige a 60 diplomatici russi. L’ufficio del Consolato di Seattle chiuderà. Un funzionario dell’amministrazione ha spiegato che questo provvedimento è stata causata dalla “sua vicinanza a una delle nostre basi per i sottomarini e i Boeing.”. Così facendo ” si rendono più sicuri gli Stati Uniti, riducendo la capacità della Russia di spiare gli Americani e di condurre operazioni segrete che minacciano la sicurezza nazionale dell’America.”, ha concluso il funzionario.

Insomma la  messa in scena dello sdegno morale è dannosa per un aspetto fondamentale. E’ la dimostrazione che si sta abbandonando la diplomazia, preferendo l’immagine di un mondo diviso a metà. Da una parte la Russia il paese cattivo, incorreggibile, pericoloso e dall’altra parte l’Occidente, adeguatamente virtuoso. 

Volutamente si ignora il ruolo  costruttivo svolto da Mosca  nei problemi e nei dibattiti sulla sicurezza, sia che si tratti della Corea del Nord, dell’Iran o di iniziative contro il terrorismo. Non credo che il Cremlino si releghi in un angolo in attesa che la bufera passi. Da come si sta muovendo penso che abbia ben altre intenzioni. Una nuova Guerra Fredda è cominciata.

 Fonte: Counterpunch

3 aprile 2018