Non è molto chiaro se Trump e il primo ministro iraniano vogliono davvero una guerra con l’Iran, ma potrebbero ugualmente ritrovarcisi invischiati. In alternativa, potrebbero immaginare che seguiranno la loro strada facendo una breve guerra e scopriranno, come hanno fatto così tanti leader nel corso dei secoli, che sono impantanati in un conflitto lungo e fallimentare.

Photo: Cheriss May/NurPhoto via Getty Images

 

di Patrick Cockburn

L’Iran ha una reputazione esagerata in Medio Oriente di astuzia machiavellica di capacità di superare in abilità i suoi nemici. Anche la Gran Bretagna di solito veniva considerata nella stessa luce in quella regione: le sue azioni più sconsiderate venivano ammirate come complotti diabolicamente intelligenti, quando quello che faceva era soltanto trarre vantaggio dagli errori dei suoi rivali.

La Repubblica Islamica è considerata, analogamente, come la mano sinistra nascosta dietro molti sviluppi con i quali ha poco a che fare. E’ accusata di avere creato un corridoio di stati iraniani da Teheran al Mediterraneo che costituisce una minaccia esistenziale a Israele e alle monarchie del Golfo. L’accordo sul nucleare dell’Iran del 2015 deve essere abbandonato da Donald Trump perché si presume che non sia servito affatto per evitare questi pericoli, forse lasciando l’azione militare come unica scelta.

L’influenza iraniana si è certamente estesa, ma soltanto grazie a una serie di disastrosi interventi militari guidati dagli Stati Uniti, fin dall’inizio del millennio. Al principio del 2001, l’Iran era isolato: aveva l’Afghanistan a est sotto il governo dei Talebani, il cui settarismo sunnita li motivava all’odio dell’Iran sciita, i cui diplomatici hanno, casualmente assassinato. Il vicino dell’Iran, a ovest, era l’Iraq di Saddam Hussein, con il quale l’Iran aveva combattuto una feroce guerra durata 8 anni.

Tutto questo doveva cambiare dopo due anni: nel 2001 gli Stati Uniti hanno rovesciato il regime dei Talebani, anche se non sono stati mai in grado di sconfiggerli definitamente o di stabilizzare il dominio dei loro alleati afgani locali. Nel 2003, una coalizione guidata dagli Stati Uniti ha invaso l’Iraq, portando al potere il primo governo sciita nel mondo arabo fin dai tempi di Saladino, un governo che inevitabilmente guardava i suoi compagni sciiti in Iran.

Le sconfitte occidentali in Medio Oriente fin dal dall’11 settembre non hanno prodotto una curva di apprendimento, o. se c’è una curva del genere, punta verso il basso e non verso l’alto. Subito dopo l’insurrezione popolare in Siria, nel 2011, gli Stati Uniti e i suoi alleati regionali – Arabia Saudita , Turchia e Qatar – hanno appoggiato l’opposizione armata al presidente Bashar al-Assad. Qualsiasi cosa supponevano di fare, hanno assicurato che Assad, per sopravvivere, aveva necessità del massimo impegno della Russia e dell’Iran in Siria.

Stiamo per vedere l’influenza iraniana che si espande ancora una volta mentre gli Stati Uniti e Israele si preparano a uno scontro – e alquanto probabilmente a una guerra – con l’Iran? E’ probabile che il 12 maggio Trump imponga ancora sanzioni all’Iran, affondando in tal modo l’accordo nucleare negoziato da Barack Obama. E’ una decisione autolesionista, che mette alla berlina l’Iran perché è una grande potenza che minaccia il potere e, allo stesso tempo, è sufficientemente debole da essere ridotta all’obbedienza dalle sanzioni economiche e da probabili attacchi aerei.

Le sanzioni non funzioneranno per nulla meglio contro l’Iran di quanto avevano funzionato contro l’Iraq nel 1999 o di quanto funzionano oggi in Siria. Se non funzionano, allora l’unica alternativa è l’azione militare decisa dagli Stati Uniti o dal via libera degli Stati Uniti a un attacco di Israele. Ma che cosa accade allora? Questa è la domanda che non ha mai avuto una risposta appropriata quando gli Stati Uniti sono intervenuti direttamente o indirettamente in Afghanistan, in Iraq e in Siria. I sostenitori di queste avventure non avevano una chiara visione di come sarebbe stata una vittoria degli Stati Uniti e, per quanto avessero davvero una strategia, questa poggiava su una pia illusione.

Nel fare servizi giornalisti su queste tre guerre, sono stato sempre colpito dal grado in cui gli Stati Uniti e i loro alleati erano “impastoiati” da una malsana convinzione nella loro propaganda. Sostenevano che stavano rimpiazzando governanti cattivi che non avevano appoggio popolare, ma stavano in realtà entrando in complesse guerre civili etniche e settarie in cui tutte le parti avevano sostenitori che avrebbero combattuto fino alla morte. Invece di affrontare questa realtà, si rifugiavano nelle fantasie come quelle di David Cameron dei 70.000 combattenti ribelli moderati in Siria, che nessun altro è stato in grado di trovare.

Non è molto chiaro se Trump e il primo ministro iraniano vogliono davvero una guerra con l’Iran, ma potrebbero ugualmente ritrovarcisi invischiati. In alternativa, potrebbero immaginare che seguiranno la loro strada facendo una breve guerra e scopriranno, come hanno fatto così tanti leader nel corso dei secoli, che sono impantanati in un conflitto lungo e fallito. Israele ha fatto molta esperienza di questo in Libano che aveva invaso nel 1982 con una guerra dalla quale ha impiegato anni a districarsi.

I leader politici non sono, però, mai così sciocchi come possono sembrare quando esagerano le minacce straniere. Dovunque i governi vogliono presentarsi come gli unici difensori dei loro cittadini contro qualche orribile minaccia dall’estero. L’Iran ha questo ruolo per gli Stati Uniti, Israele, l’Arabia Saudita e i governanti sunniti del Golfo, e agisce come una colla per la solidarietà internazionale e come diversivo per le lagnanze domestiche.

La convinzione in una cospirazione iraniana onnicomprensiva alimenta la paranoia: in Bahrein nel 2011, le autorità hanno torturato i medici sciiti degli ospedali accusati di avere usato un oggetto delle attrezzature mediche per ricevere ordini dai loro padroni in Iran.

Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu ha sempre enfatizzato la minaccia iraniana. Fin dall’inizio degli anni ’90, ha avvertito che l’Iran sta per acquisire un arsenale nucleare a meno che non venga fermato prontamente. In quanto primo ministro, parla da molto tempo di lanciare un attacco nucleare contro l’Iran, ma è stato sempre molto prudente riguardo ad attuarlo davvero. I diplomatici si chiedono se le cose siano ancora così.

C’è di più in atto che la normale minaccia di inflazione che ci si deve aspettare da parte di politici desiderosi di stare a testa alta in difesa della loro patria o di descrivere i loro oppositori come smidollati antipatriottici. Questa è una caratteristica comune nella politica di ogni paese, ma Israele è stato sempre particolarmente entusiasta di avere un nemico in comune con gli Stati Uniti. E’ stato, di fatto, sorprendentemente rilassato circa la minaccia iraniana quando l’Iran era nel momento più rivoluzionario negli anni seguiti alla deposizione dello Scià.

E’ stato soltanto dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 che questo è cambiato, quando l’Iran si trovò promosso al primo rango dei demoni. Scott Peterson lo spiega nella sua acuta storia dell’Iran, intitolata, “Let the Swords Encircle Me, (Lasciate che le spade mi circondino), scrivendo: “Preoccupato che la sua utilità strategica come ‘baluardo’ contro gli stati arabi alleati dei Sovietici stesse perdendo il suo splendore dopo la Guerra Fredda, Israele lanciò una campagna nel 1992 per convincere gli Stati Uniti che una nuova e più pericolosa minaccia era emersa dall’Iran e dall’estremismo islamico che la rivoluzione ispirava.”

Tale minaccia di manipolazione è ancora effettiva, ma, ironicamente, sono gli Stati Uniti e i loro alleati che hanno aperto la porta all’Iran distruggendo o indebolendo la struttura statale in Afghanistan, Iraq, Siria e Yemen. In qualunque scontro con gli Stati Uniti e Israele, l’Iran avrà tutti gli incentivi per rafforzare la sua posizione nella zona. Se gli Stati Uniti vogliono realmente ridurre l’influenza iraniana e quella dei loro alleati nella regione, c’è un modo molto migliore ed efficace di farlo: porre fine alle guerre che hanno messo in grado l’Iran e molti altri stati a diffondere la loro influenza.

Fonte: The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace – Traduzione © 2018 ZNET Italy 

10 maggio 2018