Conte è il quarto premier che la signora di Berlino incontra, dopo Berlusconi. E tutti hanno commesso errori evitabili. Frau Merkel era pronta a accogliere chiunque a braccia aperte dopo Silvio. Ora la Cancelliera appare isolata, ma sarebbe un errore pensare che sia indebolita. Per Conte alcuni consigli.

Foto "ricordo" all'ultimo vertice del G7 in Canada

da Berlino Roberto Giardina

Dopo Parigi, lunedì Giuseppe Conte sarà Berlino, a tarda sera per vedere Frau Angela. Non ha bisogno di consigli, forse di qualche avvertimento. Si troverà in Prussia, eppure anche in Baviera. Sembra una battuta, ma non lo è. La Merkel è sotto attacco da parte dei cristianosociali bavaresi. Horst Seehofer, ministro degli interni, le ha posto un ultimatum sull’emergenza profughi. La Cancelliera appare isolata, ma sarebbe un errore pensare che sia indebolita. Lei è una maestra nel prendere tempo per trovare un compromesso, e dà il meglio quando è sola contro tutti.

Conte è il quarto premier che la signora di Berlino incontra, dopo Berlusconi. E tutti hanno commesso errori evitabili. Frau Merkel era pronta a accogliere chiunque a braccia aperte dopo Silvio. Diede fiducia al professor Monti e lui, sicuro di sé, commise un doppio passo falso. Dopo un combattuto vertice europeo, in cui si era deciso di venire incontro ai debitori d’Europa come la Grecia, dichiarò che aveva battuto la cancelliera.

Ma lei, appena tornata a Berlino, dopo una notte di discussioni, dovette convincere il suo parlamento che non era vero quanto andava dicendo il professore italiano, e di non aver ceduto sugli interessi nazionali. Aveva bisogno di un voto di fiducia. Subito dopo, Monti rilasciò un’intervista allo Spiegel in cui invitava «l’amica Angela ad andare avanti senza tener conto del parlamento». Un peccato mortale.

Berlino non è Roma, e il Bundestag è rispettato. Poi arrivò Letta. Fu invitato a un convegno della Süddeutsche Zeitung sul futuro d’Europa come ospite d’onore, e non trovò di meglio che urlare contro «gli ayatollah della stabilità», cioè contro la padrona di casa.

La Merkel accolse con simpatia il giovanotto toscano. Renzi finì per darle del tu, che non è un onore concesso a tutti. Lei era ancora isolata in Europa, dopo l’uscita della Gran Bretagna. Un Hollande dalla reputazione crollata quasi a zero non era un partner sufficiente. Sbagliato puntare tutto sul presidente francese, come oggi su Macron che presto potrebbe fare la fine del suo predecessore. Non abbiamo ancora capito che i cugini francesi non ci vogliono al loro fianco, si ritengono i primi delle classe, superiori anche ai tedeschi.

Dopo Ventotene, Frau Angela era pronta a accogliere Renzi al vertice d’Europa, Roma sia pure in posizione subordinata tra Berlino e Parigi, come ai vecchi tempi di Andreotti o di Craxi. Siamo i più deboli del terzetto ma anche decisivi se si gioca di sponda tra l’uno e l’altro, senza essere il vassallo di nessuno. Renzi, per guadagnare consensi a Roma, non trovò di meglio che attaccare duramente Berlino. Un Halbstark, commentò la Frankfurter Allgemeine, un bulletto.

Ora per Conte è il momento giusto, nonostante le apparenze. La stampa tedesca è stata spietata, e perfino scorretta, contro l’Italia dei populisti. Ma la Merkel ha ammesso che siamo stati lasciati soli nel fronteggiare l’arrivo dei profughi attraverso il Mediterraneo e che aveva comprensione.

Horst Seehofer l’ha messa sotto accusa per la politica delle braccia aperte, l’arrivo di oltre un milione di fuggiaschi (nel settembre del 2015) ha destabilizzato un paese solido come la Germania, favorendo il successo dell’AfD, il partito dell’estrema destra. I populisti ci sono anche qui.

Nella sua Baviera si vota a ottobre e i cristianosociali rischiano di essere superati a destra, e di perdere per la prima volta dopo mezzo secolo la maggioranza assoluta. Quindi fa la voce grossa minacciando una crisi di governo (che non ci sarà, anche perché significherebbe elezioni anticipate con un’avanzata dell’AfD). Horst stringe la mano a Salvini, e gli promette aiuto per fermare i profughi, insieme con l’austriaco Sebastian Kurz. Un’alleanza a tre che mette in difficoltà Angela, e anche Bruxelles.

La Merkel è pronta a cambiare linea, sui profughi e sulla stabilità. È il suo ultimo mandato e vuole uscire di scena a testa alta. Ma deve salvare la faccia. Sarebbe un errore fatale puntare troppo sulla Baviera, invece di stare al suo fianco. Seehofer è bravo nel bluff ma sa che non può andare troppo oltre. Oggi è pronto a sostenere la Lega, ma se a ottobre il voto a Monaco andrà bene, dimenticherà le promesse. Meglio puntare sulla Prussia che sulla Baviera.

16 giugno 2018