La minaccia di epidemie se si rinuncia al vaccino è talmente assordante, pressante, e intimidatoria da rendere impraticabile il distinguere l’interesse della scienza dall’interesse della politica. A riprova, c’è il voltafaccia di Grillo favorevole oggi alle vaccinazioni di massa, con il plauso di Matteo Renzi. Ad entrambi preme la salute degli italiani? Pare strano.

di Vincenzo Maddaloni

Basta con questo Roberto Burioni che getta nel panico le famiglie evocando le pestilenze, con il mainstream che gli dedica sempre grande spazio. Fateci caso, da qualche tempo a questa parte si rispolvera il Burioni, ogniqualvolta il governo gialloverde è in sofferenza. Funziona.

Infatti, è storia recente il chiasso mediatico intorno la svolta pro vax di Grillo che sottoscrive il «Patto per la scienza» a sostegno dell’impiego dei vaccini: un’adesione che viene considerata una svolta per il M5S, il quale in passato era su posizioni dubbie soprattutto sull’utilità dei vaccini. Quanto basta per scatenare la solita campagna mediatica strumentale e a senso unico, che non prevede nessuna forma di ascolto né di contraddittorio. Anzi ogni volta si rincara perché, “gli irriducibili non scendono a patti neppure se c’è l’obbligo. L’importante, però, è ribadire l’ utilità dei vaccini”, come va urlando l’immunologo Guido Silvestri, il promotore del cosiddetto «Patto per la scienza».

Dopotutto la disputa creata con l’ausilio mainstream non esiste, semplicemente perché non esistono dispute fra “No Vax-Sì Vax”, così come vengono dipinte. Lo scenario è nella sostanza molto diverso. Da una parte ci sono sostenitori dell’obbligatorietà da imporre ai genitori; dall’altra parte ci sono quei genitori, i quali non sono contro i vaccini, ma sono contro il “principio di obbligatorietà”. Malauguratamente, essere contro questo principio equivale – in Italia – ad essere contro i vaccini, come dire che la libera scelta in medicina non può essere ammessa. Eppure è difficile pensare che in un paese civile e democratico, l’obbligatorietà del vaccino possa avere finalità conformi alle disposizioni inderogabili della Costituzione italiana, sulla salute.

Per la cronaca, esiste un’indagine che risale al 1985, promossa dalla Royal Society condotta da un gruppo di esperti in Science and Technology Studies, guidato dall’oncologo tedesco Walter Fred Bodmer, pubblicata sul Public Understanding of Science (PUS) nella quale si insisteva soprattutto sul fatto che «gli scienziati devono apprendere a comunicare col pubblico, ad aver voglia di farlo e in effetti a considerare un loro dovere farlo».

Le iniziative che nascono da questo rapporto ruotano, sostiene il team di Bodmer, tutte intorno ad un comune problema: come può il singolo cittadino, il “profano”, intervenire consapevolmente e con cognizione di causa su questioni di innegabile complessità che incidono sulla qualità della vita quotidiana, con allettanti promesse ,ma altrettanti ignoti rischi? Beninteso in Italia dove le conclusioni del team di Bdmer non fanno testo, c’è il “soccorso” di associazioni di lunga esperienza come il Corvelva, (Coordinamento Regionale Veneto per la Libertà delle Vaccinazioni), che nasce nel 1993 ponendosi come suo principio la libera scelta delle vaccinazioni, “in merito all’ aspetto scolastico, del Tribunale dei Minori e sanzionatorio ottenendo ottimi risultati.”, come essa stessa dichiara. Ma da quando è in vigore il decreto Lorenzin sulle vaccinazioni, essa si trova costretta a confrontarsi con l’arroccamento dogmatico alla Burrioni oppure, peggio ancora, con le campagne mediatiche strumentali e a senso unico appunto, a sostegno dei vaccini.

La minaccia di epidemie se si rinuncia al vaccino è talmente assordante, pressante, e intimidatoria da rendere impraticabile il distinguere l’interesse della scienza dall’interesse della politica. A riprova, c’è il voltafaccia di Grillo favorevole oggi alle vaccinazioni di massa, con il plauso di Matteo Renzi che per primo si è accanito sull’obbligatorietà dei vaccini, e quindi ha usato l’argomento scienza come arma di lotta elettorale. Poco importa se il risultato sia stato devestante per il suo partito, tant’è il comico genovese l’ha imitato. Ad entrambi preme la salute degli italiani? Pare strano.

Certamente è alquanto bizzarro che, non ci sia un conduttore di talk show che organizzi un dibattito sul perché la politica ha premuto e prema con tanta passione e zelo sull’obbligatorietà vaccinale, sostenendola con una campagna mediatica imponente, a dir poco sospetta, e con investimenti di denaro pubblico miliardari, in un periodo di tagli indiscriminati alla sanità pubblica. Con un quadro simile diventa arduo immaginarsi un’inchiesta ,sull’ “a chi giova” la sperimentazione delle multinazionali farmaceutiche attraverso dieci vaccini sui bimbi – caso unico in Europa -, resa possibile dal decreto Lorenzin che obbliga i genitori ad aderire alla sperimentazione stessa. Cioè alla sottomissione totale.

Il fatto è che ogni volta che si solleva il tema dell’ “obbligatorio” ci si ritrova costantemente di fronte ad una informazione intessuta di doppie verità, una per gli addetti ai lavori, l’altra edulcorata per la plebe. Per chi azzarda una critica gli si scatena subito contro il Burioni, che lo indica alle masse con lo sprezzo riservato agli ‘ignoranti’.

Questo accade in un paese dove un rapporto del centro di ricerca Observa Science in Society, rivelava che in Italia il nodo più critico concerne non tanto la fiducia nella scienza tout court, piuttosto «sulla organizzazione dell’attività scientifica e le modalità pratiche con cui sono definite le priorità e gestite le risorse», giacché un italiano su due è convinto che, «anche il mondo della ricerca sia governato significativamente dalle logiche di mercato e dagli interessi economici». Il rapporto di Observa precisava pure che l’italiano, «nutre sfiducia non tanto per i risultati dell’innovazione tecnico-scientifica, ma per le modalità con cui tali novità vengono realizzate e nei confronti del comportamento delle istituzioni responsabili per l’innovazione, la gestione dei rischi e il coinvolgimento del pubblico.».

Certamente è nata una costante dalla data del rapporto che risale al 2009 ad oggi. Riguarda un certo modo di gorvernare che ha definanziato lo stato sociale, destrutturando persino il sistema scolastico che è il cardine di ogni nazione che vuole progredire. Qualche dato?

I ticket per le prestazioni sanitarie sono cresciuti del 40,6 per cento fra il 2009 e il 2015. Quelli per i farmaci del 76,7 per cento, mentre i costi per le visite a pagamento negli ospedali pubblici sono saliti del 21,9 per cento. Ciononostante la qualità e la quantità della sanità pubblica è peggiorata, mentre sul fronte della spesa persistono sacche di inefficienza che potrebbero valere fino a 3,2 miliardi. Ma il peggio è che cresce anche il numero di italiani che non riescono a curarsi. Secondo le rilevazioni del centro studi Ermeneia, nel 2016 il 16,2 per cento delle famiglie ha “rimandato una o più prestazioni (fenomeno che ha coinvolto tra 4 e 8 milioni di persone)”. Infine, il 10,9 per cento delle famiglie ( 2,7-5,4 milioni di persone) ha invece rinunciato a curarsi. Ma sono i vaccini a fare notizia, così la plebe pensa ad altro.

15 gennaio 2019