«Sono sempre stata una disordinata perenne, ma avevo quattro bambine felici alle quali suonavo le “nenie” di Natale. Andando in solaio ho trovato le mie vecchie famose poesie tutte imbrattate delle loro figurine: giocavano con le mie grandi poesie! Io non ho pianto su queste, ma su quelle figurine sì. Loro non sapevano cosa vuol dire genio, conoscevano solo due parole: mamma e bambino.»Il mio presepe privato” di Alda Merini andrebbe letto e riletto in Parlamento, diffuso con i programmi televisivi di prima serata, perché rappresenta un sentimento che ancora esiste e resiste nel nostro Paese, non so per quanto tempo ancora.

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