l crollo dei regimi autocratici, prima in Tunisia, e subito dopo in Egitto, ha innescato un ampio dibattito sulla seguente questione: è più probabile che il futuro regime egiziano, il quale avrà un’importanza centrale per tutto il mondo arabo, assomigli a quello della Turchia o a quello dell’Iran?
 
I tre paesi in questione non hanno quasi niente in comune, a parte il fatto di essere delle società a maggioranza musulmana; e il periodo di transizione in cui è entrato l’Egitto è pieno di incertezze. E’, tuttavia, ancora possibile e interessante cercare di capire se il regime che emergerà in Egitto sarà ispirato più alla Turchia, la quale sta consolidando la propria democrazia secondo standard europei, o alla teo-democrazia dell’Iran.

Per molti aspetti, sembra che quest’ultimo scenario non sia affatto realistico. L’Iran non può certamente fungere da fonte di ispirazione per gli altri, semplicemente perché la rivoluzione islamica ha fallito, e in maniera scandalosa. Essa non ha portato né prosperità né libertà al popolo iraniano. La teo-democrazia, ovvero quella sorta di democrazia sotto il controllo del clero sciita, sta mostrando segnali di debolezza sotto la forza della crescente opposizione popolare.

La Rivoluzione Islamica contro la dittatura dello scià ebbe luogo durante la guerra fredda, quando i metodi autoritari erano ancora considerati legittimi, e fu dominata dai leader religiosi che politicizzarono l’Islam. La rivoluzione egiziana, invece, è stata guidata da giovani ribellatisi al regime autocratico, motivati da valori di libertà e democrazia, i quali hanno acquisito un interesse globale dopo la fine della guerra fredda. Il movimento islamista in Egitto è ben lontano dall’essere in grado di dominare il futuro del paese, con il sostegno di appena un quinto della popolazione. Esso ha moderato notevolmente la sua posizione. Lo slogan dei Fratelli Musulmani, l’organizzazione islamista più influente in Egitto non è più “l’Islam è la soluzione”, ma “la libertà è la soluzione”. Recentemente Essam El-Erian, membro del Consiglio direttivo dei Fratelli Musulmani ha dichiarato : “Non abbiamo una nostra agenda politica – la nostra agenda politica è quella  del popolo egiziano … Miriamo a realizzare riforme e ad ottenere maggiori diritti per tutti, non solo per i Fratelli Musulmani, e non solo per i musulmani, ma per tutti gli egiziani” (New York Times, 9 feb). Tariq Ramadan, nipote di Hasan El Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani, e influente commentatore politico, ha scritto: “Solo con lo scambio di idee, e non con la tortura e la dittatura, possiamo trovare delle soluzioni che rispettino la volontà del popolo. L’esempio della Turchia deve essere fonte di ispirazione per tutti noi” (New York Times, 8 feb).

L’”esempio della Turchia”, certamente, non rappresenta una democrazia a pieno titolo. La Turchia sta lottando per porre fine al controllo burocratico-militare sulla sua democrazia, durato almeno 60 anni. E’ probabile che la società turca ci riesca, soprattutto perché si tratta di una società aperta al mondo, che ha un’economia in rapida crescita e fa parte dell’alleanza occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale. Tiene elezioni libere ed imparziali sin dal 1950, e gode di una libertà di espressione sufficiente per discutere tutti i suoi problemi, senza tabù.

Sotto il governo del partito ‘Giustizia e Sviluppo’ (AKP), che affonda le sue radici nel movimento moderatamente islamico della Visione Nazionale, la Turchia non solo ha migliorato la sua democrazia e ha sviluppato la sua economia, ma ha anche notevolmente aumentato il suo “soft power”, cioè la sua capacità di essere un esempio nella regione. L’AKP ha, soprattutto, dimostrato al mondo intero che gli islamisti sanno imparare dai propri errori e sempre più spesso adottano posizioni liberal-democratiche. Il governo dell’AKP, pur mantenendo forti legami con l’Occidente, è stato in grado di stringere relazioni pacifiche con i paesi vicini che servono gli interessi economici e di sicurezza della Turchia. L’intero Medio Oriente consuma sempre più prodotti turchi e guarda film turchi, i quali mostrano come può essere la vita in una nazione moderna e democratica a maggioranza musulmana. La Turchia è stata anche in grado di prendere posizione contro la continua occupazione e l’oppressione israeliana dei palestinesi, conquistando i cuori dei popoli arabi. Per tutti questi motivi risulta chiaro che la Turchia ha il potenziale per ispirare le democrazie arabe che emergeranno sulla scena mondiale.

C’è chi sostiene che il sistema da cui la Turchia sta cercando di liberarsi, cioè una sorta di democrazia illiberale sotto il controllo burocratico-militare, potrebbe essere la forma che assumerà il futuro regime egiziano. Queste persone devono considerare tuttavia che, mentre la democrazia fu introdotta in Turchia dalle élite statali attraverso un processo dall’alto, la democrazia in Egitto probabilmente prenderà forma dal basso. Inoltre la democrazia è arrivata in Turchia durante la guerra fredda, un tempo ormai passato. Resta però da rispondere a un interrogativo: gli Stati Uniti e i loro alleati europei sosterranno il controllo militare o una vera democrazia in Egitto? Questo potrebbe essere un fattore cruciale nel determinare l’esito della rivoluzione popolare egiziana.

Şahin Alpay ( giornalista turco; lavora per il canale turco della CNN ed è editorialista del quotidiano Zaman; insegna scienze politiche alla Bahcesehir University di Istanbul ). L’articolo è tratto da http://www.medarabnews.com

( 8 marzo 2011 )