Le violenze sono state scatenate dal gesto del predicatore estremista Wayne Sapp che il 21 marzo aveva bruciato una copia del libro sacro dei musulmani in una chiesa della Florida.

di Vincenzo Maddaloni

Un morto e sedici feriti  domenica a Kandahar, nel sud dell’Afghanistan, nel secondo giorno consecutivo di proteste contro il rogo del Corano. Centinaia di persone sono scese in strada per dimostrare contro il gesto provocatorio di un pastore della Florida, nella sassaiola che ne è seguita decine di persone sono rimaste ferite, di cui due in modo grave, e una è rimasta uccisa. Sabato nell’ex roccaforte dei talebani  c’erano stati dieci morti e un’ottantina di feriti dopo che la polizia aveva impedito alla folla di raggiungere gli uffici dell’Onu e la sede del governatore. Il giorno precedente, dopo la preghiera del venerdì la folla aveva assalito la sede dell’Onu  uccidendo quattro guardie nepalesi e tre operatori occidentali.  Le violenze sono state scatenate dal gesto del predicatore estremista Wayne Sapp che il 21 marzo aveva bruciato una copia del libro sacro dei musulmani in una chiesa della Florida.

 Fin qui la cronaca che è stata commentata dal  presidente americano, Barack Obama, il quale ha condannato il rogo del Corano definendolo «un atto di estrema intolleranza e bigottismo». «Tuttavia», ha affermato in una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca sull’assalto di venerdì alla sede Onu di Mazar-i-Sharif, in Afghanistan, «attaccare e uccidere persone innocenti come risposta è un atto scellerato».

 E così  il gesto inconsulto del, si fa per dire, reverendo Wayne Sapp  e le spaventose reazioni a catena che esso ha generato hanno fatto dimenticare di colpo il grido «Allah è grande»  che si era levato contro regimi autoritari e corrotti del Maghreb, e che aveva salutato la morte di Mohamed Bouaziri, il ragazzo che si era dato fuoco scatenando la rivoluzione tunisina. E’ come se di colpo si fosse ritornati all’epoca delle Crociate durante la quale la ricerca di un nemico detestabile per una guerra giusta e santa – la liberazione dei cristiani d’Oriente – necessaria alla creazione del mito aggregante dell’Europa attorno al Papato, non portava più a dipingere i musulmani come la “gens perfida Saracenorum” del monaco Flodoardo del X secolo, ma ad individuare nel musulmano il nemico della fede. Si negava in tal modo alla cultura musulmana ogni significato spirituale o religioso attraverso gli scritti di Pietro il Venerabile, San Tomaso d’Aquino, Ricoldo di Montecroce. L’Islam diventava impostura, perversione deliberata della Verità; la religione della violenza e della spada; Maometto  che rappresenta l’anti-Cristo, e via di questo passo.

 Così recitando gli stereotipi negativi sul mondo musulmano hanno percorso l’Europa e varcato gli oceani inserendosi nella coscienza occidentale. E tuttora vi rimangono come lo attestano le farneticazioni del reverendo Sapp il quale dopo il misfatto continua a sostenere  di avere previsto le violente conseguenze ma di non provarne alcun rimorso. Beninteso, un personaggio come il reverendo Sapp andrebbe escluso dalla società civile poiché sono le provocazioni come la sua che scatenano le piazze del mondo islamico. Infatti, il rogo del Corano ridiventa il clamoroso ossessivo richiamo alla superiorità della civiltà occidentale rispetto a quella islamica o della religione ebraico-cristiana rispetto a quella musulmana. Esso vuole  riaffermare vecchie immagini, gli antichi capi d’accusa secondo i quali l’Islam è una religione violenta, che si è diffusa con l’uso delle armi; una religione dissoluta dal punto di vista morale; una religione piena di false affermazioni e di consapevoli capovolgimenti della verità. Maometto, con tutte le sue debolezze morali, non poteva che essere il fondatore di una falsa religione e, come tale, uno strumento o un inviato del demonio.

 Non è così che si vince la guerra al fondamentalismo che l’Occidente ha lasciato sopravvivere dentro di sé e che gli ha impedito ogni serena valutazione sulle ragioni profonde che stanno all’origine di ogni protesta dei musulmani.  Dopotutto l’integralismo islamico non è nato oggi. Nasce dalla disfatta araba del 1967. L’Occidente non ha mai percepito l’intensità di quella umiliazione. Da allora i musulmani sanno che l’Occidente sarà sempre  al fianco di Israele. Di fronte al fallimento del nazionalismo progressista, del nasserismo, del baathismo, i musulmani militanti, eredi del rinascimento arabo, capiscono che la loro ora è venuta, sostengono che “invece di modernizzare l’Islam, bisogna islamizzare la modernità”. Insieme teorico e dottrinale, il radicalismo islamico propone un’alternativa messianica rivoluzionaria e universale all’egemonia occidentale.

 Si tratta di un progetto escatologico che ha percorso con fasi alterne gli ultimi trent’anni del secolo scorso e si è evidenziato in maniera drammatica con la comparsa di bin Laden. Che è stata enfatizzato dall’amministrazione Bush per poter giustificare la guerra in Medio Oriente  come un imperativo etico o addirittura religioso, e non per quello che effettivamente è: la strategia imperiale del governo del mondo.  Obama  non l’ha (finora) rinnegata. Perché “religionizzare” la politica è un’abitudine diffusa dei vari governi che si succedono a Washington. Non è ristretta soltanto al Medio Oriente. E’ operante anche in America , dove lo scontro tra Dio e Satana, tra il Bene e il Male pervade il confronto politico perché l’identità tradizionale americana è costruita intorno al “The Creed”, il Credo, ossia la fede tipicamente americana nella libertà, nella democrazia, nei diritti individuali. È un peccato – ripeto – che il concetto di libertà vigente negli States non preveda per certi individui, come il reverendo Wayne Sapp  l’esclusione dal consorzio civile.

 Dopotutto – è risaputo – assicurarsi la presenza in Medio Oriente vuol dire per l’America il controllo delle più vaste risorse energetiche del pianeta, altro che superiorità della civiltà occidentale rispetto a quella islamica o della religione ebraico-cristiana rispetto a quella musulmana. Semmai il vero problema , come ricordava Henry Corbin, non è di discutere quello che gli Occidentali trovano o non trovano nel Corano, quanto di sapere quello che i musulmani vi avrebbero di fatto trovato. Ma il dialogo si annuncia surreale. Come quando chiesero  a quel  ragazzo che passava con una fiaccola accesa in mano: « Da dove viene questa luce?». Tosto egli spense la fiaccola e gli rispose: « Dimmi tu dove è andata, e ti dirò da dove veniva ».

 5 aprile 2011