di Bianca Cerri

Brutto periodo per i pastori d’anime negli Stati Uniti: da quando è iniziata la recessione non riescono a trovare lavoro. Non solo: molte diocesi cattoliche e molte comunità presbiteriane hanno ridotto drasticamente i salari ai loro ministri o addirittura chiuso i battenti. Frank Amlie, ex-pastore evangelico licenziato nel 2009, ha raccontato al New York Times di aver scritto a decine e decine di chiese evangeliche ma nessuna era interessata ad assumerlo. Un paio di comunità gli hanno chiesto di mandare il curriculum ma la cosa è finita lì. A parte i rabbini, che hanno stipendi molto più alti rispetto ai ministri di altre religioni, per l’industria divina si preannunciano tempi difficili. Con il peggiorare della crisi economica neppure la questua rende più come una volta. L’unica categoria che riesce ancora ad ammassare immense fortune sfruttando la fiducia e l’attesa di prodigi da parte di devoti televisivi sono i telepredicatori. La tattica è più o meno sempre la stessa: persuasione di una fine inevitabile o di una nascita come salvezza, catastrofismo, presenza di un leader carismatico in grado di manipolare un’audience sterminata sollecitando l’invio di denaro per via telematica.

Naturalmente in questo revival evangelico non c’è posto per i valori tipicamente cristiani della pietà, della compassione e della pietà. Povertà e malattie sono meritate da Dio, i peccatori, i “devianti”, vanno abbandonati o puniti. Tanto per dare un’idea, quella che segue è una lista dei telepredicatori più ricchi e potenti degli Stati Uniti e dei metodi che hanno permesso loro di garantirsi uno stile di vita straordinariamente alto nonostante la crisi economica continuando nel frattempo ad ingerire nella vita politica del paese.

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31 gennaio 2012