di Claudio Mutti e  Fiorenza Licitra

D. –  L’analogia tra i “Fedeli d’Amore” e il Tasawwuf, assieme alla poesia  persiana – indicata da Italo Pizzi come da Luigi Valli – è un caso  esemplare non solo della corrispondenza, ma anche dell’enorme influenza  che l’Islam ha avuto sulla nostra civiltà?

R.– Mi fa piacere che Lei citi, oltre a Luigi Valli, anche il mio  concittadino Italo Pizzi, al quale ho voluto dedicare un capitolo di un  mio libro recente, Esploratori del Continente. In una memoria presentata  alla R. Accademia delle Scienze di Torino, il Pizzi illustrò,  centovent’anni fa, Le somiglianze e le relazioni tra la poesia persiana e  la nostra nel Medio Evo; oltre a ciò, egli attribuì un’origine persiana  al romanzo di Tristano e Isotta, rilevando le analogie tra la pazzia di  Tristano e quella del giovane Qays nelle opere di Nezâmî e di Giâmî.  Che l’Islam abbia esercitato un’influenza enorme sulla civiltà europea, e  non solo nell’ambito della poesia, è un dato di fatto, del quale  dovrebbero prendere atto coloro i quali biascicano di continuo la  formuletta ideologica delle “radici giudaico-cristiane” dell’Europa.  Le  più antiche radici dell’Europa sono greche; e l’Islam, oltre a fornire  un suo proprio apporto allo sviluppo della nostra civiltà, ha anche  riconsegnato all’Europa buona parte dell’eredità greca.

D. – Le  Crociate, seppur tra lotte e spargimenti di sangue, stabilirono  strettissimi rapporti tra l’Europa e il mondo arabo-persiano. Eppure  proiettiamo sulle guerre dell’antichità l’ombra della guerra totale  contemporanea.

R.– Le Crociate, che senza alcun dubbio produssero l’effetto da Lei  ricordato, furono anche die höhere Seeräuberei: “pirateria di grado  superiore”, per riprendere l’espressione di Nietzsche, che ad esse  contrapponeva l’esemplare politica di “pace e amicizia con l’Islam”  perseguita da Federico II di Svevia. Perciò, se è inevitabile che nel  mondo musulmano gli odierni pirati occidentali vengano visti come “i  nuovi crociati”, è anche vero che lo scontro odierno non presenta  certamente i risvolti positivi che si possono individuare nelle Crociate  vere e proprie. A quell’epoca infatti, come pare abbia detto un  pontefice del secolo scorso, si trattò in fin dei conti di “una lite in  famiglia”, ossia di uno scontro fra due civiltà animate entrambe da  ideali religiosi. Oggi invece, assistiamo ad un evento alquanto diverso:  al tentativo della barbarie americana di estendere e di consolidare la  propria egemonia su aree che erano rimaste relativamente immuni.

D. – Nell’Occidente secolarizzato è rimasta tuttavia la concezione unilineare del Cristianesimo. Quali sono le conseguenze?

R.– Se interroghiamo l’etimologia, l’Occidente è la terra del tramonto,  della caduta, sicché la secolarizzazione si inscrive fatalmente nel suo  destino. Infatti la storia e il progresso, in cui l’uomo occidentale e  secolarizzato è inevitabilmente immerso, sono esattamente, per citare  Mircea Eliade, “una caduta che implica l’abbandono definitivo del  paradiso degli archetipi e della ripetizione”. Effettivamente il  cristianesimo ha uno stretto rapporto con tutto ciò, in quanto si tratta  della religione dell’uomo storico, che ha scoperto la libertà  individuale ed ha sostituito il tempo continuo a quello ciclico.

D. – La definizione di Islam moderato e laico è assurda e paradossale come lo è il tentativo di  modernizzare l’eterno?

R.– L’espressione “Islam moderato” costituisce una tautologia, perché lo  spirito islamico è fondamentalmente improntato, come diceva    giustamente  il Bausani, all’ideale della mesotes, ossia, per dirla alla latina, del  modus in rebus. La tautologia in questione, bovinamente accettata dal   pubblico semicolto della televisione e delle gazzette, è stata coniata  dai fautori dello “scontro di civiltà”, i quali hanno intrapreso – e con  un certo successo – il tentativo di arruolare truppe ausiliarie  musulmane nello schieramento occidentale. Traducendo dalla neolingua occidentalista, risulta che “Islam moderato” è quello dei musulmani made  in USA, compresi i tagliagole che in Libia hanno collaborato con la  NATO e i terroristi che stanno tentando di sovvertire l’ordinamento  politico siriano per conto dell’Occidente. Se l’”Islam moderato” è una  tautologia, l’”Islam laico” è un ossimoro, poiché, mentre il laicismo  propugna la totale autonomia dello Stato nei confronti della religione,  l’Islam sostiene esattamente il contrario. A questo proposito, è  interessante osservare che i “laici”, nel loro desiderio di trovare il  laicismo anche dove non c’è, indicano esempi di “Islam laico” in paesi  musulmani come la Libia, dove spesso era Gheddafi in persona a guidare  la preghiera collettiva, o come la Siria, la cui Costituzione stabilisce  che “fonte della legge è la teologia islamica”!

D. – Sfatiamo un altro mito che vuole l’Islam feroce e parossistico? L’Islam è, invece, la religione dell’equilibrio.

R.– In un celebre versetto coranico (II, 43) Dio si rivolge ai Credenti  con queste parole: “Wa kadhâlika ja’alna^kum ummatan wasatan”. Lo si  potrebbe tradurre in questo modo: “Così abbiamo fatto di voi una  comunità dell’aureo mezzo”. Infatti l’aggettivo wasat, che significa  “mediano”, indica il punto egualmente lontano dai due estremi, sicché i  Credenti sono designati come la comunità del giusto mezzo e  dell’equilibrio. Per realizzare questo ideale di giustizia, nella misura  in cui ciò è realisticamente possibile, l’Islam si propone di guidare i  bisogni, le inclinazioni e i desideri degli uomini mantenendoli entro i  limiti della legge divina. In tal modo, sulla solida base di questo  equilibrio, l’uomo può costruire la sua fortezza spirituale, da cui  contemplare l’Assoluto.

D. –  L’espansione dell’Islam in Europa dagli anni Trenta ad oggi è dovuta al  fatto che questa sia la forma della Tradizione primordiale adatta ai  tempi ultimi?

R.– In effetti la rivelazione coranica si presenta come ultima e  definitiva nell’attuale ciclo di umanità e come essenzialmente  riassuntiva delle rivelazioni precedenti; ciò conferisce all’Islam un  grado di universalità che lo rende accessibile a uomini di diversa  origine geografica, etnica e culturale. D’altronde, se la civiltà  islamica è stata storicamente l’intermediaria naturale tra l’Oriente e  l’Europa, ciò si spiega non solo con la presenza dell’Islam in un’area  geografica contigua all’Europa ed anche parzialmente interna all’Europa  stessa (Spagna, Sicilia, Balcani), ma pure col fatto che tra le forme  spirituali non cristiane quella islamica è la meno lontana, per le sue  caratteristiche, dalla mentalità tradizionale europea. Indicare gli anni  Trenta come momento iniziale dell’espansione dell’Islam in Europa mi  induce a pensare che si attribuisca una certa importanza all’influenza  esercitata dall’opera di Guénon e ai conseguenti ricollegamenti di  gruppi di Europei ai centri spirituali del mondo musulmano. Questo  fenomeno ha avuto certamente il suo peso, ma non bisogna dimenticare il  contributo che altre cause ed altri fattori hanno dato alla diffusione  dell’Islam (in primo luogo, gli “spostamenti etnici” previsti proprio da  Guénon).

D. –  Frithjof Schuon scrive che il mondo è infelice perché gli uomini vivono  al di sotto delle loro possibilità. Possibilità, quindi, spirituali, non  materiali…

R.– Visto che mi cita Schuon, mi consentirà di rispondere con una  citazione dello stesso autore: “Poiché viviamo sotto tutti gli aspetti  in un tale guscio (Schuon allude al “guscio” della relatività  esistenziale), abbiamo bisogno, per sapere chi siamo e dove andiamo, di  quello strappo cosmico che è la Rivelazione”.

31 gennaio 2012