Le dimissioni di Wulff hanno aperto una crisi pericolosa per la Merkel, impegnata a salvare l´euro, la Grecia, l’Europa, sola contro tutti. Ma lei l´ha risolta in 24 ore, ingoiando un rospo, e scegliendo proprio Joachim Gauck, a cui aveva detto no venti mesi prima. Uno smacco ma che ha aumentato il suo gradimento popolare

 di Roberto Giardina

BERLINO – C´è una parola che esiste solo nella lingua di Goethe: Schadenfreude, la gioia maligna che si prova quando al nostro prossimo va male. Ma sarebbe ingiusto sospettare che siano solo i tedeschi a provarla. Non è colpa, se hanno una lingua più precisa. Alle dimissioni del presidente della Repubblica Christian Wulff, gli italiani e tutti gli europei, si sono lasciati andare a una liberatoria Schadenfreude: ecco, i moralisti, i sapientoni, i grilli parlanti, anche loro sono corrotti come noi. E´consolatorio pensare che tutto il mondo è paese. In effetti, i connazionali di Frau Angela non sono perfetti (perché dovrebbero?), ma è una questione di proporzioni.

Wulff è colpevole soprattutto di essersi difeso male, con goffa arroganza. I suoi più che reati sono peccati, che la morale luterana non perdona al contrario di quanto avviene nei paesi cattolici. Ha chiesto un prestito agevolato, 500mila euro, per comprarsi una villa di pessimo gusto a Hannover, a un milionario amico del padre che lo conosce da quando aveva nove anni. Tre anni fa, quando ancora era primo ministro della Bassa Sassonia, i verdi presentarono un´interrogazione parlamentare chiedendo se fosse in rapporti d´affari con questo signore. Lui negò. Quando il prestito venne alla luce, si difese “all´italiana”: i soldi me li ha prestati sua moglie. Vero, ma qui non accettano simili scuse. Wulff ha risparmiato 20mila euro di interessi. In Italia avrebbero riso anche gli avversari politici.

Poi, ha ottenuto una VW a prezzo scontato, e il Land da lui governato ha una partecipazione (il 20 %) nella “casa” di Wolfsburg. Ha volato in prima classe pur avendo un biglietto in turistica. Si è fatto offrire tre giorni in un albergo di Sylt, la Capri del Mare del Nord, da un altro amico, prezzo 258 euro a notte, ma sull´isola gli alberghi di lusso costano il triplo. Si è fatto pagare una festa privata da uno sponsor sostenendo che era un evento politico, e colpa gravissima e ingenuità imperdonabile ha minacciato il direttore della “Bild Zeitung”, 4,5 milioni di copie al giorno, per indurlo a sospendere la campagna contro di lui. I tedeschi si sono tanto sdegnati che ora non gli vogliono neanche concedere la pensione a vita, 199mila euro. Il povero Wulff  (52 anni) resterebbe senza un soldo fino ai sessant´anni, quando avrà diritto alla pensione come ex premier della Bassa Sassonia. Ci sarebbe da lodare i tedeschi per questi scandali, invece di godere perché sarebbero come noi.

La scelta di Wulff è il primo grave errore della Cancelliera. Il 31 maggio del 2010 si dimise anche il predecessore, Horst Köhler colpevole di aver detto che i tedeschi combattono e muoiono in Afghanistan, fianco a fianco degli italiani nel nord del paese, non in nome della democrazia ma per difendere i loro interessi economici. E´quanto pensano tutti i tedeschi, ma Köhler preferì andar via.

La Merkel, contro il parere dei suoi stessi compagni di partito, impose il nome di Wulff, brillante ma oscuro politico di provincia, senza particolari meriti, tranne quello di essere molto rappresentativo, e di avere la moglie (la seconda) più statuaria tra le first lady in Europa e nel mondo, la bionda Bettina. Angela preferì un uomo che non le faceva ombra a altre personalità come Joachim Gauck, scelto dall´opposizione socialdemocratica, e che rese difficile l´elezione di Wulff, costringendolo a giungere alla terza votazione, quando basta la maggioranza semplice, e non i due terzi dei grandi elettori (oltre 1200). Un´umiliazione.

Le dimissioni di Wulff hanno aperto una crisi pericolosa per la Merkel, impegnata a salvare l´euro, la Grecia, l´Europa, sola contro tutti. Ma lei l´ha risolta in 24 ore, ingoiando un rospo, e scegliendo proprio Joachim Gauck, a cui aveva detto no venti mesi prima. Uno smacco ma che ha aumentato il suo gradimento popolare. La signora sa ammettere di aver sbagliato, come fece a febbraio dell´anno scorso quando decise di chiudere le centrali nucleari, a cui aveva prolungato la vita a settembre del 2010. “Dopo Fukushima, disse, devo cambiare idea, se neanche i giapponesi riescono a controllare l´atomo.”

Bisogna anche elogiare l´opposizione, dei socialdemocratici e dei verdi, che invece di aggravare la crisi ha collaborato per giungere a una rapida intesa. In Germania si vota nel settembre del 2013, e in Italia sarebbe stata irresistibile la tentazione di mettere in difficoltà l´avversario. La Merkel, in base ai sondaggi, verrebbe rieletta per la terza volta, ma il suo vantaggio dopo sette anni al potere inevitabilmente si riduce.

L´accordo su Gauck indica anche quale sarebbe l´alleanza probabile nel prossimo autunno, dato che i liberali oggi al governo rischiano di non raggiungere neppure il 5 %, il minimo per entrare al Parlamento. Si profila una nuova Grosse Koalition, guidata sempre da Angela. I socialdemocratici non possono superarla per colpa dei loro alleati “verdi”, ormai logorati, che perdono voti a favore dei Piraten, il movimento paragonabile ai nostrani grillini. A meno che a 24 anni dalla caduta del “muro”, non osassero infrangere un tabù, alleandosi con “Die Linke”, il partito dell´estrema sinistra, erede in parte del pc della scomparsa Germania Orientale.

Può sembrare un paradosso, che la Germania tornata la locomotiva d´Europa, sia guidata da una Merkel, cresciuta nella comunista DDR, e che avrà come presidente un´altra personalità dell´est.  E c´è ancora un aspetto da mettere in luce: Angela è figlia di un pastore luterano, scomparso da pochi mesi. E  Joachim Gauck, quasi 72 anni, è un ex pastore luterano. Già questo “ex” segna una profonda diversità tra noi e loro, tra papisti e protestanti. Da noi si è preti per sempre, anche quando ti sospendono a divinis, da queste parti quella del pastore è “anche” una professione, a cui si approda con una laurea in teologia, o in filosofia, o in teologia. Non ti ordina un papa o un cardinale, ma ti elegge la comunità. Non è sempre una vocazione per la vita.

Nel ricordare la biografia di Gauck, i giornali tedeschi non mettono al primo posto il suo impegno come pastore. I rapporti tra Stato e Chiesa sono ben diversi che da noi. E´ una questione di misura. Ovviamente, un pastore può esprimere una sua opinione, ma si limita ai principi, senza osare consigliare di votare per questo o per quello. Margot Kaessmann era la “papessa” luterana, anche se il termine è sbagliato, fu sorpresa ubriaca al volante e si dimise in poche ore. Oggi, continua a predicare e a condannare le scelte del governo, come la guerra in Afghanistan. Il suo nome era tra quelli indicati per prendere il posto di Wullf, come quello del teologo Wolfgang Huber. Qui, è sembrato normale.

Gauck dice sempre quel che pensa, e non è sempre una virtù per un politico. Nato a Rostock nel 1940, porto fluviale sul Baltico, figlio di un capitano, iscritto al partito nazista, confessa che la sua vocazione religiosa fu travagliata: “Mi piacciono le donne”. A 19 anni si sposa con la coetanea Gehrlind, da cui ha avuto quattro figli, e da cui non ha divorziato benché da dodici anni conviva con la giornalista Daniela Schadt, 52 anni. Fu tra i primi oppositori del regime, e dopo la riunificazione per un decennio ha diretto l´ufficio incaricato di gestire i dossier della Stasi, la polizia segreta della DDR, cinque milioni di fascicoli che occupavano 176 chilometri di scaffali. Un incarico svolto con rigore che l´ha resto inviso ai nostalgici dell´est. Al di sopra dei partiti, non è uomo per tutte le stagioni e non cerca a tutti i costi il consenso, come quando ha dichiarato che ci sono “anche” immigrati che sfruttano lo Stato sociale tedesco senza cercare di integrarsi. Un buonista di casa nostra avrebbe sorvolato. Ed ha irritato anche le donne per aver ordinato a Daniela di lasciare il suo posto di redattrice alla “Nürberger Zeitung”. Lei vorrebbe continuare a lavorare. “Se sarai al mio fianco non sarebbe corretto”, ha deciso lui e lei ha obbedito.

Il direttore del suo giornale le ha promesso di riassumerla quando Gauck tra cinque anni finirà il mandato. Dopo Bettina, unica first lady a sfoggiare un gran tatuaggio sulla spalla destra, che metteva orgogliosa in mostra, ora la Germania avrà un presidente con due compagne al fianco, Gehrlind e Daniela. A Berlino fanno pressioni su Gauck perché divorzi e si risposi, se non altro per evitare complicazioni al protocollo. Non è detto che lo farà. Anche questi particolari confermano che la Germania è un paese diverso.

4 marzo 2012