Come uno Scajola qualsiasi, anche  il  “senatur”  Umberto Bossi  afferma   che la ristrutturazione della villa di Gemonio è  stata fatta a sua insaputa. Del resto succede sempre così: uno non fa a tempo ad allontanarsi un attimo da casa che qualcuno gratuitamente e a sua insaputa  gliela ristruttura o  addirittura  gliela compra nuova

di Fabrizio Casari

Francesco Belsito si chiama. L’uomo che dovrebbe assumere su di sé tutto l’onere della fine dell’onore leghista è l’ex tesoriere dei lumbard. Accusato di aver versato a più riprese denaro alla famiglia Bossi ed alla sua ombra storica Rosy Mauro, d’intrattenere rapporti con la ‘ndrangheta calabrese, il funzionario leghista è entrato nello stesso film noir di Lusi, l’altro esemplare che si vorrebbe solo a decidere cosa fare dei soldi del partito.

E così come Rutelli e soci si sono sperticati a dire che della movimentazione dei soldi di Lusi nulla sapevano, anche l’uomo della canottiera ha detto no: non centra niente lui con i soldi di Belsito. Né lui né il figlio, denominato “Trota” dal padre in omaggio alla fervida intelligenza di cui dispone. Lo stesso padre che si è perciò premunito di farlo eleggere dove possibile; non solo e non tanto per il proseguimento della stirpe, quanto perché preoccupato che dovesse vivere con le competenze delle quali dispone.

Come uno Scajola qualsiasi, anche Umberto Bossi dice che la ristrutturazione della villa di Gemonio è stata fatta a sua insaputa. Un male ormai classico della politica italiana. Del resto succede sempre così: uno non fa a tempo ad allontanarsi un attimo da casa che qualcuno – gratuitamente e a sua insaputa – gliela ristruttura o, addirittura, gliela compra nuova. Quanti di noi si sono trovati alle prese con questo inconveniente, con questa cattiva comunicazione che scambia il mandato ad annaffiare le piante e a raccogliere la posta con la ristrutturazione della casa?

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