di Fernanda Mancini

Il 25 luglio la tv tedesca ha trasmesso live da Stoccarda la prima del “don Giovanni” di Mozart. Era stata molto pubblicizzata come una nuova messa in scena dentro e fuori il teatro, perché, oltre ad essere trasmessa in tv, sono stati allestiti degli schermi all’aperto ed il pubblico ha risposto numeroso e festante, con banchetti di wurstel eccetera e un intrattenitore qui molto noto grazie ai suoi programmi tv, Harald Schmidt, tra il pubblico nell’intervallo a registrare festa e umori.

La regia di Andrea Moses, coadiuvato da scenografi e costumisti, é molto attualizzante, i cantanti per lo piú giovani e di tutti i colori : Don Giovanni giapponese, Zerlina nera (è corretto scrivere cosí?chissa?!), ecc.In breve Moses ha narrato la storia di un moderno erotomane (ma non bisessuale), che non se ne lascia sfuggire una, cinico e sprezzante, che si diverte a far del male un po’ a tutti, per primo Leporello, suo servitore e, si sarebbe detto in altre interpretazioni, non questa, suo alter ego.

La storia, come vuole Mozart, finisce male, ma non come da lui previsto : niente inferno, nessuna sfida all’al di lá, alla metafisica, un suicidio con colpo di pistola alla testa, a conferma dell’indifferenza alla vita, innanzitutto la propria. Cosí come  anche il sesso, perseguito senza uno scopo, senza vero piacere, ma invece coazione a ripetere, senza una sfida, non mosso alla ribellione da uno spirito oppresso. Nihilismo puro.  Come Don Giovanni, cosí le sue amanti. Non c’é seduzione infatti quando la “vittima” non é tanto consenziente, quanto invece alla ricerca di avventura, purché sia. Sulla scena una umanitá divertente e stanca, senza desideri, aspettative, sogni, idee, neppure quella di “usare” il sesso per…e qui ciascuno metta quel che vuole.

La vita, una farsa che si trascina nella solitudine individuale e abissale di ciascuno e di tutti, costretti nella macchina teatrale perfetta costruita a suo tempo da Mozart secondo una evidente altra logica. In ció Moses attualizza, e risulta evidente proprio nei momenti di maggior stridore con la gabbia drammaturgica mozartiana, e il suo “Don Giovanni” é moderno, cosí per come la maggioranza degli intellettuali concepisce oggi il “moderno”, in tutti i campi, e dunque anche in quello artistico. Una “fotografia” nichilistica della realtá, che é la facile interpretazione della vita e della societá, all’interno della quale ci si mette in fila per raggiungere sovvenzioni e successo. La fotografia é invenzione, interpretazione e non documentazione, come sanno bene i fotografi.

26 luglio 2012