Perché fare spazio all’arte contemporanea a scapito di quella antica? Sarebbe come creare cattedre di inglese sopprimendo quelle di filologia, un non sense. Perché questa febbre di nuovismo brado, di uovo fresco ogni mattina? Per pura avidità? Per pura stoltizia? 

 di Fernanda Mancini

In Germania si discute moltissimo in questi giorni sul futuro della Gemäldegalerie di Berlino, il museo che raccoglie capolavori dell’arte europea dal  14. al 18. sec (e il cui responsabile per la parte italiana è Roberto Contini). Le considerazioni di ordine economico di tutta la faccenda non sono secondarie: l’arte moderna e contemporanea “tira”, fa registrare buoni incassi, dunque va promossa. Fin qui tutti d’accordo. Ma va promossa a spese dell’arte precedente, appunto quella della Gemäldegalerie, e qui iniziano i problemi, e le discussioni, gli appelli, la sommossa dei professori.

Il museo deve sgombrare dal Kulturforum (lo spazio vicino alla Potsdamer Platz) e le sue sale riempirsi di “oggetti” contemporanei, la cui quantità straripante non è piú possibile contenere nella vicina Nationalgalerie di Mies van der Rohe. La Gemälde dovrebbe emigrare nelle sale del museo della scultura al Bode-Museum, in parte, la maggior parte invece finire negli scantinati, finché non sarà costruito un nuovo edificio atto a contenerla, nei pressi del Bode-Museum. Ma naturalmente ciò significa che almeno ad una generazione sarà negata la possibilità di entrare in contatto con le radici della nostra cultura.

La domanda è: ce lo possiamo veramente permettere? Uno degli argomenti dei “nuovisti” è che così si avranno due poli, uno per l’arte moderna-contemporanea, uno per l’antica. Una vecchia utopia, che risorge di tanto in tanto soprattutto a Berlino, e che ha a che fare più con la coazione psicologica classificatorio-burocratica che con fatticità reali: infatti tutta la città è disseminata di musei contemporanei e antichi, riunirli (e qualcuno dopo la caduta del muro aveva proposto anche questo) è impossibile, dispendiosissimo, pazzesco.

È ammirevole che si dispongano tanti soldi per la cultura (minimo 200 milioni di euro), molto meno il progetto di politica culturale che questi soldi sorreggono e promuovono. Fare spazio all’arte contemporanea, certo, ma perché a scapito della cultura? Sarebbe come creare cattedre di inglese sopprimendo quelle di filologia, un non sense. Perché questa febbre di nuovismo brado, di uovo fresco ogni mattina? Per pura avidità? Per pura stoltizia?

Le aste e la crisi, insieme a speculanti attivi e passivi, hanno creato il boom di massa di un’arte sempre più veloce e costosa, ma chi gestisce la cosa pubblica, anche per le generazioni future, non dovrebbe avere uno sguardo più lungimirante verso il futuro e verso quel passato che  é stato futuro, invece di pensare che siamo nati oggi? Non le “converrebbe” avere uno sguardo storico  e basarsi su una teoria della conoscenza non appiattitita sulla riproduzione della banalità del quotidiano (teoria che i migliori tra i fotografi hanno da tempo abbandonato)? perché intendono  “converebbe” in senso solo monetario?

7 luglio 2012