Sono le proteste anti-USA nel mondo musulmano che secondo i blogger russi alimentano la crescente  clericalizzazione nel loro Paese che potrebbe portare a  dei veri e propri sconvolgimenti politici. A Tula, ad esempio, Gregory Bukree mette in relazione la rabbia apparentemente innescata dal film anti-musulmano con il caso delle Pussy Riot. “In Libia, l’Ambasciatore USA è stato ucciso a causa di un film che ha ritratto in modo negativo il Profeta Maometto. Le componenti delle Pussy Riot rimaste a piede libero stanno progettando una nuova iniziativa.  Rifletteteci”.

di Donna Welles

Molte fonti mediatiche hanno sottolineato il legame tra queste violente manifestazioni e il sostegno USA alla Primavera Araba [it]. Nel valutare la legittimità dei recenti spargimenti di sangue, molti blogger della RuNet hanno messo in dubbio la validità del “vendicare” con la violenza la libertà di culto occidentale. Il blogger Evgeny Schultz contestualizza i recenti eventi nel Medio Oriente e lo scenario di crescente religiosità in Russia nel suo post intitolato [ru], La marcia della religione in Libia e in Russia: ” La spiegazione è sempre semplice: “Dio richiede fede.” […] Estendono l’onniscienza, la carità e l’onnipotenza di Dio ai loro leader religiosi. E ovviamente le autorità, per le quali la religione è la leva elettorale più potente, non intendono lasciarsi sfuggire questa occasione. Ma le autorità non capiscono che non hanno alcun controllo su questa leva. Prima o poi le colpirà come una mazzata… e con loro la Russia intera. Non esiste nessun vantaggio tattico che giustifichi l’impasse strategica verso la quale la clericalizzazione ci sta dirigendo”.

Non tutti i netizen hanno reagito con gli stessi toni di Schultz, se di toni si può parlare. Ad esempio, l’Arcivescovo Sergey Zhuravlev, titolare di un blog rigidamente ortodosso, pubblica [ru] uno sfogo anti-islamico militante in risposta agli attacchi anti-USA nelle piazze. Su Twitter, alcuni si sono dimostrati scettici circa l’efficacia della violenza come risposta a materiale offensivo. A Baku, Azerbaijan, Rahman Haji [ru] rilancia: “Un film idiota sul Profeta ha messo in subbuglio mezzo mondo. L’Ambasciatore [americano] in Libia è stato ucciso e le bandiere americane vengono tirate giù dalle ambasciate di tutto il Medio Oriente. E’ terribile…”

A Chelyabinsk, Sergei Tretyakov [ru] scrive: “Ironia del giorno: i Musulmani libici hanno visto un video su Internet che li descrive come gente non pacifica, e siccome si sono offesi hanno ammazzato l’Ambasciatore USA in Libia”.  Altri sono stati più ambigui nei loro commenti. A Tula, ad esempio, Gregory Bukreev mette in relazione [ru] la rabbia apparentemente innescata dal film anti-musulmano con il caso delle Pussy Riot. “In Libia, l’Ambasciatore USA è stato ucciso a causa di un film che ha ritratto in modo negativo il Profeta Maometto. Le componenti delle Pussy Riot rimaste a piede libero stanno progettando una nuova iniziativa. Rifletteteci”.

Su cosa vuole farci “riflettere” esattamente? A quanto pare i blogger disapprovano unanimemente le violenze di massa nei confronti dei diplomatici americani, eppure un problema ancora più sentito è quello di come affrontare il pluralismo religioso in Russia, che comporta aspetti spinosi come i russi di religione musulmana e l’estremismo Ortodosso. La stessa crescente influenza della Chiesa Ortodossa era e rimane ovviamente una fonte di preoccupazione per coloro che seguono la controversia delle Pussy Riot da un punto di vista laico.

Fonte: Globalvoices