E’ accaduto quando durante la trasmissione televisiva sulla Costituzione Roberto Benigni ha detto che: «La Chiesa non dovrebbe mai orientare le scelte politiche di uno Stato»

di Vincenzo Maddaloni

Tra le tante cose belle dette ieri sera da Roberto Benigni, ce n’è una che per il tono forte e chiaro con il quale è stata pronunciata, rischia di diventare un fatto epocale in un Paese come il nostro, dove tutto  o quasi tutto è monitorato sui sussulti dei ministri del culto e gli umori dei loro fedeli. Che certamente sono trasaliti quando Benigni ha raccomandato  che: «La Chiesa non dovrebbe mai orientare le scelte politiche di uno Stato». Affermazione la sua che lascerà, come usa dire, il tempo che trova ma che comunque gli va a merito di averla pronunciata in un contesto tutto dedicato ai temi della nostra Costituzione e davanti a una platea – dicono – di quattordici milioni di telespettatori.  Di certo più di qualcuno l’avrà condivisa compiaciuto.

Sicuramente non le masse. Del resto, perché stupirsi? Accade in un Paese dove il papa, che dovrebbe far notizia soltanto quando viene eletto dal Conclave o quando muore, invece  appare nelle tv italiane  in continuazione, credo per un ossequio radicato. Sicché non fa meraviglia se a colloquiare col presidente della Repubblica italiana, la massima autorità dello Stato vaticano, il santo padre appunto, deleghi – è accaduto ad Assisi  in ottobre – il cardinale che da trent’anni è ospite fisso della tv di Berlusconi, a conforto di un’abitudine che privilegia l’entertainment in ogni forma di confronto, quello sul sacro incluso.

Dopotutto tra le risposte più commentate su internet di quelle date dai candidati alle primarie del centrosinistra che partecipavano al confronto su Sky, c’era stata quella del segretario del PD Pierluigi Bersani che alla domanda sui personaggi di riferimento aveva detto: “Papa Giovanni”. Che il leader del maggiore partito di sinistra italiano, ex comunista, abbia voluto scegliere un papa a ispiratore “di sinistra” aveva generato molte riflessioni e non poche battute. Va pure aggiunto che pure  Nichi Vendola  non era stato da meno indicando come suo modello il cardinale Carlo Maria Martini.

Era accaduto che per un curioso gioco delle parti, o per una pesante ironia della storia, Bersani usasse la figura del “Papa buono” per rassicurare gli elettori cattolici disorientati dalle intemperanze di Berlusconi; mentre Vendola  promettesse  balzi in avanti puntando su Martini.  Bersani aveva ricordato di essere da sempre in buoni rapporti con Comunione e Liberazione,  Vendola aveva espresso la volontà di superare una volta per tutte  il cattocomunismo sostituendolo con  una socialdemocrazia che abbracci una presenza – quella cattolica –  in questo momento quanto mai necessaria per conquistare la maggioranza.

Se così stanno le cose  lo schiaffo di Benigni all’Italia bacchettona e ai conformista diventa, senza esagerazione, un atto straordinario e quindi epocale.  Come si fa a non voler bene a questo personaggio che ha il coraggio di andare controcorrente in un simile scenario? In un Paese dove  – è accaduto due giorni fa nel senato della Repubblica – il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone sedeva ( come invitato al concerto natalizio), tra il presidente Napolitano e il presidente Schifani,  le due massime autorità dello Stato che nella sua Costituzione si definisce laico.

E tuttavia, l’ossessiva,  ossequente attenzione che l’ Italia in ogni momento riserva alla Chiesa non le risparmia le critiche. Anzi, ogni occasione ne diventa il pretesto.  «Lo Stato sostiene una visione del mondo senza Dio», è stato questo uno dei passaggi chiave del tradizionale discorso  dell’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, alla vigilia di Sant’Ambrogio, il patrono della città. «Lo Stato cosiddetto “neutrale” – ha continuato Scola – lungi dall’essere tale fa propria una specifica cultura, quella secolarista, che attraverso la legislazione diviene cultura dominante e finisce per esercitare un potere negativo nei confronti delle altre identità, soprattutto quelle religiose». Lo  aveva detto con un tono così perentorio  che m’aveva  fatto ritornare in mente le prediche dell’ ayatollah Taqi Mesbah Yazdi, il teologo che ha “distillato” Mahamoud Ahmadinejad , tanto per intenderci.

  18 dicembre 2012