Nahieb Khaja, un famoso giornalista e cineasta di origini afgane,  che vive in Danimarca, ha viaggiato largamente in Afghanistan dal 2004. In questa intervista parla dei talebani, delle vittime civili, della copertura data dai media occidentali all’occupazione delle possibilità di pace.

Nahieb Khaja, un famoso giornalista e cineasta di origini afgane,  che vive in Danimarca (foto a lato), ha viaggiato largamente in Afghanistan dal 2004. Nel 2008 è stato sequestrato dai talebani. Per fare il suo nuovo documentario: My Afghanistan,  Life in the forbidden zone (Il mio Afghanistan, Vita nella zona proibita)  ha fornito ai civili della provincia dell’Helmand telefoni con cui potevano fare dei video, dando quindi una voce a coloro che vengono normalmente ignorati dai media occidentali. L’anno scorso il suoi libro sulla guerra in Afghanistan, ‘La storia che non è stata raccontata’ è stato pubblicato in Danimarca da Gyldendal e attualmente sta cercando un editore che lo pubblichi in inglese. Khaja ha parlato con Ian Sinclair dei talebani, delle vittime civili, della copertura data dai media occidentali all’occupazione delle possibilità di pace

colloquio con   Ian Sinclair*

Sebbene nel suo documentario si vedano soltanto una volta, i talebani sono un interesse  costante di sfondo per gli spettatori. Chi sono i talebani nell’Afghanistan meridionale e quali sono le loro motivazioni per combattere le forze degli Stati Uniti e della NATO?

Gli insorti nell’Afghanistan meridionale sono gruppi diversi che combattono sotto un solo l’ombrello: l’organizzazione talebana. La mia esperienza è che la maggior parte degli insorti dell’Afghanistan meridionale sono spinti non soltanto da ragioni ideologiche. Alcuni combattono a causa delle rivalità tribali con le autorità come la polizia e i governatori di distretto, mentre altri combattono perché sono stati oppressi da dai detentori del potere locale come la polizia corrotta o le forze paramilitari. Poi ci sono i signori della droga e  i coltivatori di oppio che hanno bisogno che i loro raccolti vengano protetti dai talebani, e naturalmente ci sono anche insorti con un’ideologia che vogliono che il sistema politico dei talebani prevalga. La gente  che combatte il  governo afgano e ke forze straniere hanno programmi diversi e la realtà è molto più complessa di quella che ci è stata raccontata dai media convenzionali. Per esempio, a Musa Qala e a Sangin, la polizia locale e il governatore del distretto hanno oppresso gli abitanti locali che allora si sono schierati con i talebani e hanno preso le armi contro di loro.  Le nostre forze allora hanno aiutato la polizia e le autorità locali, il che ci fa quindi apparire come i cattivi. Ci sono vari esempi di situazioni in cui l’ISAF  (Forza Internazionale  di Assistenza alla Sicurezza) ha aiutato elementi criminali che si sono infiltrati tra le autorità e che sono la causa del perché la gente locale considera che i talebani  siano il male minore.

Quanto sostegno hanno i talebani nell’Afghanistan meridionale?

La mia impressione è che l’appoggio ai talebani sia cresciuto al 2003 fino al 2010, ma da allora penso che abbia iniziato a diminuire. Una delle ragioni potrebbe essere che molti dei leader talebani anziani che rispettavano le strutture e le abitudini del potere locale nei villaggi, sono stare lentamente sradicati dalla strategia americana di  uccidi/cattura usata negli attacchi notturni. Questo  ha lasciato i capi più giovani e più radicali che non sono altrettanto bravi come cuore e mente nelle campagne, come i precedenti. Non possono fornire cifre precise, ma direi che i talebani hanno ancora più appoggio fuori dai centri del distretto, rispetto al governo afgano. Si dovrebbe anche dire che la mia impressione è che una maggioranza di afgani che vivono nel sud del paese non stanno dalla parte di nessuno dei gruppi, ma che in definitiva preferiscono il male minore.

I governi occidentali e i militari hanno di recente definito l’occupazione di Stati Uniti/NATO dell’Afghanistan come un “successo” e una “vittoria”. I talebani sono stati sconfitti nell’Afghanistan meridionale?

I talebani dell’Afghanistan meridionale sono stati sotto immensa pressione negli scorsi tre anni, a causa del cosiddetto ‘surge’ (aumento) dove gli americani avevano radicalmente incrementato il numero di soldati nell’Afghanistan meridionale. Ha fatto una differenza spingere gli insorti fuori dalle zone centrali dell’Helmand, ma in definitiva non sono stati sconfitti. L’anno scorso gli americani hanno cominciato a diminuire il numero dei soldati nella zona del ‘surge’ e questo avrà, naturalmente, un effetto positivo sulle attività degli insorti. Essi hanno ancora un’organizzazione ben funzionante che è in grado non soltanto di sfidare i suoi oppositori nelle loro aree, ma anche di sferrare attacchi spettacolari all’interno del cosiddetto ‘anello di acciaio’ nei quartieri poveri di Kabul. E’difficile dire quanto il ‘surge’ abbia danneggiato  gli insorti, ma il tempo mostrerà se sono stati indeboliti o se hanno soltanto mantenuto un basso profilo nei tre anni passati. Si dovrebbe dire che mentre il livello delle attività degli insorti è diminuito nell’Afghanistan meridionale nei tre anni passati, è aumentato del 600% nell’Afghanistan orientale, il che indica che hanno usato la classica tattica di guerriglia di concentrarsi su aree dove non si concentrano le truppe ISAF.

La missione ONU per l’assistenza in Afghanistan ha riferito che l’81% delle vittime civili nel 2012 erano state causate dalle forze anti-governative, come i talebani, e soltanto l’8% delle vittime civili erano state causate dalle forze favorevoli al governo, che comprendono le forze degli Stati uniti e della NATO. Che cosa ne pensi di queste cifre?

Non penso che le cifre dell’ONU siano precise. Dal 2010 al 2011, le stime ufficiali dell’ONU riguardo alle vittime civili era di 2777. Questi numeri mostravano che l’ISAF e le forze governative davano 440 vittime in meno.  Di queste 171 erano state uccise dai bombardamenti aerei e 80 come conseguenza degli attacchi notturni. Quando ho citato queste cifre al direttore dell’ospedale del distretto di Gereshk nella provincia di Helmand,  ha scosso la testa e ha detto che in questo periodo di tempo i bombardamenti aerei soltanto a Gereshk avevano ucciso approssimativamente 200 civili. Durante i miei soggiorni nell’Helmand e a Kandahar, fino al 2011, ho visto personalmente casi di civili  uccisi o feriti, di cui non si parlava né nei media occidentali né in quelli afgani. Gereshk è soltanto dei 14 distretti dell’Helmand che è una delle 34 province dell’Afghanistan.

Il principale problema per la copertura giornalistica della guerra afgana è stata l’inaccessibilità delle zone rurali dove avviene la guerra. Per  esempio, non abbiamo la minima idea delle conseguenze della guerra in Afghanistan paragonata a quella dell”Iraq. Grandi parti dell’Afghanistan hanno infrastrutture misere, non hanno alcuna sicurezza e non ci sono autorità.  Perciò i giornalisti afgani e stranieri non sono in grado di vedere quanti civili ha ucciso le nostre offensive militari. Un altro problema è stata la riluttanza delle autorità locali di informare circa le vittime civili a causa del loro timore queste notizie sarebbero state usate come uno strumento di propaganda dagli insorti. Sono stato personalmente testimone di come le autorità locali hanno operato contro le persone delle zone rurali che hanno accusato le forze straniere o governative di uccisioni.

Come vengono calcolate le cifre dell’ONU?

Le cifre dell’ONU vengono misurate usando i metodi con i quali fanno un’analisi incrociata delle informazione che loro stessi raccolgono (testimoni, vittime), dalle ONG, dagli ospedali e dall’ISAF. negli esempi che do, (i parenti o le vittime stesse) non sono stati intervistati da nessuno altro se non da me. Alcuni dei feriti con i quali ho parlato sono stati portati all’ospedale dalle forze dell’ISAF, dopo che avevano ricevuto cure immediate in una base militare dell’ISAF. Aspettavano poi di ricevere altre cure per giorni e qualche volta per settimane negli ospedali afgani locali. La maggior parte di loro finiva per andare a casa senza essere stato curato o per mancanza di risorse o a causa del personale corrotto che voleva soldi  anche se l’ospedale era pubblico. In varie occasioni, immediatamente dopo aver parlato con dei testimoni, controllavo i comunicati stampa e non erano nominati sebbene l’ISAF dichiari  che si prendono sempre la responsabilità delle vittime civili.

L’ONU spesso non corre il rischio di andare in molte zone rurali per fare una ricerca quando ci sono vittime civili a causa di rischi per la sicurezza. Nel mio  libro ho descritto alcuni dove  casi in cui le gente locale dell’Helmand accusava i soldati danesi di aver ucciso 11 persone innocenti. Poco dopo i Danesi hanno dichiarato che  avevano indagato sull’incidente e che non avevano potuto trovare delle prove.  Sono andato nell’Helmand, ho trovato il padre di nove figli e marito di due mogli che erano stati uccisi nell’incidente e ho scoperto che i Danesi non  avevano intervistato né lui né nessun  altro testimone. Sebbene il padre fosse in un posto sicuro vicino ai soldati danesi a Lashkar Gah (la capitale dell’Helmand, n.d.t.), i Danesi avevano intervistato soltanto i loro soldati.

Nel mio libro cito anche un altro esempio dell’ISAF  che ha riferito che forse dei soldati inglesi avevano ucciso dei civili. Sono andato sul luogo dell’incidente nell’Helmand e ho parlato con dei testimoni che mi hanno parlato di un bombardamento aereo che aveva ucciso 7 bambini, ma nessuno aveva indagato sull’incidente. E’ stato soltanto grazie alle mie pressioni sull’addetto  stampa dell’ISAF che è stata  iniziata un’indagine.

In Occidente una preoccupazione diffusa è che a causa del  ritorno dei talebani si farà un passo indietro nel campo dei  diritti delle donne in Afghanistan. In che misura devono essere ritenuti responsabili i talebani per la misera posizione delle donne in Afghanistan?

Tale posizione delle donne in Afghanistan è principalmente un risultato della cultura generalmente molto conservatrice  che ha dominato il paese anche prima che arrivassero i talebani. Le donne delle classi medie e alte avevano più diritti in Afghanistan fino a quando i comunisti hanno perduto potere nel 1992. Quando i gruppi di mujahedeen sono andati al potere nel 1992, queste donne hanno perduto molti diritti e le cose sono peggiorate quando i talebani sono andati al potere. Il ritiro delle forze straniere provocherà una situazione peggiore per i diritti delle donne, ma ironicamentequesta può avvenire anche se i talebani non vanno al potere perché alcuni dei politici più influenti da cui dipende il presidente afgano hanno le stesse opinioni  dei talebani riguardo alle donne.

Come valuti le possibilità di pace in Afghanistan? E’ probabile una pace negoziata nel prossimo futuro?

L’unica via per andare avanti in Afghanistan è un processo di pace fatto in base a negoziati seri tra il governo e i suoi sostenitori locali (specialmente i gruppi che facevano parte dell’Alleanza del Nord) e gli insorti. Allo stesso tempo è di importanza vitale che ci siano negoziati tra gli Stati Uniti, l’India, il Pakistan, l’Iran e altri paesi della zona. Non ci può essere pace se il Pakistan e l’India non vengono a patti  e accettano che l’Afghanistan non dovrebbe essere usato come uno stato delegato  da una delle due nazioni. La rivalità tra Pakistan e India è stata un disastri per l’Afghanistan. Il Pakistan ha paura che l’Afghanistan diventi  uno stato filo-indiano e che lo lasci compresso  tra due vicini ostili. L’India d’altronde non vuole che l’Afghanistan diventi uno stato fallito come nel periodo dei talebani, quando dava asilo a gruppi e a individui che combattevano in Kashmir. E’ necessario che la comunità internazionale intervenga e garantisca a entrambi i paesi che l’Afghanistan rimarrà neutrale e che contemporaneamente chieda una garanzia al Pakistan e all’India che non interferiranno nella politica interna dell”Afghanistan.

Il "ritorno" dei Talebani in Afghanistan

Il “ritorno” dei talebani in Afghanistan, qui siamo nella capitale Kabul

Ian Sinclair è autore di: ‘The march that shook Blair: An oral history of 15 february 2003’ [ “La dimostrazione che ha scosso Blair: una storia parlata del 15 febbraio 2003′], pubblicato da Peace News Press.

traduzione di Maria Chiara Staraceper Z Net

30 aprile 2013