Volentieri pubblichiamo questo lunghissimo articolo  che fa il punto sulle “fabbriche sfruttatrici  per miliardi di lavoratori di tutto il mondo”

di Horace Campbell *

ricamatrici

Con il bilancio delle vittime che è ora di 1127  persone, in seguito al crollo della fabbrica tessile in Bangladesh, ci sono giornali e bollettini  finanziari di tutto  il mondo  che denunciano questo evento come un ‘disastro’,  e come  il ‘più letale incidente mai successo in  un’industria’. Tuttavia, le condizioni delle fabbriche sfruttatrici per miliardi di lavoratori di tutto il mondo, insieme alla mancanza di sicurezza occupazionale,  mancano il punto: questo crollo dell’edificio è stato un ‘incidente’? Perché non ci sono regole per l’ispezione di edifici e regolamenti edilizi in paesi come la Cina, il Bangladesh, il Pakistan, l’India, la Tanzania e il Sudafrica? Come è stato possibile che i proprietari di questa ‘azienda’ continuassero le operazioni, quando la sicurezza e le condizioni strutturali dell’edificio erano state messe in discussione?  C’è una disaccordo su questo caso:  si dice     che questo  non sia stato un incidente, ma la logica di una forma di accumulare ricchezza che ha messo il valore ai profitti al di sopra di quello delle vite umane. Alcuni hanno  deciso  che questo  periodo è come una seconda schiavitù.

 Negli scorsi 30 anni, la spinta per ottenere super-profitti ha portato le grosse imprese a cercare condizioni in cui la gente che lavora ha la minore protezione senza regole di sicurezza sul luogo di lavoro. Spinti dalle banche e dagli amministratori di fondi speculativi (noti anche come fondi hedge) i quali non rispettano alcun confine nazionale, i profitti per gli ‘investitori’ hanno la precedenza sulle vite umane. Incitati da istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale (IMF) e la Banca Mondiale, i governi dei paesi sfruttati del mondo, si sono superati a vicenda per istituire zone di sfruttamento intensificato che si chiama Export Processing Zone (EPZ), cioè Zone di trasformazione per l’esportazione. Le EPZ sono luoghi di produzione dove i capitalisti internazionali non devono rispettare le leggi per il lavoro.  Il recente incendio provocato da un’esplosione di nitrato di ammonio nella struttura per lo stoccaggio e la distribuzione nella fabbrica di fertilizzanti West Fertilzer a West, in Texas, è stata un altro esempio di luoghi di lavoro dove non ci sono controlli adeguati  rispetto alla sicurezza sul lavoro.

Oltre alla promozione di queste EPZ, si sono intensificati gli sforzi per ridurre i diritti fondamentali dei lavoratori. Il Bangladesh è una di quelle società dove i diritti dei lavoratori sono stati calpestati allo scopo di renderla attraente per gli ‘investitori stranieri’. L’attrattiva consiste nell’ assicurare che non ci siano diritti democratici come il diritto dei lavoratori di riunirsi, il diritto a un minimo salariale o i diritti di contrattazione collettiva. Nel periodo dell’ultima depressione capitalista, l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) aveva fatto una campagna contro la schiavitù salariale, e alla fine della depressione e della guerra, i lavoratori hanno combattuto per allargare i loro diritti e per rafforzare gli accordi di contrattazione collettiva e le richieste di sicurezza sul lavoro. Per quanto riguarda la forma di occultamento di queste nuove forme di sfruttamento, alcune ONG internazionali scrivono circa la responsabilità sociale delle imprese di deviare gli appelli crescenti per la protezione dei lavoratori a livello internazionale.

Il tipo di sfruttamento che esiste attualmente in Bangladesh, è presente in tutta l’Africa. In questo continente,  durante il colonialismo,  il ruolo della forza nella produzione aveva negato i diritti fondamentali alle persone che lavoravano. Dopo l’indipendenza, i politici si sono allineati con i soldati per ridurre i diritti democratici fondamentali dei lavoratori. Queste forme differiscono per il livello a seconda che si tratti di condizioni di lavoro minorile nelle attività minerarie nella Repubblica Democratica orientale del Congo, dell’uso di lavoro quasi schiavistico  nelle piantagioni della Costa d’Avorio, della mancanza di sicurezza e di assistenza sanitaria per i lavoratori e, fondamentalmente, dell’uso della religione e delle differenze di appartenenza etnica per dividere i lavoratori.  Quando queste tattiche falliscono, allora le imprese e le loro forze di polizia, quelle addette alla sicurezza, sparano ai lavoratori, come nel caso delle miniere Marikana in Sudafrica. Questa rubrica è una dichiarazione di solidarietà con i lavoratori del Bangladesh e un altro appello per sollecitare i diritti globali, specialmente i diritti delle persone che lavorano.

 ‘UNO DEI PEGGIORI INCIDENTI INDUSTRIALI DEL MONDO’

 Questo è il modo in cui i giornali e i giornalisti hanno cercato di descrivere le azioni che hanno provocato il crollo dell’edificio di 8 piani a Dakha, in Bangladesh, il 24 aprile 2013. Secondo la BBC, ‘dal 2005, circa 700 lavoratori sono stati uccisi negli incendi di fabbriche del Bangladesh. I crolli della  fabbrica di indumenti  nel 2005 e nel 2010 sono costate altre 79 vittime.’ In questo crollo del 24 aprile ci sono ora oltre 912 morti e oltre 2.500 feriti. Non c’è un chiaro resoconto sul numero di persone che erano nella fabbrica al momento del crollo dell’edificio perché i proprietari della fabbrica non hanno fornito cifre precise. E’ stato riferito che 2.437 persone sono state salvate.

Si cercano ancora altri corpi tra le macerie dell’edificio di 8 piani che era pieno zeppo di lavoratori d 5 fabbriche di indumenti. L’edificio doveva essere di 5 piani. Si è saputo che il proprietario ha aggiunto illegalmente 3 piani e ha permesso alla fabbrica di indumenti di istallare macchinari pesanti e generatori, sebbene la struttura non fosse designata a sostenere tali attrezzature. Te fabbriche facevano indumenti diretti a importanti rivenditori al dettaglio  di marche di stilisti famosi in Nord America, e  nell’Europa Occidentale. I proprietari della fabbrica come quelli del Rana Plaza,  non sono insoliti. Questo proprietario aveva sostenuto che l’edificio era sicuro, e i padroni della fabbrica avevano ordinato ai lavoratori di entrare nell’edificio malgrado le loro obiezioni dopo che delle crepe gravi erano state riscontrate nella struttura il 23 aprile, il giorno prima del disastro.

Le condizioni di semi-schiavitù dell’industria di indumenti in Bangladesh, era stato un segreto palese tra gli ‘investitori internazionali’. Infatti, dopo tutto, una delle attrattive che ha il Bangladesh come centro per l’industria tessile mondiale, era precisamente il fatto che le condizioni di lavoro erano di scarso livello. Nel novembre 2012, un incendio in un’altra fabbrica di indumenti del Bnagladesh dove si facevano capi di abbigliamento per i grandi magazzini americani Wal-Mart e Sears, ha ucciso 112 persone.  I supervisori avevano ordinato ai lavoratori di tornare al lavoro dopo che era suonato l’allarme antincendio, lasciandoli intrappolati ai piani superiori. Nel 2010, sono morti 27 lavoratori e più di 110 sono stati feriti in un incendio in una fabbrica che faceva vestiti per i rivenditori al minuto del dei capi di abbigliamento GAP. In Pakistan, [a Karachi], nel 2012, un incendio di una fabbrica aveva ucciso più di 300 lavoratori. Il New York Times ha poi riferito che l’incendio in Pakistan era stato il peggior incidente industriale. http://tinyurl.com/8d7t9gt.

Sì, alla luce di questa tradizione di costringere i lavoratori a faticare in condizioni non sicure, i media hanno definito questo crollo dell’edificio: un incidente. Secondo i media tradizionali, il crollo era stato uno dei più letali incidenti mai accaduti in un’industria.

I LAVORATORI TESSILI E LO SFRUTTAMENTO

 I lavoratori dell’industria degli indumenti sono stati sempre disponibili al super sfruttamento. E’ stato uno dei centri di produzione dove il moderno movimento  sindacale è sorto per combattere per i fondamentali diritti dei lavoratori dell’industria. Il Sindacato internazionale dei lavoratori per gli indumenti da donna (ILGWU) è stato uno dei più grossi sindacati dei  lavoratori negli Stati Uniti. Ha combattuto duramente per i diritti dei lavoratori specialmente dopo il grosso disastro avvenuto a New York nel 1911, nella fabbrica di indumenti Triangle Shirtwaist, che aveva ucciso 146 lavoratori.  Uno scrittore che ha commentato le morti recenti ha tracciato la genealogia della manifattura di indumenti e della successione di ‘incidenti’. In un articolo intitolato “Vestiti di miseria,” M.T. Anerson ha scritto: “Simili disastri sono accaduti qui nella prima fase della nostra industrializzazione nazionale – l’esplosione del 1878 del mulino Washburn, avvenuta a Minneapolis,  il disastro della fabbrica di scarpe Grover avvenuto nel 1905 a Brockton, in Massachusetts, l’incendio del 1911 dell’industria Triangle Shirtwaist, a Manhattan – ma   risalendo a  quando le industrie tessili  del New England erano il cuore pulsante dell’infanzia della produzione di massa dell’America, l’incidente più tristemente noto è stato il crollo, della fabbrica Pemberton avvenuto a Lawrence, Massachusetts, nel 1860.’ http://tinyurl.com.cnnm6mj.

Durante l’ultima depressione capitalistica i lavoratori negli Stati Uniti hanno lottato per avere  salari migliori e migliori condizioni di lavoro. Alla fine della depressione ed alla fine della guerra, quando i lavoratori acquistavano fiducia, i capitalisti hanno spostato le fabbriche in aree degli Stati Uniti dove non c’erano sindacati.

In seguito, quando i lavoratori si sono costituiti in sindacato in altre parti degli Stati Uniti, i proprietari si sono spostati verso economie con salari bassi, come Bangladesh, Cambogia, Cina, Haiti, India, Pakistan e Sri Lanka. I produttori statunitensi di indumenti e i proprietari di aziende  tessili avevano promosso l’Atto di crescita e di opportunità per l’Africa * (AGOA), per portare le società africane in questa rete di produzione di fabbriche sfruttatrici. Tuttavia la corsa per la riduzione dei costi ottenuta pagando salari bassi e dando condizioni peggiori ai lavoratori,  è stata intensa dato che il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale  promuovono gli interessi dei produttori di tessuti di marche famose.

Il crollo dell’edifico del 24 aprile sta ora entrando nel libro dei record e il modo in cui i media scrivono circa le attività criminali è fatto per deviare l’attenzione dall’alleanza tra i produttori internazionali di indumenti  e gli elementi locali, politici e mediatori in Bangladesh. Quando la stampa scrive del ruolo della corruzione che ha provocato questo disastro, i media tradizionali tendono a sviare l’attenzione dai venditori di abbigliamento in Europa e in Nord America.

Contraddice la recente storia dell’attivismo di capitale internazionale, ridurre i diritti dei lavoratori dove è necessario  collocare le attività dei capitalisti in Bangladesh. Il complesso Rana Plaza che non è stato costruito come una fabbrica che doveva resistere alle vibrazioni e alle condizioni frenetiche della produzione di indumenti, è tipico di delle migliaia di fabbriche sfruttatrici costruite in modo economico e insicuro in Bangladesh e che danno impiego a lavoratori pagati 38 dollari al mese per produrre le ordinazioni per alcune delle imprese più grandi del mondo. I gruppi globali di società consociate, compresi alcune delle imprese  più note del mondo, ricavano dal 60% all’80% di margini di profitto dalle merci prodotte in Bangladesh, facendo pressioni sugli appaltatori per avere i costi più bassi possibile. Le fabbriche di indumenti in Bangladesh creano l’80% dei 24 miliardi di dollari delle esportazioni annuali del paese. Riunite insieme nell’Associazione dei  produttori   ed esportatori di indumenti del Bangladesh, (BGMEA) l’elite governante opera come socio meno anziano di grandi aziende internazionali, come la H&M, la JC Penney, la C&A, la Levi’s, Marks and Spencer, Tesco e Nike.  Dopo l’incendio, il New York Times ha scritto che c’erano soltanto 11 contratti collettivi in Bangladesh. Scrivendo sotto il nome dell’autore: ‘Un’altra tragedia prevedibile in Bangladesh’ questa importante voce del capitalismo liberale si rammaricava:

‘Intanto ci sono soltanto 11 contratti collettivi in tutto il paese di 150 milioni di abitanti, e ci sono soltanto pochi sindacati nell’industria dell’abbigliamento. I lavoratori che cercano di formare sindacati vendono spesso licenziati e picchiati, talvolta persino uccisi, L’anno scorso un giovane leader dei lavoratori, Aminul Islam, è stato torturato e ucciso per apparente vendetta per la sua opera di organizzatore dei lavoratori.’

Le regole per la sicurezza sono praticamente inesistenti e le leggi industriali sono regolarmente trasgredite. Il ministero del lavoro del Bangladesh si dice che impieghi soltanto 18 ispettori per monitorare le condizioni  in più di 100.000 fabbriche di Dacca.

LUOGO DI LAVORO SCADENTE  E  LAVORATORI SENZA DIRITTI 

Quello che i principali giornali del mondo hanno trascurato di dire chiaramente, è che le condizioni dei lavoratori in Bangladesh sono state il diretto risultato della nuova forma di condizioni delle fabbriche sfruttatrici a livello internazionale. La BGMEA è apparsa come una forza all’interno della corsa competitiva per trasferire la produzione di indumenti in questa società povera e sfruttata. In questa corsa al ribasso di salari e al peggioramento delle condizioni dei lavoratori, il Bangladesh il è diventato il secondo maggior produttore di indumenti del mondo, dopo la Cina, dando carta bianca agli investitori internazionali e ai mediatori locali loro alleati. Come agli inizi dell’era industriale degli Stati Uniti, quando le povere donne di campagna venivano attratte in queste fabbriche, oggi si stima che ci siano 4 milioni di lavoratori che fanno indumenti, per lo più donne, che lavorano duramente in condizioni che si supponeva ci fossimo  lasciati alle spalle alla fine dell’ultima guerra e della depressione.

 In quel momento storico, l’ILO era una delle organizzazioni internazionali più note perché lottava per i diritti dei lavoratori a livello internazionale per assicurare la fine dei salari miseri e di condizioni di lavoro di semi schiavitù. Fin dalla sua creazione nel 1919, l’ILO ha adottato 184 convenzioni che stabiliscono standard per una gamma di problemi sul luogo di lavoro. Oggi pochissimi lavoratori sono informati su queste Convenzioni perché i discorsi sulla responsabilità sociale di impresa, diventano diritti dei lavoratori per programmi filantropici arbitrari. Questo approccio basato sulla filantropia per i diritti dei lavoratori trova la sua eco nel finanziamento di organizzazioni non governative internazionali che si focalizzano su schemi di microcredito o su altri tentativi che non documentano le condizioni esistenti nelle fabbriche sfruttatrici. Fin dall’epoca del tatcherismo quando c’era un assalto totale ai diritti dei lavoratori, i problemi della salute e della sicurezza dei lavoratori sono stati sostituiti dalla fandonia della responsabilità sociale di impresa. Non è un caso che nelle società capitaliste avanzate una delle battaglie fondamentali attuali sia  di    conservare il diritto dei lavoratori di difendere il loro livello di vita. Non basta che i giornali più importanti si rammarichino che la ‘gravità e la frequenza di questi disastri siano un’accusa delle marche di abbigliamento di tutto il mondo e anche dei rivenditori al minuto.’

LEZIONI PER I LAVORATORI AFRICANI

In tutta l’Africa, i capitalisti hanno fatto campagne per ridurre i diritti dei lavoratori. Si può misurare l’entità delle pratiche non democratiche in una società in relazione alla quantità di diritti che sono stati mantenuti dalla gente che lavora. L’attuale invasione dell’Africa da parte di grossi e piccoli capitalisti ha lasciato edifici di scarsa qualità e condizioni misere dappertutto. Un mese prima del crollo in Bangladesh ce ne è stato un altro, uno dei molti che si verificano in luoghi come la Nigeria, il Kenya  e la Tanzania. Il boom delle costruzioni in Africa, sta avvenendo in un contesto dove i regolamenti edilizi sono abitualmente ignorati.

Gli esperti delle democrazie occidentali si sono concentrati su limitati problemi di elezioni e parlamenti senza un’analisi coincidente dell’entità dell’erosione dei diritti delle persone che lavorano. L’eliminazione della sicurezza e della tranquillità dei lavoratori, fatta allo scopo di attirare gli ‘investitori’, fa parte dell’attuale processo politico promosso fortemente dalla Banca Mondiale. I dittatori più brutali, come Mobutu Sese Seko hanno semplicemente usato truppe per sparare ai lavoratori.  Dopo questa forma di  uccisioni arbitrarie, le milizie si sono fatte avanti per assicurare che le operazioni minerarie nel Congo non si trovino  mai in una situazione in cui i minatori hanno i diritti fondamentali di una buona paga e di sicurezza. Proprio come nelle miniere, avviene lo stesso dove il lavoro minorile è ritornato e dove le richieste per la salute sul lavoro sono state cancellate dalle trattative.

I capitalisti di tutti gli angoli del mondo, dal Giappone alla Cina in Oriente, fino agli Stati Uniti,  e al Brasile, con gli Europei pieni di esperienza, hanno l’acquolina in bocca  davanti ai super profitti che si possono raccogliere  grazie alla situazione in Africa dove c’è una forza lavoro giovane senza la protezione dello stato. I giovani egiziani si erano impegnati nel movimento 6 Aprile per combattere allo scopo di ottenere migliori condizioni per i lavoratori egiziani ed è questa lotta dei lavoratori  egiziani che ha accelerato l’impennata rivoluzionaria che ancora dura in Egitto.

I capitalisti di tutte le nazioni temono che avvenga in Africa il tipo di mobilitazione che ha educato la popolazione egiziana, e perciò ci sono nuove pressioni per  presentare la religione e le lealtà religiose allo scopo di smussare la discussione sulle condizioni dei lavoratori. Il crollo dell’edificio in Bangladesh ci riporta al problema dei diritti dei lavoratori in tutte le parti del mondo. I pianificatori dell’Europa occidentale,  davanti al malcontento che viene dal basso, cercano di portare il discorso sulla responsabilità sociale delle imprese, ma, come hanno testimoniato  i lavoratori del Delta del Niger, le imprese come la Shell Petrolio sono esperte nel gioco di parlare della responsabilità sociale delle imprese, e allo stesso tempo lavorano con i militari e i mediatori militari privati per controllare  i lavoratori.

Le esperienze di rimozione delle condizioni di sicurezza e di contrattazione collettiva per chi lavora in Africa e in  Bangladesh, hanno ritrovato la strada verso gli Stati Uniti dove i capitalisti sono stati incoraggiati a imbarcarsi in una massiccia campagna per togliere ai lavoratori i loro diritti. Questo    contraccolpo può essere considerato insieme alle lotte pubbliche per il contratto collettivo e all’assenza di condizioni di sicurezza negli stabilimenti. Il più recente esempio della enorme esplosione e dell’incendio nell’impianto della West Fertilizer è soltanto uno degli esempi più  realistici in cui i proprietari avevano sollecitato  la ‘ Esenzione’  dalle Regole di sicurezza e dalle ispezioni  mirate sul luogo di lavoro. Nel corso degli anni, l’OSHA (l’Agenzia per la sicurezza e la salute sul lavoro) ha citato la West Fertilizer Plant per violazione degli standard di protezione della respirazione, ma non ha emesso multe. Questo perché l’OSHA è stata privata di potere  nell’era del neo-liberalismo. Questi capitalisti hanno spinto per avere esenzioni in Africa, e l’esperienza di questo incendio che ha ucciso 15 persone in aprile, ha mostrato  ai  cittadini statunitensi gli  incendi violenti e le  condizioni rischiose nei siti industriali e di produzione del petrolio in tutta l’Africa. In base a un resoconto sull’Huffington Post: ‘Richiedendo l’esenzione, la compagnia è diventata soggetta a richieste  meno rigide e ha evitato certe regole dell’OSHA e dell’Agenzia di protezione dell’ambiente.’

Sono  queste regole meno rigide che sono state applicate in tutto il mondo di  lavoratori poveri  che fanno sì che oggi la maggior parte degli studenti non sappiano che cosa significa  OSHA. L’Agenzia per la sicurezza e la salute sul lavoro è quell’ organismo che si prevede ispezioni gli stabilimenti per garantire che le condizioni di lavoro siano sicure per coloro che lavorano duramente nel luogo di produzione. Dopo l’incendio che ha ucciso 15 persone e che ha fatto evacuare un’intera città, i lettori hanno capito che l’OSHA aveva ispezionato per l’ultima volta l’impianto nel 1985.

Questo tipo di esenzione che è stato adottato dai capitalisti sia in Cina che negli Stati Uniti,  prescrive che ci dovrebbero essere rigidi standard internazionali per chi lavora in luoghi dove ci sono sostanze chimiche pericolose e tossine. In ogni parte del mondo dei poveri, si possono vedere situazioni in cui non ci sono regole relative alla protezione dell’ambiente. Chi scrive questo articolo sta sfidando i giovani delle comunità di ONG  a rimettere a fuoco i diritti della gente che lavora, per costruire una nuova politica.

SOLIDARIETÀ OLTRE I CONFINI

I lavoratori di tutta l’Africa e i loro sostenitori che condividono un senso di solidarietà, stanno facendo pressione per l’allontanamento dei politici e degli elementi delle imprese che si allineano con i capitalisti stranieri per stabilire  le condizioni nelle fabbriche sfruttatrici. Nel periodo della decolonizzazione uno dei fronti più militanti era stato quello dei lavoratori poveri. E’  questa  storia di organizzazione dei lavoratori che è stata riportata in auge, in modo che le lotte dei lavoratori africani siano collegate a quelle dei lavoratori del Bnagladesh, della Cina e dell’India. La rinnovata campagna dei lavoratori in Africa può ora a breve termine collegarsi con i lavoratori in Brasile, in India e in Cina. In quanto componente della strutture dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), c’è stata la creazione di un forum per sostenere rapporti più stretti tra i lavoratori delle società che fanno parte dei paesi del BRICS. I lavoratori africani, specialmente quelli che fanno parte del COSATU, hanno il peso sociale necessario per essere in grado di sfidare i capitalisti in Sudafrica e anche di essere una forza importante in questo forum di sindacati, dalla Repubblica Federale del Brasile, della Federazione Russa, della Repubblica dell’India, della Repubblica Popolare Cinese e della Repubblica del Sudafrica. Questo forum dei lavoratori dei BRICS ha la capacità di organizzarsi all’interno di una struttura di oltre 200 milioni di lavoratori organizzati che deve essere potenziata dalle lotte giornaliere per assicurare che quel tipo di incidente accaduto in Bangladesh diventi materia di storia.

Fino a quando questa azione criminale  verrà  presentata come un ‘incidente’ e una tragedia, allora coloro che profittano delle condizioni delle fabbriche sfruttatrici, piangeranno lacrime di coccodrillo per la perdita di tante vite. Azioni militanti e  prolungate per difendere i diritti globali dei lavoratori sono ora in programma a livello internazionale. I Centri sindacali di tutta l’Africa e il COSATU (Federazione dei sindacati sudafricani) dovrebbero essere in prima linea per fare pressioni all’Organizzazione internazionale del lavoro per dare il via a un’indagine trasparente i cui risultati vanno distribuiti in  tutte le parti del mondo. E’ soltanto la vigilanza e un’aggressiva  operatività  in rete a livello internazionale che assicurerà che il governo del Bangladesh e i produttori non facciano semplicemente cambiamenti superficiali riguardo alla sicurezza e agli standard edilizi.

Traduzione di Maria Chiara Starace per Z Net

* Horace Campbell insegna all’Università di Syracuse nello stato di  New  York. E’ autore di Global NATO and the Catastrophic Failure in Libya [La NATO globale e il catastrofico fallimento in Libia] pubblicato dalla Monthly Review Press, New York and distribuito nel Regno Unito  da  Pambazuka press.

21 maggio 2013