Non è andato tanto per il sottile Bernard Bajolet, l’ex ambasciatore francese a Kabul nel suo discorso d’addio quando ha ammesso non senza ironia di  « non capire perché noi, la comunità internazionale e il governo afghano abbiamo fatto in modo che tutto accada nel 2014: le elezioni nel Paese, la nomina del nuovo presidente,  la transizione economica,  la transizione militare. Senza però tener conto che  i negoziati per il processo di pace non sono ancora incominciati». Dichiarazioni pesanti che  il New York Times ha subito raccolto e pubblicato. Anche perché Bajolet che ha lasciato la diplomazia per assumere l’incarico di Capo dei servizi segreti francesi, è una esperto come pochi altri. Le sue perplessità sulla fine dell’impegno militare occidentale nella guerra in Afghanistan  hanno seminato sgomento.

u1_afghnistan 2014Infatti, soltanto il generale Dunford, soprannominato “Fighting Joe”, che è il comandante dell’Isaf (International Security Assistance Force), pensa che la guerra contro i talebani sia stata vinta e che l’esercito afghano, «stia acquistando costantemente fiducia, competenze, e capacità di impegno».  In effetti, gli attacchi dei talebani sono aumentati nello scorso anno del 47 per cento, le vittime tra i soldati afghani e la polizia si sono incrementate del 40 per cento. La percentuale di diserzioni dall’esercito afghano si aggira tra il 27 e il 30 per cento.

Stando così le cose non so su quali fonti si basa il presidente del Consiglio Gianni Letta quando afferma che, « c’è un cronoprogramma di uscita fissato che ci porterà l’anno prossimo fuori da quella situazione alla quale guardiamo ovviamente con ansia», specificando che, «occorre ripensare lo strumento delle missioni all’estero, della loro protezione». Come questo possa avvenire non è dato sapere, ma intanto oggi rientra in Italia la salma di Giuseppe La Rosa, il capitano dei bersaglieri ucciso  in un agguato avvenuto mentre il convoglio di mezzi italiani sul quale viaggiava stava rientrando alla base nella città di Farah.

Naturalmente con l’attacco al blindato dove è morto il 53esimo militare italiano in missione Isaf nel Paese, si è riacceso il dibattito sul ritiro delle truppe. Ma il ministro degli Esteri Emma Bonino sebbene abbia riconosciuto che,« c’è una riflessione in corso su come rimodulare la nostra presenza», ha ribadito senza mezzi termini che « non ci sono elementi che portano ad una accelerazione sul ritiro».

Cauta la ministra dal momento che nessuno è in grado di fare  previsioni su quello che realmente accadrà nel 2014 a Kabul. Infatti, non si può nemmeno dire se le truppe potranno essere ritirate oppure no. L’unica cosa certa finora è che in conformità al trattato tra la  NATO e il governo del presidente Hamid Karzai, varie migliaia di appartenenti alle Forze speciali, di istruttori militari, di agenti della Cia, resteranno dislocati in nove basi sparse nel Paese fino al 2024. Mancheranno gli italiani? Non sembra che finora ci sia una risposta ufficiale da chi ci governa.

Fonte: http://www.linkiesta.it/blogs/step-step/l-italia-che-sprofonda-nel-pantano-afghano

10 giugno 2013