Molti sostengono che se si considerano oltre alle indennità anche i rimborsi e tutte le misure di sostegno ai deputati, quelli italiani non costano al contribuente più di quelli europei. Almeno nei confronti dei deputati britannici, questa affermazione è  falsa

perottidi Roberto Perotti*

Come è noto, la Commissione Giovannini sulle remunerazioni in Italia e in Europa ha rinunciato all’ incarico. Purtroppo l’ unico suo lascito è  un errore: l’ idea, desunta dall’ unico documento che essa ha pubblicato,  che i parlamentari italiani non costino più dei loro omologhi europei. Anche l’ on. Fontanelli, questore della Camera, scrive a lavoce.info che “se si considerano oltre le indennità e i rimborsi anche i servizi di cui sono dotati i parlamentare per svolgere la propria  funzione, i costi italiani sono inferiori a quelli della Francia, della Germania e della Gran Bretagna.” Questa affermazione è grossolanamente falsa, almeno per l’ unico caso che ho studiato, la Gran Bretagna.

Per comprenderlo, partiamo dal trattamento economico di un deputato italiano (Tabella 1). Esso consiste di una indennità lorda di 10.435 euro tassabile (riga 1), e di una serie di altre voci (diaria, rimborso spese per l’ esercizio del mandato etc.) che sono teoricamente dei rimborsi spese (riga 2), ma non essendo richiesta alcuna documentazione sono di fatto un reddito non tassabile – eccetto, dal 2011, 1845 euro (riga 4). Quindi un deputato italiano “intasca” 17.149  euro senza documentazione (riga 3) e può ottenere rimborsi per  1.845 euro con documentazione.

In Gran Bretagna, l’ indennità lorda  è molto più bassa che in Italia, 6.305 euro.Questo è tutto ciò che un deputato può “intascare”. Il resto sono rimborsi, per collaboratori, l’ ufficio nella circoscrizione, viaggi etc. Ma, al contrario dell’ Italia, devono essere tutti documentati (il sito dell’ Independent Parliamentary Standard Authority  ha una pagina che dà accesso a ogni  singola ricevuta per ogni singola spesa di ogni singolo parlamentare: se applicata alle nostre regioni, questo sistema avrebbe evitato molti scandali).  La Tabella 1 mostra la media, nel 2012, di questi rimborsi spese: 12.456 euro.

Sommando tutto, un deputato italiano “costa” al contribuente 19.840 euro al mese, uno inglese 20.774 euro.    La commissione Giovannini e la Camera hanno dunque ragione? No. Primo, un deputato italiano “intasca” molto di più. Secondo, per comparare mele con mele, dobbiamo infatti ricordare che in Gran Bretagna i rimborsi ai deputati sono tutto ciò che lo Stato paga ai partiti. Questi rimborsi di fatto sostituiscono i contributi ai gruppi  parlamentari e i rimborsi ai partiti. (1)

La media, per deputato italiano, dei contributi ai gruppi parlamentari è di 4743 euro al mese (riga 7). La media dei rimborsi elettorali per la sola Camera  è di 5181 euro al mese (riga 8).(2) Infine bisogna aggiungere le spese di viaggio, dato che i deputati viaggiano gratis su praticamente ogni mezzo di trasporto: con una spesa per trasporti di circa 14 milioni nel 2012, questo fa una media di 1.376 euro al mese (riga 9).

In totale, quindi 31.140 euro in Italia contro 20.774 in Gran Bretagna. Un deputato italiano costa almeno  una volta e mezzo il suo collega inglese.

Tabella 1: Spese per deputati, Italia e GB

tabella deputati

Tabella 2: Rimborsi in GB

tabella deputati2

Fonte: lavoce.info

Roberto Perotti  ha conseguito il PhD in Economics al MIT nel 1991. Dopo 10 anni alla Columbia University di New York e due anni all’European University Institute di Firenze, dal 2001 e’ all’IGIER-Universita’ Bocconi e dal 2006 e’ ordinario presso la stessa universita’. E’ research associate del National Bureau of Economic Research e del Center for Economic Policy Research. E’ stato consulente del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, della Banca Interamericana per lo Sviluppo, della Banca Centrale Europea, della Fed, e della Banca d’Italia. E’ stato redattore de lavoce.info fino al 2012.

16 novembre 2013