Gli aumenti di stipendi e salari erosi dall’inflazione, mentre non si contano tasse e trattenute. I tedeschi s’arrangiano e contrattano piccoli bonus
di Roberto Giardina

Bambini nel Kindergarten

Bambini nel Kindergarten

Berlino – Stipendi e salari dal primo trimestre dell’anno sono saliti in media dell’1,5%, quanto l’inflazione più o meno. Senza contare le tasse e le altre trattenute. Heike Lauritz, dipendente di un’impresa di giardinaggio a Monaco, 2.400 euro di stipendio lordi, ha lottato a lungo con il capo per ottenere un aumento di 150 euro, di cui le sono rimasti appena 77 euro, riferisce la Süddeutsche Zeitung.

 

Bisogna ricordare che i dipendenti ricevono uno stipendio al lordo di ogni trattenuta per pensione e mutua. Ma in cambio ricevono servizi sociali efficienti, non paragonabili ai nostri spesso ottimi solo sulla carta.

Per milioni di tedeschi l’anno si chiude dunque in surplace: gli aumenti ricevuti, per i rinnovi contrattuali o individualmente, li hanno lasciati allo stesso punto in cui si trovavano lo scorso 1° gennaio, riconosce Thomas Schmidt, direttore della società per l’ottimizzazione salariale di Ottobrün, presso Monaco. Vale la pena battersi per la busta paga, se quasi sempre l’aumento si sconta con un maggior impegno e responsabilità? Meglio trattare per ottenere qualcuno dei numerosi extra che sfuggono legalmente all’occhio del fisco. Chi ottiene un’ auto di servizio da utilizzare anche privatamente la deve dichiarare, e la trattenuta fiscale è in relazione al reddito. Spesso non conviene, ma non tutti i benefit sono tassabili. Fino a 200 euro mensili in «regalini» da parte della ditta rimangono esenti: per ottenere la stessa cifra sullo stipendio bisognerebbe ricevere almeno 400 euro. Il sistema conviene al datore di lavoro e al dipendente. Bisogna solo stare attenti a rispettare le regole.

 Si può andare dal capo e chiedere un buono per pagare in tutto o in parte la bolletta mensile del gas o dell’elettricità. Si può fino a 49 euro. Oppure, il capo consegna un coupon, non più di 44 euro, per il pieno di benzina. Non importa se si va in ufficio in metropolitana, a piedi, o in bicicletta. La stessa cifra per contribuire all’abbonamento ai mezzi pubblici. Ma i due «regali», per energia o trasporti, non possono avvenire nello stesso mese. Un extra di 21 euro si riceve se si attacca una réclame della ditta sul cruscotto.

 Altri buoni fino a 6 euro e 3 cent possono essere elargiti ogni giorno, da spendere al supermarket o in trattoria, cioè i nostri buoni pasto, però limitati a un massimo di 15 giorni, 90 euro al mese. Un capo generoso può contribuire in tutto o in parte a pagare il parrucchiere alla segretaria, o il corso di yoga, o la palestra, o la piscina. Per migliorare la propria forma fisica si possono ricevere fino a 500 euro all’anno. Vengono rimborsati i corsi per smettere di fumare o per una corretta alimentazione. Un dipendente in buona salute fa bene anche alla ditta. Ed è lecito un contributo per comprare un nuovo cellulare, o il tablet, o farsi pagare il conto per l’internet casalingo. «Fatevi coraggio e cercate di avere un po’ di fantasia e andate dal vostro capo per trattare un contributo», ha consigliato Erich Nöll, dell’associazione di assistenza ai contribuenti.

 Per le vacanze è esente tasse un extra di 300 euro, una volta all’anno. E del tutto esente è anche il contributo per il Kindergarten dei rampolli. In fondo, all’asilo ci dovrebbe pensare gratis lo stato, come promette la futura Grosse Koalition. E la ditta paga in parte anche la baby sitter dei dipendenti, ma non la scuola privata dei figli. La generosità del fisco non è senza limiti. Ma naturalmente bisogna stare attenti: gli extra non vengono conteggiati per la pensione e per l’assegno di disoccupazione.

13  dicembre 2013