La Chiesa ortodossa russa è nata qui a Kiev, con il battesimo del principe Vladimir I  nel 988. Egli è il nipote della principessa Olga appartenente alla aristocrazia variaga della Rus’ che per prima portò il cristianesimo in Russia e per questo divenne santa. Sopra: Nel dipinto di Ivan Eggink Vladimir I nipote di Olga ascolta l’inviato di Bisanzio, mentre il messo papale si allontana contrariato .

di Vincenzo Maddaloni 

Non si capisce  se alcuni aspetti peraltro importanti   delle manifestazioni di Kiev,  fingono di non vederli,  o non li colgono perché sono ignoranti, o li stravolgono per attizzare l’odio.  Oppure semplicemente gli ignorano come fa il quotidiano francese  Le Monde mentre infligge una forte tirata d’orecchie ai dirigenti di Bruxelles e ai grandi Stati membri perché,« a lungo ciechi di fronte all’importanza della battaglia di Kiev». Poiché, raccomanda il quotidiano, essi devono «far sapere in modo forte e chiaro che l’Ue sostiene le pacifiche aspirazioni europee del popolo ucraino».  Naturalmente il giornale non spiega che questo significa lo spostamento nel campo occidentale di 47 milioni di ex sovietici. Che parlano russo.

Pertanto  è facile parlare di spostamento, meno facile da realizzarlo.  Si aggiunga poi, che per la gran parte degli europei occidentali  l’entrata dell’Ucraina nell’Ue  non interessa più di tanto: infatti in pochissimi ne hanno discusso.  Tutt’al più  per quei pochi che se ne occupano essa ha un significato  politico e un costo economico smisurato. Perché se da una parte aumenta la forza dell’Unione e  il suo prestigio , dall’altra parte cospicuo sarà il fiume di denari che essa dovrà spendere  per accaparrarsi questa gloria.  Infatti, alla vigilia del vertice di Vilnius il presidente Viktor Yanukovich  aveva affermato che il paese avrà bisogno di almeno 20 miliardi di dollari l’anno (poco meno di 15 miliardi di euro) per adottare gli standard europei e che, «in tutto, approssimativamente, saranno necessari almeno 160 miliardi di dollari fino al 2017». Ma a Vilnius  l’accordo di associazione e libero scambio tra Ucraina e Ue è  sfumato,  visto che tra le condizioni poste da Bruxelles, al capitolo ‘fine della giustizia selettiva’, c’è proprio la liberazione di Yulia Tymoshenko,  la   grande nemica del presidente Yanukovich alle elezioni del 2010,  la leader dell’opposizione ucraina condannata a sette anni per motivi politici.

Sul grande fondale c’è il presidente russo Vladimir Putin che ha ribadito la forte contrarietà di Mosca all’accordo ucraino anche a Trieste, dove ha incontrato il 26 novembre il presidente del Consiglio Enrico Letta. L’accordo di associazione Ue dell’Ucraina è  «una grande minaccia economica per il mercato russo», ha continuato a ripetere Putin. Infatti se Kiev scivolasse nell’Unione europea, Putin si vedrebbe sfumare il progetto di un’unione economica dei paesi dell’ex-Urss, con la Bielorussia, il Kazakistan e l’Ucraina, senza la quale l’unione non avrebbe più ragione di essere.

Tuttavia i guai per la Russia non finirebbero qui. Poiché all’accordo con l’Ue  aderirebbe inudibilmente  la Crimea russa, che Krusciov regalò agli ucraini quando si pensava che l’Urss sarebbe stata eterna.  Sicché alla Russia rimarrebbe soltanto  il porto del Mar Nero di Novorossijsk,  poiché  a Sebastopoli non avrebbe più gli approdi per la sua Marina militare. Pertanto è facile capire perché  Putin ha espresso in varie occasioni  il suo profondo disappunto per questa possibile unione. Lo spostamento di 47 milioni di ex sovietici nel campo occidentale, che parlano russo è duro da ingoiare. Dopotutto gli porterebbe la Nato  sotto le porte di casa. E dunque se gli ucraini decideranno di guardare a Ovest invece che a Est la politica estera di Putin andrà in briciole, come sosteneva l’altro ieri il Financial Time?

Putin ha davvero fatto male i conti, come afferma il quotidiano inglese? Tutto, o almeno una buona parte lascerebbe credere il contrario.  La Seconda guerra mondiale che da quelle parti chiamano  “La Grande Guerra Patriottica”  ha uniti la Russia e l’Ucraina nella tragedia e nella vittoria, sicché non c’è ucraino che non abbia parenti in Russia e viceversa. Inoltre,i due Paesi – particolare di non poco conto –  sono uniti dallo stesso credo religioso che è sopravvissuto  all’Unione Sovietica.

La Chiesa ortodossa russa è nata qui a Kiev, con il battesimo del principe Vladimir I di Kiev nel 988. Egli è il nipote della principessa Olga di Kiev  appartenente alla aristocrazia variaga della Rus’, che per prima portò il cristianesimo in Russia e per questo divenne santa. E’ scritto sui sacri testi che, nonostante fossero passati alcuni anni dalla morte, il corpo di Olga si manifestava integro e incorrotto dal tempo, circostanza che, nell’antichità, testimoniava per gli ortodossi l’elevazione del defunto a santo.

Non a caso da quando  si iniziò  la “rivoluzione arancione”, le preziose icone  della Rus’ di Kiev, hanno ricominciato a viaggiare tra la capitale ucraina e Mosca e viceversa.  Come mai prima era accaduto, nel giro di due anni il patriarca di Mosca e di tutte le Russie  Kirill si è  recato più volte nella capitale ucraina e al termine delle le cerimonie religiose si è ogni volta  incontrato con il presidente Yanukovich.  L’ultima  nel luglio scorso per celebrare il 1025mo anniversario del Battesimo della Rus’  le cui cerimonie di commemorazione erano iniziate  – per ricordare al mondo il legame millenario che unisce i due Paesi –  nella cattedrale di Mosca di Cristo Salvatore, quella stessa nella quale le tre Pussy Riot ebbero la balzana idea di esibirsi e si ritrovarono in carcere.

Naturalmente, tutto questo è accaduto e continua ad accadere nell’indifferenza, nell’ignoranza o nella malafede  di moltissimi mezzi d’informazione . Beninteso, per la gran parte degli europei  – s’è detto – la “conquista” dell’Ucraina non significa niente o quasi. Tuttavia il disinteresse è  reciproco poiché non c’è una storia comune. Anzi  i religiosi –  ortodossi da una parte, cattolici e protestanti dall’altra parte  – con il loro conflitto millenario hanno fatto lievitare le incomprensioni da ambo le parti. Questa è una realtà che va compresa,  serve  a capire – prima di condividere le considerazioni dei media sui fatti di Kiev –  come quei 47 milioni di cittadini ex sovietici vanno tenuti in conto.

written specially for   LINKIESTA

5  dicembre 2013