di Vincenzo Maddaloni   [written specially forLINKIESTA]

Vladimir Putin con la “sua” Crimea distrae. Eppure era dai tempi del colpo di Stato dei colonnelli in Grecia che non si assisteva più a un uso aperto delle forze politiche fasciste in Europa ( un utilizzo coperto c’è stato invece durante le guerre che hanno dilaniato la Jugoslavia). Sicchè sostenere che con la crisi ucraina gli Stati Uniti l’Ue e la Nato sono ritornati alle vecchie usanze della Guerra Fredda, non è affatto esagerato.

Infatti il neo ministro della Difesa, Andriy Parubiy è uno dei fondatori di Svoboda, un partito apertamente neo-nazista che quando nacque nel 1991 si chiamava “Partito Nazionale e Sociale dell’Ucraina” e il suo simbolo richiamava la svastica. Lo stesso simbolo che i dimostranti nella Maidan di Kiev sbandieravano in faccia ai poliziotti e alle telecamere delle televisioni di tutto il mondo. E che è pure ricomparso negli Stati Uniti durante i cortei degli appartenentiAssociazione nazionale ucraina (UNA), che conta – Canada incluso – oltre 50mila membri discendenti degli immigrati ucraini che lavoravano nelle miniere di carbone.

Un pope ortodosso davanti a una postazione militare russa a Sebastiopoli

Un pope ortodosso davanti a una postazione militare russa a Sebastiopoli

L’accoglienza che il segretario di Stato, John Kerry ha riservato durante la sua visita a Kiev al nazista Oleh Tjahnybok, leader di Svoboda, suggella la nuova tendenza degli Stati Uniti, supportata dai molti -anche in Italia- media zelanti i quali, come abbiamo scritto, continuano a sorvolare sul fatto che i veri protagonisti della rivolta di Kiev sono gli ultra- nazionalisti dei “colonnelli” Andriji Parubyi, Dmytro Yarosh e Oleh Tjahnybok che comandano le formazioni paramilitari armate dei “banderovzy”neonazisti, che fanno capo a Pravý Sektor (La destra) la coalizione ucraina del tutto simile a quella di Bandar Bush con gli jihadisti in Siria.

Quel che si vuol far passare dalle nostre parti è che anche un regime democraticamente eletto può essere legittimamente rovesciato con la violenza. Perché di là della residenza sfarzosa e i parchi con gli struzzi, Yanukovich era arrivato al potere democraticamente nel 2010 col 51,8 per cento dei voti, in elezioni che erano state considerate regolari anche dall’Occidente.

Le cose gli sono cominciate ad andare male da quando è venuto meno l’accordo proposto dall’Unione Europea poiché esso «assomiglia più ad un’annessione che ad un accordo commerciale tra uno Stato e l’Unione europea. L’idea è quella di portare questi Paesi, ed altri Stati dell’ex Unione sovietica, nell’orbita di Bruxelles», come sostiene John Laughland, direttore agli studi presso l’Institut de la Democratie et de la Cooperation con sede a Parigi. Infatti ilSeae, (Servizio Europeo per l’Azione Esterna) non lascia spazio ai dubbi quando scrive che: «l’Ue sta cercando un rapporto sempre più stretto con l’Ucraina, che vada oltre la semplice cooperazione bilaterale, che comprenda un graduale progresso verso l’associazione politica e l’integrazione economica».

Insomma l’errore che i leader ucraini hanno commesso è stato quello di credere che sottoscrivendo l’adesione, diventassero una sorta di ponte tra la Russia e l’Europa. Invece si sono ritrovati in una situazione del tutto imprevista. Poiché la crisi economica molto ha influito sulla scelta dell’Unione europea, o per meglio dire di Germania, Inghilterra e Francia di assicurare agli Stati Uniti le sue capacità egemoniche -indebolite dalle politiche di Obama- in un momento nel quale il “modello” occidentale crea  più problemi di quanti ne riesca a risolvere, sia in termini di sviluppo, sia in termini di stabilità sociale e internazionale.

kiev3Il fatto di essersi schierati dalla parte della piazza e di una rivolta armata estremamente violenta, la dice lunga sulla paura di perdere il controllo del “modello”. Ben sapendo che quando si avalla il sequestro di una sessantina di poliziotti si è fuori da qualsiasi manifestazione, per quanto dura, espressa democraticamente. Beninteso, la reazione di Yanukovich è stata altettanto violenta se non maggiore. Sicuramente senza la pressione della piazza e dell’Occidente, egli non sarebbe stato costretto a fuggire, benché -ripeto- Yanukovich non è un dittatore come lo era Mubarak in Egitto.

Malauguratamente i leader occidentali hanno bisogno -come non mai- di un nemico ideologico (prima Yanukovich, ora Putin) per meglio difendere il “modello” occidentale. Il fatto che questa difesa l’abbiano affidata ai nazifascisti e l’abbiano pure glorificata schiudono scenari da brivido.

4 marzo 2014