di Vincenzo Maddaloni   [written specially forLINKIESTA]

anziano-computerA conti fatti meglio l’abbandono terapeutico quando l’anziano -over 70- non è più “un beneficio per la società più ampia” perché non solo non è più in grado di produrre, ma addirittura consuma risorse. Così si legge nella proposta di legge del governo del Regno Unito che mira a limitare (se non addirittura a toglierla) l’assistenza sanitaria ai vecchi qualora, come usa dire, il gioco non valga la candela. Poiché -è specificato nella proposta di legge- continuare a prendersi cura di loro con medicinali e visite sarebbe soltanto uno sperpero di denaro pubblico. Tanto per capire, fra un lavoratore malato di cancro e un anziano , se le risorse non permettono di soddisfare le pretese di entrambi, va privilegiato chi ha maggiori aspettative di vita.

Sullo sfondo c’è l’accesa polemica fra le case farmaceutiche inglesi e il sistema sanitario nazionale. Le case farmaceutiche accusano lo Stato di tagliare le spese, scegliendo di privare i pazienti più debilitati delle cure farmacologiche. I principali quotidiani britannici hanno titolato: “Paura per gli anziani” e “Agli anziani saranno negate le medicine salva vita”. Ma hanno anche spiegato che il sistema sanitario deve recuperare 20 miliardi in 5 anni, e siccome non sa dove poter attingere le risorse, si affida ai tagli. Sicché lasciar spegnere gli over 70 è già nel pacchetto delle idee non sottovalutare.

Jospephine Quintavalle, voce laica di spicco del movimento pro life britannico, fondatrice e direttrice del Comment on Reproductive Ethics, osservatorio sulle tecniche riproduttive umane, sostiene che «il problema è molto più profondo», ammette che «non sappiamo più da che parte girarci», perché spiega la signora: «gli anziani sono assistiti nelle cliniche, con un costo altissimo per il sistema sanitario nazionale, di cui il 60 per cento è rappresentato dagli stipendi al personale e il 20 dai farmaci».

La soluzione potrebbe essere un’esistenza a timer per la Terza età, come suggerisce John Harris, docente di bioetica alla Manchester University il quale afferma (in un suo scritto del 1970 The Value of Life, an Introduction to Medical Ethics) che a tutti dovrebbe essere garantita una “equa quota di vita”, stimabile in 70 anni. Chi riesce a superarla “deve considerare eventuali anni ulteriori come una sorta di bonus”, insomma un fortunato a cui se si toglie la possibilità di vivere ancora più a lungo non può gridare all’ingiustizia perché “una volta raggiunta la soglia [dei 70 anni] ha ormai visto soddisfatto il suo diritto”.

Naturalmente la proposta di legge britannica prosegue il suo iter, sostenuta anche da un’opinione nei secoli condivisa in tutto l’impero britannico, secondo la quale per assicurare la «massima felicità per il massimo numero di persone», si può anche sacrificare la “felicità” di alcuni, come scrisse il giurista e filosofo Jeremy Bentham (1748-1832), pure lui inglese. Insomma, largo ai giovani. La spending review inglese rottama senza esitazione . Chissà se pure a Palazzo Chigi ci hanno  pensato.

7 marzo 2014