La malattia spaventosamente contagiosa che uccide fino al 90 per cento di coloro che la contraggono, ha ora ucciso di più di tutte le precedenti epidemie messe insieme. Decine di migliaia di persone sono morte, molte di più della cifra ufficiale dell’OMS, 3.300. Una strage. Ma l’informazione è dominata dalle notizia del nero che ha portato la malattia dalla Liberia negli Stati Uniti

pauldi Paul Vallely

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A migliaia stanno morendo a causa del virus, e dei fanatici islamisti che terrorizzano la Nigeria, ma l’Occidente non se ne preoccupa più di tanto. 

Sono soltanto africani. Possono anche morire di Ebola in numeri da record, ma chi veramente se ne preoccupa? Queste sono le politiche dell’epidemia. E poi ci sono le politiche della guerra. In Nigeria, i fanatici islamisti di Boko Haram uccidono gli uomini lapidandoli, e le donne versando loro addosso la benzina e poi bruciandole vive.

Tuttavia dove sono i discorsi sugli attacchi aerei in Africa, per non parlare delle truppe di terra? I sanguinari trafficanti di terrore dello stato non-islamico* in Iraq si ritiene che costituiscano una minaccia alle strade dell’Occidente. Ma Boko Haram, come l’Ebola, è soltanto un altro dei quattro cavalieri dell’Apocalisse che perseguitano per sempre quel continente lontano del quale sappiamo poco e ce ne importa ancora meno. Naturalmente, nessuno si esprime con tali termini espliciti, neanche nella smania del parlare chiaramente che caratterizza la retorica demagogica dei nostri tempi. E’ però difficile evitare il senso che così è la realtà delle nostre priorità politiche.

Questa non è l’unica peggiore epidemia di Ebola della storia. La malattia spaventosamente contagiosa che uccide fino al 90 per cento di coloro che la contraggono, ha ora ucciso di più di tutte le precedenti epidemie messe insieme. Decine di migliaia di persone sono morte, molte di più della cifra ufficiale dell’OMS, 3.300. Progredisce in modo esponenziale; quasi il 40 per cento delle morti si sono verificate soltanto nelle tre settimane scorse.

Come è strano, allora, che l’informazione sia dominata dalle notizie dell’uomo che ha portato la malattia dalla Liberi negli Stati Uniti. La presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf, la cui popolazione sta morendo a migliaia, viene ampiamente citata per l’azione “imperdonabile” dell’uomo che ha portato la malattia nella nazione più ricca del mondo.

Si riferisce di come sarà perseguito per avere falsamente dichiarato che, quando è salito a bordo dell’aereo per Dallas, non aveva avuto alcun contatto con l’Ebola. Negli Stati Uniti ci sono resoconti dettagliati delle strette misure di controllo messe in atto – le tende gonfiabili, i sistemi per relazionare, i camici e i guanti fatti di materiali altamente tecnologici – che assicureranno che l’Ebola sarà rapidamente contenuta.

Nel frattempo, in Africa la notizia è che, malgrado le promesse di aiuti dall’Occidente, gli operatori sanitari locali non solo mancano di camici e guanti, ma sono anche a corto di paracetamolo (un antidolorifico) e di materassi dove i malati possano morire.

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Il governo britannico ha annunciato un pacchetto di 100 milioni di sterline per costruire una serie di ambulatori con 700 letti per il trattamento specialistico dell’Ebola. Però questa notizia è stata messa in ombra dalla rivelazione dei deputati di diversi partiti che fanno parte del Comitato per lo Sviluppo Internazionale, che gli aiuti britannici bilaterali alla Sierra Leone e alla Liberia sono stati precedentemente decurtati di un quinto, facendo un grave danno all’ infrastruttura sanitaria di quelle nazioni. “Il debole stato del sistema sanitario in entrambi i paesi ha ridotto molto l’efficacia dell’intervento per l’Ebola,” hanno dichiarato i deputati.

La grottesca metafora finale del divario tra ricchi e poveri, è stato il modo in cui sono state messe da parte le preoccupazioni etiche per la natura non dimostrata del siero sperimentale ZMapp, in modo che la medicina potesse essere data alle vittime britanniche e americane della malattia. Ma nessuna è stata resa disponibile per il Dottor Sheik Ulmar Khan, primario in Sierra Leone, che è morto curando i malati colpiti dalla devastante epidemia.

E’ stata una triste parodia dei principi della giustizia distributiva globale. Ha però violato anche un calcolo utilitaristico. Salvare la vita del Dottor Khan gli avrebbe permesso di salvare un numero di vite maggiore di quante sarebbero risultate salvando la vita di un’infermiera britannica o di un dottore americano.

Però il Dottor Khan è semplicemente un cittadino del sud globale. Questa è l’economia dell’ineguaglianza internazionale. Sembra che il modo migliore di curare gli africani sia la quarantena; i media degli Stati Uniti hanno chiesto un divieto sui viaggi, per tagliar fuori la Liberia la Sierra Leone e la Guinea dal resto del mondo, poiché sono africani maledetti. Tuttavia, i viaggiatori eludono sempre queste ingiunzioni; l’unico modo sicuro di proteggere il mondo è quello di finanziare la lotta contro la malattia alla fonte.

Non si tratta soltanto dell’Ebola. In Nigeria, fanatici spietati stanno sferzando, amputando, e lapidando in nome di una distorta visione dell’Islam. Una volta guerriglieri terroristi, stanno ora tenendo la presa sul territorio e proclamando un “califfato” africano. Tre milioni sono fuggiti dalle loro case.

La gente sta cercando rifugio in cima alle montagne. Le truppe governative si stanno ritirando, dicendo che non riescono a competere con la potenza di fuoco degli insorti. Un pilota dell’aviazione nigeriana è stato appena decapitato e l’esecuzione è stata filmata in un video. I parallelismi con l’Iraq sono inspiegabili.

Tuttavia non ci sono attacchi aerei americani come in Iraq o in Siria. Il primo ministro israeliano Tony Abott – che è diventato il primo leader occidentale a impiegare delle truppe contro quello che chiama il “culto sanguinario della morte” dello Stato non-Islamico – non sostiene che le strade dell’Australia e quelle del mondo più vasto, hanno bisogno di proteggersi da una “minaccia terrorista senza precedenti” in Nigeria.

Perché no? Perché, come nel caso dell’Ebola, le morti degli africani non hanno un significato strategico o neanche simbolico, nella nostra realpolitik globale. Questo non è soltanto profondamente ingiusto. E’ un atteggiamento miope dal punto di vista politico ed epidemiologico.

L’Ebola è uno dei virus più letali noti all’umanità. Uccide fino al 90% delle sue vittime.

Ci sono circa 500 nuovi casi ogni settimana, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e il tasso di aumento sta accelerando. Il virus può mutare rapidamente, perché, come l’Aids o l’influenza, il suo codice genetico è un il filamento dell’RNA, il cugino meno stabile del DNA. Potrebbe anche diventare trasmissibile per via aerea.

Gli strateghi dell’OGS, prevedono 20 mila infezioni nelle prossime sei settimane. Il Centro per il Controllo della Malattia ha avvertito che ora di gennaio 1,4 milioni di persone saranno infettate.

Ma saranno soltanto africani. E quindi allora tutto andrà bene.

Fonte: The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace per Z Net

16 ottobre 2014