L’ex cancelliere chiede il sequestro di “Vermächtnis-die Kohl Protokolle”, (L’eredita o il retaggio – i protocolli Kohl), che arriva questa settimana in libreria. Kohl, 84 anni, costretto su una sedia a rotelle, mandato in pensione dopo lo scandalo dei fondi neri al suo partito, ci va giù pesante con avversari, e soprattutto con gli amici, a cominciare dalla Merkel, una sua creatura, che lui chiamava “la mia ragazza” e che gli voltò le spalle

giardina11di Roberto Giardina 

Helmut Kohl, 84 anni

Helmut Kohl, 84 anni

 

Berlino. Nel film di Polanski, il “ghostwriter” alla fine ci lascia le penne. Il “negro”, come diciamo noi in gergo, colui che scrive al posto del potente, che si limita a mettere la firma sulle memorie, rischia se rompe il patto, e vuol rivelare tutta la verità.

A Berlino, Helmut Kohl non ricorre ai sicari, ma vuol impedire costi quel che costi che il suo biografo, il giornalista Heribert Schwan, 70 anni, pubblichi un libro con le confidenze che gli fece l´ex Cancelliere nel 2001.

Chiede il sequestro di “Vermächtnis- die Kohl Protokolle”, l’eredita o il retaggio- i protocolli Kohl, che arriva questa settimana in libreria. Un bel problema giuridico, ma tanto “Der Spiegel”, in edicola ieri, ha già anticipato i passi più roventi.

Kohl, 84 anni, costretto su una sedia a rotelle, mandato in pensione dopo lo scandalo dei fondi neri al suo partito, ci va giù pesante con avversari, e soprattutto con gli amici, a cominciare dalla Merkel, una sua creatura, che lui chiamava “la mia ragazza”,e che gli voltò le spalle: “Angela non ha alcuna idea, non sa come si mangia con coltello e forchetta”.

L´ex presidente della Repubblica, Christian Wulff? “Uno zero assoluto”. Il ministro delle finanze Schaüble? “Un incapace”. Gorbaciov? “Ha fallito”. Ne ha per tutti: non furono i cittadini della DDR con la loro protesta a far cadere il “muro”, ma la crisi economica dell´Urss. E mette in discussione un mito, mentre si celebrano i 25 anni dell´evento.

Suo figlio ha sposato una ragazza turca, ma lui vorrebbe rispedire a casa almeno la metà degli emigrati dal Bosforo, quasi tre milioni. Parole che, ovviamente, non si trovano nelle memorie ufficiali apparse nel 2004, scritte da Schwan e firmate da lui.

Il Cancelliere e il “negro” parlarono per 600 ore, registrando oltre 400 cassette. A chi appartengono? C´è già una controversia: le vorrebbe custodire l´archivio storico nazionale, mentre l´ultima moglie di Kohl, Maike Richter, di 24 anni più giovane, vuol tenerle lei per sempre, pur dopo la scomparsa del marito.

Schwan sostiene che le registrazioni sono frutto del suo lavoro, e sono anche di sua proprietà. A decidere sarà probabilmente la Corte Costituzionale, ma il Ghostwriter non avrà gioco facile. Le cassette potranno essere sue, intese come oggetto. Il loro contenuto appartiene a chi si confidava.

Come avviene per la lettera di un grande scrittore. Io che la ricevo la posso mettere all´asta, ma nessuno può pubblicare quanto è scritto. Disquisizioni giuridiche. Malignamente, sospetto che Kohl sotto sotto sia contento: quel che pensava di amici traditori lo sappiamo tutti. E il ghostwriter non perderà la vita, ma i diritti d´autore.

13 ottobre 2014