Berlino. Domenica 9 di novembre si celebrano i 25 anni della caduta del Muro di Berlino e l’anniversario offrirà un’ occasione  supplementare per ricordare al mondo che il crollo del Muro, dell’Urss, di tutto il sistema comunista è stata una “vittoria”. La vittoria di chi?
 
Berlin_Wall_Trabant_grafitti

 

di Vincenzo Maddaloni

Infatti, il  socialismo reale è crollato, senza che il capitalismo abbia offerto qualcosa di valido in alternativa. Anzi, venticinque anni dopo emerge una realtà nella quale i protagonisti sono il sistema finanziario mondiale che si mantiene ormai in uno stato di imponderabilità;  la crisi sociale che si accentua, gli squilibri demografici  che lievitano e via dicendo.

Il risultato è  che ogni giorno vengano distrutti migliaia di posti di lavoro senza che nessuno pensi a difenderli, a meno che non sia minacciato il proprio interesse personale. Insomma le lotte sono diventate esclusivamente di categoria, con la tendenza ad evitare che alcunché le subordini a qualcosa di più generale.  Cosicché in un mondo dove gli insoddisfatti si addizionano, ma non si aggregano anche per il sindacato più agguerrito la vita diventa difficile.

Dunque non c’è libertà. Anche senza il Muro . E’ paradossale, eppure succede perché la più grande vittoria del sistema sta proprio nell’aver persuaso le genti che esso non pretende di essere perfetto, ma che tuttavia non esistono altre alternative. Sicché s’è venuta a creare una nuova scala dei valori nella quale le azioni  non sono più classificate come morali o immorali,  ma sono esaltate soltanto quelle supportate dal potere politico o dalla forza del denaro. E quindi, il sogno e perciò l’utopia, sono considerati la massima trasgressione e la massima minaccia.

Dopotutto, c’è la straordinaria capacità del sistema mondiale di recuperare a proprio profitto ogni cosa che possa, attirare l’attenzione, a far pensare ad altro, o più precisamente ad impedire di pensare.  Insomma, venticinque anni dopo siamo noi i rinchiusi dietro a un  muro.

Questo articolo è pubblicato anche su Linkiesta.it

8 novembre 2014