Il rapporto del Senato degli Stati Uniti rivela che il regime di torture disumane “per salvare le vite americane” aveva la benedizione dell’amministrazione, ma produceva pochissime informazioni

di Vijay Prashad

Buona

Torturavano il cadavere

Fino a quando l’alba si dissolveva

E il gallo  si alzava  protestando.

Conficcavano le unghie nella sua carne

La frustavano con fili elettrici.

Lo facevano penzolare  dal ventilatore appeso al soffitto.

Quando i torturatori erano finalmente stanchi,

e facevano una pausa,

il cadavere muoveva il mignolo,

apriva i suoi occhi feriti,

e mormorava qualcosa.

Chiedeva dell’acqua?

Forse chiedeva del pane?

Li malediceva o chiedeva di torturarlo ancora?

“Il cadavere”, Sargon Boulus

(tradotto dall’arabo da Sinan Antoon)

Il 9 dicembre, alla vigilia della Giornata Internazionale per i Diritti Umani, il Comitato Speciale del Senato degli Stati Uniti per lo spionaggio, ha diffuso una notizia esplosiva. Atteso da lungo tempo, il rapporto sintetico di 600 pagine dello studio di 6.700 pagine svolto dal Comitato sul Programma di detenzione e interrogatori della CIA, è stato, cionondimeno allarmante. Le descrizioni delle torture, che il governo degli Stati Uniti chiamava Tecniche di interrogatorio potenziato (EITs – Enhanced Interrogation Techniques) erano in tutto il testo del rapporto. La presidente del Comitato Speciale, la senatrice della California Dianne Feinstein, non si è nascosta dietro eufemismi come l’EIT. “E’ la mia personale conclusione,” ha scritto nell’introduzione, che “i detenuti della CIA venivano torturati.” La parola “tortura” è significativa. Gli Stati Uniti sono firmatari della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura (1984). Se le loro stesse agenzie governative indicano che il loro personale ha commesso atti di tortura, allora è obbligatorio indagare ulteriormente su questo e accusare coloro che li hanno perpetrati. Questa è l’implicazione nota come Rapporto sulla Tortura.

La reazione al rapporto è avvenuta con dichiarazioni di parte. L’ex Vice presidente Dick Cheney, che aveva promesso di condurre la “Guerra al terrore” “al buio”, ha detto che il rapporto era “pieno di stronzate”. I “reduci” dell’amministrazione di George W. Bush che hanno autorizzato l’uso delle tecniche di tortura, si sono allineati per denunciare il rapporto e le sue implicazioni. George Tenet, che all’epoca delle torture era il direttore della CIA ha definito il rapporto “fazioso, approssimativo e distruttivo.”

Nel 2007, quando Tenet promuoveva le sue memorie “At the Center of the Storm”[Al centro della tempesta], ha detto a un canale televisivo: “Non torturiamo le persone. Lasciate che ve lo dica di nuovo, non torturiamo le persone, va bene?” Quel livello di suscettibilità era di nuovo in mostra da parte dei funzionari dell’amministrazione Bush, molti dei quali erano responsabili di crimini contro l’umanità a causa delle loro decisioni.

Una delle ragioni per cui il Senato si dedicava a questa indagine è stato che, nel 2007, la CIA aveva distrutto le videocassette delle sedute di interrogatori. La distruzione delle prove avrebbe reso difficile dimostrare l’entità delle torture. Senza le videocassette, il rapporto del Senato descrive la tortura per mezzo dei cablogrammi della CIA e delle interviste ai funzionari della CIA.

Una settimana prima di lasciare l’incarico, Bush ha detto a un giornalista: “Rifiuto fermamente la parola ‘tortura’.” La sua amministrazione aveva approvato una serie di “tecniche” che chiamava EIT, ma non tortura. Il governo statunitense aveva pagato 81 milioni di dollari a due psicologi, James Mitchell e John Bruce Jesse, per elaborare una serie di tecniche per gli interrogatori per detenuti di “alto valore”. Queste tecniche comprendevano la privazione del sonno, l’isolamento in uno spazio soffocante, minacce fatte ai membri della famiglia, e waterboarding. Abu Zubaydah, per esempio, “ha trascorso un totale di 226 ore (11 giorni + 2 ore) nella scatola grande per l’isolamento (delle dimensioni di una bara) e 29 ore nella scatola piccola che era larga circa 53 cm. profonda 0,76 m. e alta 0,76 m. Gli interroganti hanno detto ad Abu Zubaydah che l’unico modo in cui avrebbe potuto lasciare la struttura era in una scatola come quella usata nell’isolamento, ma a forma di bara.”

Gul Rahman, che è stato torturato nel Salt Pit (sito di detenzione Cobalto), una fabbrica di mattoni abbandonata a nord di Kabul, ha sopportato 48 ore di privazione del sonno, con musica ad alto volume trasmessa tutto il tempo, e in totale oscurità. Il capo della CIA a Cobalt chiamava la sua prigione “La cella sotterranea”. Quando i funzionari della CIA si arrabbiavano con Gul Rahman, ordinavano che venisse incatenato al muro. “Il giorno successivo, le guardie hanno trovato il corpo di Gul Rahman. Un’ispezione interna della CIA e un’autopsia hanno stabilito che Rahaman era morto di ipotermia, in parte per essere stato costretto a rimanere seduto sul nudo pavimento di cemento e senza calzoni.”

La morte di Gul Rahman solleva la questione del numero di persone che sono morte mentre erano detenute dalla CIA. E’ un fatto che non può essere determinato. Come nota il rapporto: “La CIA ha mantenuto una documentazione così scarsa dei suoi detenuti nel paese [l’Afghanistan] durante questo periodo, che essa stessa non è in grado di determinare il numero e l’identità degli individui che ha tenuto in detenzione.”

Altri non hanno meritato di essere in custodia della CIA. Qualcuno che si è voluto vendicare di Arsala Khan, a causa di una faida familiare, lo ha venduto alla CIA come la persona che aveva aiutato Osama bin Laden a scappare da Tora Bora. “Dopo 56 ore passate in piedi senza dormire, Arsala Khan viene descritto come a mala pena in grado di articolare parole e di ‘essere visibilmente scosso dalle sue allucinazioni con cani che straziavano e uccidevano i suoi figli e la sua famiglia.” I dispacci della CIA notano che Arsala Khan “affermava che [l’interrogante] era responsabile della loro uccisione e di averli dati in pasto ai cani.” Dopo un mese di torture e 4 anni di detenzione, Arsala Khan è stato rilasciato. E’ stato fortunato. Il film di Alex Gibney, del 2007, Taxi to the Dark Side [Taxi verso le tenebre], (uscito in Italia nel 2009, n.d.t.), racconta la storia di Dilawar, un tassista afgano che è stato preso, torturato e ucciso. Non aveva alcun rapporto con nessuna organizzazione terrorista.

Il rapporto descrive il modo in cui la CIA è andata “a scuola” da Khalid Sheikh Mohmmed (KSM) il sedicente architetto degli attacchi dell’11 settembre. La CIA ha sottoposto KSM al waterboarding per 15 volte, cioè a una serie di quasi annegamenti. Il waterboarding, usato per la prima volta dalle forze armate statunitensi nelle Flippine all’inizio del 20 secolo, è una forma di tortura riconosciuta dall’ONU e anche dal Dipartimento di Stato americano (nella sua critica all’uso di tale tortura fatto nel 2005 in Tunisia, dove dice che “l’immersione totale della testa nell’acqua” è una forma di tortura). Quando KSM è stato trasferito al Sito di detenzione Blue (una base aerea abbandonata a Stare Kiejkuty, vicino a Szcxytno, nella Polonia nord-orientale), il quartier generale della CIA a Langley ha spinto la squadra a sottoporlo più spesso al waterboarding. “Le richieste che arrivano dalla sede centrale ,” ha scritto l’ufficiale sanitario, “sono realmente incredibili per quanto riguarda il respiro e di dettagli.”

Quando di KSM ha iniziato lo sciopero della fame, la CIA ha deciso di usare l’alimentazione come mezzo di tortura. I tubi per l’alimentazione infilati nel naso, che Majid Khan aveva accettato, sono stati rimossi, e la CIA ha elaborato un sistema più aggressivo di cura “senza chiacchiere inutili”. Majid Khan è stato allora soggetto ad alimentazione rettale forzata e a idratazione rettale, che comprendeva due bottiglie di Ensure [una bevanda nutriente]. In seguito, lo stesso giorno, il pranzo di Majid Khan, consistente in hummus (passato di ceci condito con olio spezie, n.d.t.), pasta con salsa, nocciole e uvetta secca, è stato ridotto in purée e gli è stato “somministrato” per via rettale. Mjid Khan ha tentato il suicidio in numerose occasioni, una volta usando uno spazzolino da denti affilato per tagliarsi la pelle alla congiunzione del polso. Andrea Prasow, dell’Osservatorio per i Diritti Umani è stato avvocato difensore con l’Ufficio delle Commissioni Militari al Dipartimento Statunitense della Difesa e aveva fatto da consigliera a Salim Hamdan, un detenuto della prigione di Guantanamo. Mi ha detto: “La Convenzione dell’ONU contro la tortura la definisce, in breve, come qualsiasi atto che provochi grave dolore o sofferenza mentale o fisica.

“Non c’è molto dubbio che gran parte di ciò che viene fatto ai detenuti inclusi nel programma della CIA, si adatti a quella definizione.” Il legale di un altro detenuto di Guantanamo, dell’organizzazione Reprieve, Alka Pradhan, è d’accordo: “Tutte quelle ‘tecniche’ sono tortura, senza dubbio, in base alla Convenzione contro la tortura e in base al concetto di tortura di qualsiasi persona ragionevole.”

I torturatori sapevano che si trattava di tortura?

Il rapporto del Senato nota che molti degli agente della CIA mandati a svolgere gli interrogatori non avevano esperienza di queste tecniche. Il capo della stazione CIA di Kabul, infatti, era un giovane ufficiale il cui compito era al di sopra delle proprie capacità. Tra coloro che andavano a occuparsi della tortura, la CIA lo sapeva già, c’erano “individui che, tra gli altri problemi, si erano impegnati in interrogatori inappropriati di detenuti, avevano problemi di gestione della rabbia nel luogo di lavoro, e che si dice avessero confessato aggressioni di tipo sessuale.” I membri esperti del Bureau Federale statunitense delle prigioni, “erano rimasti sorpresi dalle prigioni perché non avevano mai visto nulla di simile prima: “un costante rumore bianco  nessuno che parlava, tutti al buio, con le guardie che avevano una luce sulla fronte quando prendevano e scortavano un detenuto in una cella per l’interrogatorio, detenuti costantemente incatenati al muro o al pavimento, e la desolazione di ogni cella.” Quando il consulente generale della CIA pro tempore ha letto un rapporto molto critico sulla tortura presentato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, ha detto che “in realtà non sembra molto lontano dalla realtà.”

Nel 2002, Abu Zubaydah è stato torturato al Sito di detenzione Green, una prigione nota come Cat’s Eye (Occhio di gatto), vicino a Bangkok, in Thailandia. Le email della CIA comprendono la prova che anche i loro funzionari erano sconvolti da quello che dovevano fare. Uno ha scritto: Mette a disagio a livello visivo e psicologico.” Un altro ha scritto: “Sembra opinione collettiva che non dobbiamo spingerci molto oltre.” Questo accadeva l’8 agosto 2002, quattro giorni dopo l’inizio del programma di tortura. Naturalmente avrebbe intensificato la sua brutalità. Lo stesso giorno un dispaccio della CIA osservava: “Parecchie persone nella squadra erano molto colpite, alcuni al punto di piangere e di avere un nodo alla gola.” Il giorno successivo, due o tre funzionari della CIA era probabile che scegliessero di trasferirsi.” Due giorni dopo, i funzionari della CIA che avevano mandato i nastri dell’interrogatorio a Langley, hanno annotato: “prepararsi per qualcosa non visto in precedenza.”

Il libro della giornalista Jane Mayer: The Dark Side: The Inside Story of How the War on Terror Turned Into a War on American Ideals (2008) [ Il lato oscuro: la storia segreta di come la Guerra al Terrore si è trasformata in Guerra contro gli ideali americani], aveva già dimostrato la complicità dell’amministrazione Bush nel programma di tortura. Jane Mayer espone come i critici delle politiche di tortura si sono trovati emarginati e come gli stretti collaboratori legali di Bush, come John Yoo, autore di: Torture Memo [Promemoria per la tortura] abbiano ignorato la legge internazionale per incentivare la tortura. Quando Alberto Mora, Consigliere Generale della Marina statunitense (che ospitava la prigione di Guantanamo), ha domandato a Yoo se riteneva che il presidente avesse l’autorità di ordinare la tortura, Yoo ha risposto: “Sì.” Era inequivocabile. Nel rapporto del Senato, il legale della CIA John Rizzo dice che i legali della Casa Bianca, come Yoo, si preoccupavano che se il Segretario di Stato americano Colin Powell fosse venuto a sapere della tortura, “avrebbe perso il controllo.” Non soltanto i funzionari dell’amministrazione Bush, come Yoo, sanno che ciò che hanno autorizzato era la tortura, ma hanno cercato di nasconderlo ad altri nell’amministrazione. Una delle grandi limitazioni del rapporto del Senato è che assegna la responsabilità della tortura alla CIA. Il marcio arriva fino in cima. Nel suo libro di memorie, Decision Points [I momenti delle decisioni], Bush racconta come abbia personalmente autorizzato il waterboarding per KSM.

La tortura era efficace?

La seconda metà del rapporto si pone la semplice domanda: la tortura era efficace? La risposta del rapporto è un sonoro no. L’amministrazione Bush e la CIA hanno sostenuto che la tortura “ha salvato le vite americane”. Il rapporto del Senato considerava gli otto complotti più importanti che la Cia sosteneva di avere sventato con l’uso della tortura. Una attenta analisi forense di ognuno di questi dimostrava che, in ognuno dei casi, “le descrizioni della CIA erano approssimative e non supportate dalla sua documentazione.” Le informazioni strategiche arrivavano, in molti casi, da interrogatori che usavano le tecniche convenzionali di “costruzione di contatti” una cosa che viene sottolineata dall’ interrogante dell’ FBI, Ali Soufan, in questo rapporto, ma anche nel libro di Jane Mayer. Queste informazioni utili sono state raccolte anche tramite segnali elettronici e dai materiali presi in seguito agli attacchi in Afghanistan e in Pakistan. La vera tortura produceva pochissime informazioni strategiche, almeno per quanto dimostra il rapporto del Senato.

Una lettera della Cia del 1989, notava: “Le tecniche disumane fisiche o psicologiche sono controproducenti perché non producono informazioni e probabilmente avranno come effetto delle riposte sbagliate.” Il programma di tortura della CIA ha dimostrato la verità di questo assioma. Sia KSM che il militante indonesiano Hambali hanno inventato delle informazioni allo scopo di scampare al peggior tipo di tortura. Ad Hambali hanno fatto domande su un complotto per reclutare piloti che si andassero a schiantare con un secondo gruppo di velivoli contro degli edifici alti sulla costa occidentale degli Stati Uniti. L’interrogatorio della CIA di Hambali e le torture inflittegli hanno prodotto quello che sembrava essere una miniera di informazioni.

In seguito, Hambali ha comunicato a un interrogante della CIA parlando in lingua indonesiana che “Aveva fornito le informazioni false nel tentativo di ridurre la pressione su se stesso e di fornire un resoconto che fosse in accordo con quello che Hambali valutava fosse quello che chi faceva le domande voleva sentire.” I tre massimi detenuti della CIA di “alto valore” – KSM, Abu Faraj al-Libi e Khalid bin Attash – hanno fornito informazioni che la CIA ha giudicato fossero state costruite e intenzionalmente devianti.” La tortura non chiariva le informazioni che davano: le rendeva confuse. L’esempio più catastrofico di queste informazioni false che si erano assicurati per mezzo della tortura, si è avuto quando la CIA ha consegnato Ibn-al-Sheikh al-Libi ai servizi segreti egiziani nel 2002. Torturato alla presenza di funzionari della CIA, al-Libi ha detto che Al Qaida aveva legami con l’Iraq di Saddam Hussein, un’invenzione che ha aiutato l’amministrazione Bush a giustificare la sua guerra contro l’Iraq.

Andrea Prasow, dell’Osservatorio per i Diritti Umani dice che chiedere se la tortura sia efficace è una domanda sbagliata. “Talvolta la tortura può produrre informazioni accurate,” mi ha detto. “Talvolta no. E sarà sempre impossibile sapere quali saranno quelle esatte. Gli interroganti esperti ogni tanto dicono l’uso di metodi violenti può far sì che i detenuti smettano di parlare e che impediscano una collaborazione futura e che si sprechi del tempo su inutili indizi. E, naturalmente, la tortura è illegale e moltissimi direbbero immorale.”

Ci sarà responsabilità penale?

Ben Emmerson, lo Special Rapporteur dell’ONU per i diritti umani e per le misure antiterrorismo, ha chiesto il procedimento penale per coloro che hanno eseguito delle torture. “Il fatto che questi metodi rivelati nel rapporto fossero autorizzate ad alto livello,” ha detto, “non fornisce assolutamente nessuna scusa. In realtà rafforza la necessità di responsabilità penale.”

Il rapporto del Senato afferma che dei paesi dell’Europa e dell’Asia hanno collaborato con gli Stati Uniti per creare dei “siti neri” dove eseguire le torture. I paesi coinvolti – ma non nominati nel rapporto – sono Afghanistan, Lituania, Polonia, Romania e Thailandia. I paesi in Europa sono del massimo interesse dato che lì c’è stata una grossa spinta fare le indagini e i provvedimenti contro la tortura. Wolfgang Kaleck, Segretario Generale del Centro Europeo per i diritti umani e costituzionali, mi ha detto: “In Europa continueremo con le nostre cause contro la tortura degli Stati Uniti, nei nostri tribunali nazionali.” Procedimenti penali contro la Polonia, la Lituania e la Romania sono già in corso, e comprendono i procedimenti della Corte Europea per i Diritti Umani per il fatto che questi paesi non sono riusciti a “condurre indagini efficaci”, scrivono gli esperti di legge Andreas Schüller e Morenike Fajana. Se ci deve essere responsabilità, è più probabile che arrivi attraverso l’Europa che direttamente dagli Stati Uniti.

Andrea Prasow dice che era proprio ora che l’amministrazione di Barack Obama riaprisse le indagini criminali. Alka Pradhan crede che ci sia spazio per azioni legali contro i funzionari statunitensi che nel rapporto del Senato si dimostra abbiano mentito agli americani. E’ improbabile che l’amministrazione americana agirà. Una delle parti meno commentate del rapporto è che la Casa Bianca di Obama ha ricordato che il “privilegio esecutivo” si è trattenuto 9.400 documenti della CIA del Comitato del Senato. E’ un piccolo gesto che dimostra che Obama non ha desiderio di fare un resoconto appropriato di ciò che è successo.

Originale: Frontline

Traduzione di Maria Chiara Starace per www.znetitaly.org

3 gennaio 2015