Esattamente settant’anni fa, il 4 febbraio del 1945, si aprì la Conferenza di Jalta, la guerra non era ancora finita, ma era decisa, e i tre vincitori si spartirono il mondo, la Grecia finì a ovest, sotto la tutela britannica, noi con la Germania restammo nella terra di mezzo. Invece il nuovo ministro delle finanze di Tsipras, l’economista greco-australiano Yanis Varoufakis ha uno strano modo di ricordare Jalta. E una ragione c’è

di Roberto Giardina

elezioni_grecia_2015_trionfo_tsiprasBERLINO. Un anniversario è una notizia? Secondo me, no. Ma i giornali fanno a gara nell’anticipare le ricorrenze, di una settimana, o di un mese, come se fosse uno scoop, per battere i concorrenti. Io arrivo puntale, quindi forse in ritardo. Esattamente settant’anni fa, il 4 febbraio del 1945, si aprì la Conferenza di Jalta, la guerra non era ancora finita, ma era decisa, e i tre vincitori si spartirono il mondo, la Grecia finì a ovest, sotto la tutela britannica, noi con la Germania restammo nella terra di mezzo.

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È noto, ma si cerca di dimenticare i particolari scomodi, perché quell’incontro tra Churchill, Roosevelt e Stalin serve a capire quanto avviene in questi giorni. Intanto, un’osservazione lapalissiana: Jalta è importante perché l’incontro avvenne a Jalta. Guarda caso, la località turistica si trova in Crimea, i russi la scelsero perché era casa loro. I colloqui si svolsero nella bianca residenza estiva dell’ultimo zar Nicola II, parente dei Windsor. Sua moglie Alexandra Federenova Romanova era la nipotina della Regina Vittoria. Cechov amava svernare a Jalta, come Tolstoj e Tchaiskoski. Oggi, i due terzi degli abitanti sono russi, il 28% è ucraino. È così sorprendente che Putin abbia impedito che la Nato installasse basi nella penisola?

Il passato si può sempre manipolare: la Tv polacca, con improntitudine imperdonabile, ha sostenuto lo scorso 27 gennaio che Auschwitz venne liberata da soldati ucraini, lasciando capire ai giovani ascoltatori che già nel ’45 esistesse un’Ucraina (che ha appena compiuto 22 anni). Comunque, gli ucraini indossarono la divisa delle SS per battersi contro i russi. Poroschenko, il presidente dell’Ucraina, ha appena dichiarato che i russi sono «Untermenschen», come dire subumani, il termine usato da Hitler.

A Jalta, Roosevelt, che aveva ancora pochi mesi di vita, propose di dividere il III Reich in tanti statarelli agricoli, senza industrie. Fu Churchill a fargli cambiare idea: sarebbe stato come consegnare l’Europa all’Urss.

E qui, da Jalta, arriviamo alla Grecia che chiede alla Germania il pagamento dei danni di guerra, a settant’anni dalla fine del conflitto.

Lo ricorda, a suo modo, il nuovo ministro delle finanze di Tsipras, l’economista greco-australiano Yanis Varoufakis. Sarebbe come se nel 1885, in Europa avessero ancora discusso dei danni provocati da Napoleone, settant’anni dopo Waterloo e il Congresso di Vienna. Il conto da pagare, ovvio, viene stabilito dai vincitori, comunque fu in gran parte cancellato alla Conferenza di Londra del ’53, e l’accordo venne firmato anche dai greci.

Resterebbe un obbligo morale, comunque, il calcolo andrebbe fatto nel suo complesso. Per la prima volta nella storia, un paese sconfitto venne spartito a fette tra i vincitori. La Germania rimase di fatto occupata fino al 1989, quando cadde il «muro». La Ddr fu letteralmente spogliata dai russi, che si portarono via impianti industriali e perfino le rotaie delle ferrovie, per poi lasciare arrugginire in gran parte il bottino di guerra.

Benché insegni all’Università del Texas, Varoufakis sostiene che furono gli Usa a volere due monete forti, lo yen e il deutsche mark per controllare le finanze mondiali. Dimentica semplicemente Bretton Woods, la conferenza del ’44, in cui fu sancita la supremazia del dollaro, che gli altri avrebbero dovuto acquistare alla parità stabilita dagli americani. Così invasero l’Europa di biglietti verdi, quasi carta straccia non più garantiti dall’oro, facendo di fatto pagare all’Europa la guerra in Vietnam. Finché, grazie a Helmut Schmidt e Giscard d’Estaing, gli europei si ribellarono, e nacque il serpente monetario, le nostre monete legate tra loro, in embrione la nascita dell’euro, sempre osteggiato dagli Usa.

Berlino è disposta al compromesso, tanto i 340 miliardi di euro che Atene dovrebbe restituire, sono un credito inesigibile. Tanto vale giungere a una soluzione che salvi la faccia a tutti: debito dilazionato su 50 anni a un interesse nominale, ad esempio. Ma i greci devono fare i loro compiti, ammonisce la Merkel: come far ingoiare ai tedeschi il regalo alla Grecia quando gli armatori e le loro famiglie sono sempre esentati dalle tasse? In tutto i ricchi greci incassano 140 miliardi all’anno, e versano pochi euro nelle casse dello stato. Il conto lo ha fatto ieri in prima pagina la populista Bild Zeitung. Chissà se Yanis riuscirà a mettere le cose a posto a casa sua?

4 febbraio 2015