Per spingere il voto di domani contro il premier Netanyau, il movimento Victory15 ha messo in campo una campagna digitale senza precedenti fuori dagli Usa e che potrebbe funzionare anche in Italia

di Guido Romeo

“La vittoria dipende da noi e da ciò che faremo fino al giorno delle elezioni” è il claim che campeggia sulla homepage di Victory15, il movimento politico apartitico che negli ultimi tre mesi in Israele ha lanciato una campagna basata sui big data senza precedenti non solo in Medio Oriente, ma anche in Europa.

V15, sostenuto con due milioni di dollari dalla ong OneVoice e che ha come advisor l’ex-stratega politico di Obama Jeremy Bird, non ha un candidato, ma promuove un cambiamento della leadership che alcuni hanno sintetizzato come “chiunque ma non Netanyau”. V15 ha molta presa tra i giovani, ma non solo. La sua serie di video su YouTube ha superato il milione di visualizzazioni in una popolazione di sette milioni.

Il voto di domani in Israele deciderà il ruolo di Benjamin Netanyau e, di conseguenza, il futuro del paese. È una corsa che si gioca per un pugno di seggi e che ha visto anche l’ex-capo dello Shin-Bet, Yuval Diskin, schierarsi apertamente contro il premier israeliano.

“Bastano quattro seggi alla Knesset per cambiare la leadership” sottolinea Itamar Weizman, 23enne frontman di Victory15 di cui è stato uno degli iniziatori lo scorso dicembre con un post su Facebook. “Ho semplicemente fatto un po’ di conti sull’affluenza alle urne negli ultimi anni, mostrando che l’astinenza maggiore era tra l’elettorato più progressista. Dati alla mano ho fatto vedere che bastano meno di 200mila voto a Tel Aviv per conquistare cinque seggi e cambiare la leadership. Credo che questa sia la premessa a un cambiamento di rotta di questo paese su molti fronti, sia sull’economia interna che sul fronte dei territori”.

Da quel primo Google doc condiviso tra amici è nato un’architettura digitale che non ha precedenti fuori dagli Stati Uniti. In Israele, come in Italia, ma diversamente dagli Usa, le liste dei votanti non sono pubbliche quindi il primo sforzo dei ragazzi di V15, tra cui molti informatici e professionisti legati al mondo digitale, è stato creare un profilo delle circoscrizioni elettorali in base a dati di censo e altri open-data. Il risultato è una mappa geografica di Israele dove le circoscrizioni più propense a votare contro Netanyau spiccano in rosso. “È qui che concentriamo l’azione dei nostri 350mila volontari” spiega Itamar, seduto nel piccolo ufficio di Rotschild Boulevard di OneVoice, che si è fusa con V15, mentre accanto a lui uno degli informatici, Yotam Katz Nielsen, lavora sul database in Django-sql che raccoglie i progressi del lavoro di dei volontari. Chi bussa a una porta registra chi incontra, se andrà a votare e, se lo dichiara, come pensa di votare.

Il sistema messo in piedi da V15 è di suo già una vittoria perché mostra che un’organizzazione nata da basso può mettere in campo, per una frazione dei grandi budget dei partiti tradizionali,un’azione estremamente capillare di sensibilizzazione degli elettori. Il voto di domani misurerà anche l’efficacia dei Big Data nel sovvertire i meccanismo tradizionali della politica.

Ma il sistema di V15 sarebbe esportabile in un paese come l’Italia? “Tutto il codice e tutta la metodologia è proprietaria perchè registrata dai sette fondatori di V15 e non abbiamo intenzione di cederlo a nessun partito israeliano” spiega Itamar, ” ma sarebbe interessante se qualcuno ci chiedesse di usarlo all’estero”.

Fonte: Wired

16 marzo 2015