Volentieri pubblico questa lucida analisi sul comportamento politico di Wolfgang Schäuble di Roberto Giardina, scrittore, giornalista e corrispondente dalla Germania di lungo corso. È una lettura indispensabile per capire il momento che stiamo vivendo, e il futuro che ci aspetta perché la riapertura delle banche in Grecia ha allentato la tensione sui mercati, ma non ha risolto i problemi che ci hanno condotto a un passo dalla catastrofe. L’attuale, relativa, tranquillità non ci consente di affermare che il peggio sia alle nostre spalle. Soltanto un populismo becero, una politica priva volutamente di verità può spiegare la malafede con la quale si continua a diffondere l’idea che superata la crisi tutto andrà a posto da solo sebbene con qualche frizione trascurabile. Non è così. Il Ministro delle Finanze tedesco, quello che voleva buttare fuori la Grecia dall’Europa, il falco di Berlino, «sarà cattivo, ma non ha torto, non sempre, anzi quasi mai», spiega Giardina. E’ una delle ragioni per le quali tutto lascia pensare che l’attuale compromesso non pone fine al conflitto, ma segna soltanto una tregua nelle ostilità. Insomma, quel livello di integrazione politica indispensabile per tenere a galla la barca in caso di tempesta rimane ancora un miraggio che tormenta i sonni di molti, non soltanto di noi italiani.

di Roberto Giardina

finanzminister-wolfgang-schaeuble-sein-plan-fuer-einen-grexit-auf-zeit-brachte-ihm-viel-kritik-im-in-und-ausland-ein-BERLINO. La parte del Teufelsrechtsanwalt, dell’avvocato del diavolo, non è mai comoda, ma è stimolante. Si può mai difendere, in Italia, Wolfgang Schäuble, il falco di Berlino, per certi commentatori italiani semplicemente un nazista, quello che voleva buttare fuori la Grecia dall’Europa? Il ministro delle finanze tedesco sarà cattivo, ma non ha torto, non sempre, anzi quasi mai.

Come reagireste voi se qualcuno a cui avete prestato dei soldi, vi dà del terrorista se appena osate ricordargli il suo debito? Lo ha fatto quel Varoufakis, esaltato in Italia, che oggi, ritiratosi dalla mischia, se le prende anche con il suo premier Tsipras. Un mollaccione. «Schäuble è diventato il simbolo del tedesco odioso», scrive il conservatore Die Welt. Ma lui è convinto che il medico pietoso conduca il malato alla tomba.

Schäuble è un uomo dotato di senso dell’umorismo, tanto per smentire un altro luogo comune secondo cui i tedeschi ne sarebbero privi. Gli è servito ad affrontare e superare quel che gli capitò un quarto di secolo fa. Un folle gli sparò tre colpi di rivoltella, una pallottola lo raggiunse alla spina dorsale, e da allora è costretto su una sedia a rotelle. Era il delfino di Helmut Kohl, ma non ebbero fiducia nella sua energia. Da quanto affronta ogni giorno, è chiaro che avrebbe potuto sostenere anche il ruolo di Cancelliere. L’attentatore era uno squilibrato e, probabilmente, fu spinto al suo gesto dal clima creatosi subito dopo la riunificazione: per ricostruire la Germania Est fu decisa una cura radicale, ne rimase vittima un’intera generazione, le fabbriche grandi o piccole che non erano in grado di affrontare il libero mercato furono chiuse.

In Germania non si tengono in vita le industrie decotte, ma si assistono i disoccupati. La cura nella Ddr funzionò, e Schäuble è convinto che debba funzionare anche in Europa. I danni di guerra che la Germania dovrebbe pagare? Ma nessun paese, nel suo complesso, dopo una sconfitta ha pagato altrettanto come la Germania. I russi si portarono via persino le rotaie dei tram. Un’acciaieria fu consegnata ai greci, che la lasciarono arrugginire al Pireo. La Germania fu divisa in due, e occupata di fatto fino al 1989. Inoltre, ricorda Schäuble, nessuno condonò l’immenso debito dopo la prima Grande guerra, che provocò la tragica inflazione durante la repubblica di Weimar e condusse (almeno in parte) al nazismo. La storia va ricordata in toto, non solo per quel che ci aggrada.

Anni fa mi trovai a dirigere una tavola rotonda all’Istituto di cultura di Berlino sui rapporti tra Italia e Germania. Solo un pomeriggio su tre giorni di convegno. Avrei dovuto dosare i tempi a Giorgio Napolitano, non ancora presidente della repubblica, a Francesco Adornato e, appunto, a Schäuble. Adornato, fuori tema, cominciò a rammaricarsi perché l’Europa nella sua Costituzione (che poi non fu portata a termine) aveva dimenticato i princìpi cristiani, ferendo i sentimenti di Papa Wojtyla. Superò il tempo massimo, i miei amici dopo mi rimproverarono perché non gli tolsi il microfono. Come arbitro, per correttezza, non avrei potuto scendere in campo, e aspettavo che qualcuno intervenisse. Napolitano si tirò indietro e parlò d’altro.

Allora conclusi: Adornato ha ricordato Wojtyla, ma il suo Papa è anche contro l’intervento in Iraq (che era imminente): perché non rispetta il suo pensiero, anche alla vigilia della guerra? Adornato si adontò. Come osavo? Schäuble, alla mia sinistra, sulla sedia a rotelle, mi fece l’occhietto e intervenne: «Gli americani sono nostri amici, però agli amici bisogna dire quando sbagliano». Guarda un po’, il falco conservatore di Berlino era più a sinistra di tutti.

E ieri Schäuble è stato l’unico tra i politici europei a rispondere a Obama, che ordinava a noi europei di salvare la Grecia: «Perché non paghi tu? Anzi, facciamo uno scambio, tu ti prendi la Grecia nell’area del dollaro, e a noi dai Puerto Rico». Una battuta, ma i verdi, che non hanno senso dell’umorismo, si sono subito offesi: aveva insultato i greci e i portoricani. Per la verità, il suo tono durante le trattative per salvare Atene non è piaciuto a molti suoi colleghi a Berlino. Ma Schäuble ha subito smascherato Sigmar Gabriel, il leader socialdemocratico: anche tu avevi approvato la mia posizione, poi in pubblico fai il buonista. Il falco ha un altro difetto: dice quel che pensa, anche se va controcorrente.

20 luglio 2015