Manuel Contreras era il tirapiedi militare che più di ogni altro ha messo in atto la brutale repressione che ha governato il Cile durante la dittatura del generale Augusto Pinochet. In quanto capo della Direzione dell’Intelligence Nazionale, la polizia segreta, di cui spesso si parla come della Gestapo cilena, Contreras è stato responsabile della tortura e dell’uccisione di centinaia di persone. Oggi la maggior parte delle sue vittime fanno parte delle migliaia di cileni spariti, i cui parenti sono condannati a un dolore perpetuo dalla disumanità di quel governo militare

di Nick MacWilliam

Pinochet e alla sua sinistra Contreras

Pinochet e alla sua destra Contreras

Al contrario del suo ‘padrone’ tuttavia, il generale Contreras è stato chiamato a rispondere dei crimini che aveva commesso. Quando è morto la settimana scorsa all’età di 86 anni in un ospedale militare a Santiago, Contreras stava scontando più di 500 anni di carcere per violazioni dei diritti umani compiute dalla DINA.

Oltre alle sparizioni che hanno terrorizzato il Cile, Contreras ha diretto lo scellerato programma di sterminio denominato Operazione Condor che aveva come obiettivo i dissidenti in tutta l’America Latina e fino agli Stati Uniti e all’Europa.

Per Cristina Godoy-Navarrete che nel 1974 era stata detenuta e torturata dalla DINA, la morte di Contreras aggrava la tragedia del governo militare. ‘Semmai [il mio sentimento] è stato di tristezza,’ dice. ‘Non sapremo mai che cosa è accaduto a tante persone che sono sparite perché lui non ha dato mai informazioni. Non si è mai pentito e non ha chiesto perdono. Il fatto che qualcuno pensi che possa uccidere, assassinare, torturare, stuprare e che questo sia giusto…mi dà profonda tristezza.’

Ai suoi sentimenti fa eco Ricardo Brodsky, direttore esecutivo del Museo della memoria e dei Diritti Umani di Santiago, che è stato aperto nel 2010 per documentare i crimini della dittatura e per rendere omaggio alle vittime.

‘La morte di Contreras provoca sensazioni contradditorie,’ dice. ‘Da una parte c’è la gioia che una persona del genere non faccia più parte di questo mondo, ma, dall’altra, c’è anche frustrazione perché sappiamo che si è portato tanti segreti nella tomba, specialmente riguardo a che cosa è successo alle persone sparite.’

Il generale Pinochet era arrivato al potere con un colpo di stato militare che aveva deposto il governo socialista democratico di Salvator Allende l’11 settembre del 1973. Migliaia di persone furono imprigionate e torturate, e molte di loro uccise. Piuttosto che sottomettersi all’illegalità del golpe, Allende combatté fino alla fine, restando fedele alla sua promessa che l’unico modo che avrebbe avuto la destra per toglierlo dal Palazzo della Moneda era in una bara.

La caduta della democrazia  preannunciò  un’era di repressione e di crudeltà dato che il regime militare mise in atto l’eliminazione sistematica dei suoi oppositori. Subito dopo il golpe, il generale Contreras diresse parecchi centri di detenzione dove i cittadini venivano torturati e uccisi. Nel 1974, fu nominato direttore della DINA, di recente formatasi, cioè la forza di polizia segreta che rapiva la gente nelle strade o dalle loro case. ‘Creava un senso collettivo di paura e di terrore che immobilizzava tutti,’ dice la Godoy-Navarrete.

Però il terrore scatenato dal regime militare contro il proprio popolo non sarebbe stato possibile senza l’appoggio degli alleati di Pinochet nel governo degli Stati Uniti. In seguito all’elezione di Allende nel 1970, il presidente Richard Nixon ordinò alla CIA di ‘fare urlare l’economia  [cilena]’. Questo si ottenne finanziando una serie di scioperi che fermarono l’industria ed esercitarono un’intensa pressione sul governo di Allende. La CIA investì anche milioni di dollari in una campagna propagandistica sulle pagine di El Mercurio, il giornale più influente del Cile e pilastro del dogma reazionario.

I rapporti di Contreras con gli Stati Uniti  risalgono a prima del  golpe. Nel 1967 si era iscritto  alla School of Americas dell’esercito statunitense che aveva sedi negli Stati Uniti e a Panama, dove venne addestrato alle tecniche di contro insorgenza, compresi gli interrogatori e la tortura che erano iniziate in Indocina e che sarebbero presto state attuate in tutta l’America Latina. Oggi quel centro è noto come Istituto dell’Emisfero Occidentale per la cooperazione alla sicurezza.

Una lettura dei nomi degli ex alunni della School of Americas sembra quella di un appello dei protagonisti della repressione e del genocidio latino americano. Tra coloro che vi avevano ricevuto l’addestramento  ci sono gli architetti della Guerra Sporca dell’Argentina: i generali Rafael Videla, Leopoldo Galtieri, Emilio Massera e Roberto Viola, il dittatore boliviano Hugo Banzer, Roberto D’Aubuisson che ordinò l’uccisione dell’Arcivescovo Oscar Romero e che guidava le squadre militari della morte che distrussero El Salvador durante la sua guerra civile; il governante militare del Guatemala, Efraín Ríos Montt che orchestrò una campagna contro la vasta popolazione indigena del paese; parecchi paramilitari colombiani, ecc. ecc. In totale questi uomini hanno provocato diecine, forse centinaia di migliaia di morti.

Durante la dittatura di Pinochet, la CIA considerava Contreras  una risorsa prezioso      all’interno del Cile. I documenti desecretati nel 2000, affermano che ‘la comunità politica del governo statunitense approvava il contatto della CIA con Contreras, data la sua carica di capo della principale organizzazione di intelligence in Cile, perché era

necessario per compiere la missione della CIA, malgrado le preoccupazioni che questa relazione potesse rendere la CIA    ad accuse di aiutare la repressione politica interna.’

Riguardo alle atrocità commesse sotto la sorveglianza  di Contreras, il documento afferma che ‘nell’aprile 1975, i rapporti dell’intelligence dimostravano che Contreras era il principale ostacolo a una ragionevole politica per i diritti umani all’interno della Junta, ma un comitato di più agenzie diede ordine alla CIA di continuare il suo rapporto con Contreras.

Pochi mesi dopo, Contreras venne invitato a Washington e subito dopo fu pagato per i suoi servizi al governo degli Stati Uniti.

Contemporaneamente, Contreras  dirigeva l’Operazione Condor, una collaborazione di regimi militari in Sudamerica che operavano per eliminare le persone di sinistra dal continente. Le atrocità commesse sotto l’egida dell’Operazione Condor,  comprendevano l’operazione Colombo, in cui 119 militanti cileni furono uccisi nel 1975. I media cileni, guidati dal portavoce della dittatura, El Mercurio, riferirono che le morti erano dovute a lotte interne comuniste a una falsità deliberata intesa a permettere alle autorità di mantenere la loro frenesia omicida e allo stesso tempo di negare qualsiasi informazione sul destino delle persone sparite.

Anche il coinvolgimento in un atto terroristico nella stessa capitale degli Stati Uniti non riuscì a troncare il contatto tra Contreras e le autorità statunitensi. Nel 1976 Contreras organizzò l’uccisione di Orlando Letelier, ministro degli Esteri di Allende, in un attentato con un autobomba a Washington, DC, che costò la vita anche alla giovane assistente di Letelier. Due anni prima Contreras aveva tramato per assassinare il Generale Carlos Prats, un costituzionalista impegnato, che nel governo Allende era stato Comandante in Capo delle Forze Armate e ministro dell’Interno. Prats e sua moglie furono uccisi da un’autobomba quando erano in esilio a Buenos Aires.

‘E’ chiaro che il coordinamento  repressivo dei servizi di sicurezza di Cile, Brasile, Argentina, Bolivia e Uruguay, cioè il Piano Condor è stato aiutato dagli Stati Uniti, specialmente durante l’era Nixon-Kissinger,’ dice Ricardo Brodsky. ‘L’uccisione a Washington di Orlando Letelier distanziò gli Stati Uniti dalla DINA e da Pinochet.’

Anche così, mentre i documenti desecretati della CIA dicono che ‘alla fine del 1976 i contatti con Contreras erano molto rari,’ confermano anche che l’agenzia continuava a collaborare   con lui almeno per vari altri mesi dopo l’autobomba di Washington. I documenti affermano che ‘durante il 1977, la CIA  incontrò Contreras almeno una mezza dozzina di volte; tre di quei contatti avevano lo scopo di chiedere informazioni sull’assassinio di Letelier.’ Il rapporto non dice di che cosa si parlò negli altri incontri.

‘Gli Stati Uniti hanno una grossa responsabilità per quello che è accaduto alle vittime del regime,’ dice Cristina Godoy-Navarrete. ‘Ogni cosa che abbiamo sperimentato in termini di repressione, tortura, è stata una conseguenza della decisione politica degli Stati Uniti di spodestare Allende.’

Nel 1993 Contreras è stato dichiarato colpevole da un tribunale cileno per la parte che aveva avuto nell’assassinio Letelier e condannato a 7 anni di carcere.  Cominciarono quindi una serie di processi in cui l’ex comandante della DINA fu più volte dichiarato colpevole del sequestro, scomparsa e uccisione di cittadini cileni, e condannato, tra l’altro a due ergastoli, nel 2008 per l’assassinio di Carlos Pratt e di sua moglie. In seguito Contreras ha accusato Pinochet di aver ordinato le uccisioni di Letelier  e dei Pratt.

Malgrado la gravità dei suoi crimini, Contreras ha scontato la sua pena in maniera relativamente confortevole. ‘La maggior parte degli oltre 20 anni che Contreras ha passato in carcere sono stati certamente in una struttura militare dove godeva di privilegi inaccettabili,’ dice Brodsky. Questi anni hanno incluso un lungo periodo nella Cordillera Penal, un accampamento trasformato in luogo di vacanza usato per tenervi gli ex ufficiali delle forze armate. In seguito alla pubblica indignazione per queste strutture di lusso, la ‘prigione’ fu chiusa nel 2013 e i detenuti furono trasferiti altrove. Però gli ultimi mesi di Contreras sono stati di gran lunga diversi da quelli delle sue vittime. ‘Probabilmente è morto ben accudito,’ dice la Godoy-Navarrete.  ‘E’ così diverso rispetto alla situazione delle persone che ha torturato e ucciso che sono invece morte nelle più orribili condizioni.’

Si può ricavare qualche cosa dalla morte di Contreras? ‘Cercando di essere ottimisti, forse ora che è morto altre persone cominceranno a parlare, a denunciare personaggi dell’ambito militare,’ dice la   Godoy-Navarrete. ‘Nessuno ha mai parlato molto. Se questo accadrà, sarà la migliore conseguenza della sua morte.’

Nick MacWilliam è un giornalista freelance che scrive per varie pubblicazioni. E’ condirettore di Alborada, la prima rivista del Regno Unito dedicata interamente all’America Latina e vice direttore di Sounds and Colours (Suoni e colori), una rivista online che si occupa di musica e film del Sudamerica. Si può seguire su Twitter: @NickMacWilliam.

Traduzione di Maria Chiara Starace – © 2015 ZNET Italy

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16 agosto 2015