Come in Italia si stanno moltiplicando i partiti anche in Germania. Un tempo erano due e mezzo, adesso sono diventati cinque

CREDIT: AP PHOTO/JENS MEYER

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di Roberto Giardina

Una Germania all’italiana? Nel prossimo Senato di Berlino entrano sei partiti, socialdemocratici e cristianodemocratici, i postcomunisti della Linke, i verdi, i liberali, e gli ultimi arrivati, i populisti dell’AfD. E nessuno distacca di molto gli altri. L’Spd conquista la maggioranza relativa con il minor risultato di tutti i tempi da quando esiste la Repubblica Federale, neanche il 22 per cento.

Se vorrà formare una coalizione con la Linke e i Grünen, si troverà con partner quasi al suo livello, senza una vera leadership.

Lo stesso scenario, sia pure con rapporti di forze diverse, potrebbe avvenire a livello nazionale dopo il voto nell’autunno del 2017. E già qualcuno evoca lo spettro di Weimar, quando troppi partiti, e litigiosi, facilitarono l’ascesa di Hitler.

L’AfD annuncia che diventerà la terza forza del paese, e in base agli ultimissimi sondaggi potrebbe riuscirci: è data al 15%, più di ecologisti, di estrema sinistra, e liberali, a sette punti dai socialdemocratici (22), mentre a vincere sarebbe sempre la Cdu/Csu di Angela Merkel, con il trenta. Il prossimo cancelliere sarà ancora Angela, se non deciderà di andare in pensione.

La Germania condannata a un’eterna Große Koalition? Sarebbe possibile anche un’alleanza a tre, e le combinazioni dei colori sono diverse ma i tedeschi non gradirebbero: troppi al governo sono per loro un indice di instabilità.

Come a Roma. Quando Pertini compì la sua prima visita all’estero, nel 1979, diede una conferenza stampa all’Hotel Vier Jahreszeiten a Monaco. Nell’entrare nello storico albergo, si fermò sulla soglia, e commentò: «Qui si dovrebbe venire con una signora». Notò lo sguardo sorpreso del ministro degli esteri Franco Maria Malfatti, e lo apostrofò: «Ce la faccio ancora, signor ministro». Fu un viaggio movimentato per Malfatti, che era anche nostro collega, giornalista pubblicista.

Subito dopo, in conferenza stampa, Pertini si lanciò in un elogio del sistema politico tedesco, «la Germania, beata lei, ha solo due partiti». Malfatti gli faceva segni disperati con la mano, tre, tre. Pertini ribatté seccato: «Lo so che sono tre, ma due sono più importanti del terzo». Cioè l’Fdp, il partito liberale, sempre al governo, con cristiano democratici o con socialdemocratici. I colleghi tedeschi fecero finta di non capire. Il partigiano Sandro in pochi giorni conquistò anche loro e la Germania.

In realtà i partiti erano tre e mezzo, se non vogliamo dire quattro, perché il trattino in Cdu/Csu è più importante di quel che si vuol capire all’estero.

La Csu, i cristianosociali, saranno un partito fratello, i tedeschi dicono sorella, perché Die Partei è femminile, e si presenta solo in Baviera, ma è diverso dalla Cdu, come dimostra adesso con i continui attacchi a Frau Merkel.

La clausola del 5% minimo per venir rappresentati, che qui non si aggira come da noi con alleanze più o meno fasulle, ha a lungo lasciato fuori dal Bundestag i piccoli partiti.

Pochi anni dopo sarebbero apparsi i Grünen, i verdi. Il Cancelliere Schmidt li sottovalutò: una moda passeggera. I verdi ci sono ancora oggi, e Schröder divenne Cancelliere nel 1998 grazie a loro. Dopo la riunificazione, arrivò il turno della Linke, postcomunisti più socialdemocratici delusi dal nuovo corso centrista di Schröder. Ora, potrebbe arrivare l’AfD, l’Alternative für Deutschland. Per la prima volta entrerebbe in parlamento un partito della destra. E siamo a sei.

Italienische Verhältnisse, dicevano qui ai tempi di Pertini, una situazione all’italiana, cioè scioperi, instabilità, e così via. Avremo a Berlino anche crisi di governo, rimpasti, franchi tiratori?

Rimane la Costituzione, a difesa della stabilità: per far cadere un governo occorre un voto di sfiducia costruttivo, cioè bisogna indicare la possibile futura maggioranza.

E anche la morale politica: i partiti, sempre regolati dalla Costituzione mentre la nostra li dimentica, mantengono i patti, tra di loro e con gli elettori. L’Fdp si è immolato mantenendo fede all’alleanza con la Merkel, che l’ha distrutto, facendolo crollare dal 15 sotto il 5 (e solo adesso è tornato a superare la soglia).

E oggi, i socialdemocratici che perdono in proporzione molto di più della Cdu/Csu non provocano una crisi, ed elezioni anticipate, a evitare il peggio. «L’Allemagne s’italianise», si allarmò anni fa Le Monde. I tedeschi lo presero per un complimento. Un po’ italiani, è vero, ma a modo loro.

23 settembre 2016