Premessa  Il trenta novembre, appuntamento per la mostra “Tripeditrip” di Fernanda Mancini alla Friedrich-Ebert-Stiftung di Berlino, la grande fondazione nata ai tempi della Repubblica di Weimar nel segno dell´incontro  tra le culture.

di Fernanda Mancini

 

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Gu Cheng

 Il compositore cinese Peng Yin, berlinese d´adozione, si è ispirato alla poesia “Tripeditrip” del poeta di Pechino Gu Cheng per la sua composizione musicale, cui ha dato lo stesso titolo. La pittrice Fernanda Mancini, che vive tra Roma e Berlino, ha intitolato la mostra Tripeditrip, per sottolineare il nesso tra la poesia di Cheng e la musica di Peng che sostiene il progetto di questo suo lavoro, che ha l’intento di far emergere il filo rosso che lega non solo le diverse arti e culture, ma anche quello che lega nel profondo ciascun uomo a tutti gli altri. *

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Il poeta contemporaneo cinese Gu Cheng ha scritto la poesia “Tripeditrip” che ha ispirato Peng Yin, compositore cinese che vive a Berlino, a scrivere la partitura omonima “Tripeditrip”.

A mia volta mi sono lasciata ispirare dalla poesia di Cheng e dalla musica che Peng per i lavori di questa mostra che ho chiamato: Tripeditrip.

La nascita di un progetto

Quando Peng Yin presentò e fece ascoltare ad un piccolo gruppo di amici la musica che aveva composta sulla poesia “Tripeditrip” di Gu Cheng, rimasi molto colpita. Mi aveva affascinato il modo in cui Peng Yin aveva lavorato sulle parole della poesia e ancora di più sul suo non detto. Come aveva usato il medio della musica per dare espressione alla propria immaginazione artistica, che rispondeva alle sollecitazioni di Gu Cheng.

Passarono due anni e quasi me ne dimenticai, ma nel silenzio qualcosa aveva lavorato, giacché improvvisamente la fascinazione di quella musica e di quel processo di scambio tra poesia e note riaffiorò assieme al desiderio di intervenire a mia volta su entrambe con il mezzo dell’immagine.

Così è nato questo globale Gesamtkunstwerk  di tre artisti, che sta tra pittura, musica e poesia, tra Cina e Italia, Oriente e Occidente, tra le radici culturali taoiste e quelle cristiane.

Peng Yin

Peng Yin

Ho fortemente sentito l’influenza della freschezza degli elementi naturali, il vento, l’acqua, gli alberi nella musica di Peng e mi è sembrato di sentire lo stesso soffio e ritmo anche nella poesia di Gu Cheng. Ho voluto dare forma a queste impressioni, cercando di rendere visibile il soffio delle parole di Cheng e quello della musica di Peng tramite la combinazione di elementi naturali, e di altri a forte contenuto simbolico e universale, come i pesci l’acqua gli alberi il cerchio il triangolo il bianco, così ad esempio il pesce è un simbolo che unifica tutta l’umanità e si trova alla base di tutte le culture in occidente e in oriente. La sua natura psico-fisica è dotata di un movimento penetrante, esso è associato alla morte e alla nascita e alla vita dopo la morte, è connesso con la fertilità e spesso è rappresentato come un doppio pesce.

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Il bianco è il colore della carta, della Rosa del Paradiso di Dante, la luce della fiamma del Libro Rosso di Jung, l’ultimo stato del processo alchemico, il vuoto da cui tutto inizia del Tao.

Questo lavoro è stato accompagnato passo passo da un libro di appunti, una specie di brogliaccio, un’opera a sé, che conserva le tracce del percorso e in cui sono nati gli schizzi, che in parte poi ho realizzato in quadri. Questo brogliaccio non ha ancora esaurito le sue forze, la mostra ne è la prima tappa.

Gu Cheng con la moglie Xie Ye

Gu Cheng (Pechino, 1956 – Auckland, 1993) è stato un poeta cinese. Figlio di un letterato, Cheng pubblicò le sue prime poesie nel 1977, seguendo la corrente letteraria della poesia oscura. Emigrò in Nuova Zelanda nel 1988. Lo stile poetico di Cheng fu tormentato, onirico. Morì suicida nel 1993 dopo avere ucciso  di ritorno in Nuova Zelanda dopo un soggiorno in Germania. In un romanzo scritto con la moglie, anch’ella poetessa, Cheng aveva mescolato il genere autobiografico alla narrazione epistolare. L’insieme delle raccolte di Cheng fu pubblicato postumo, nel 1995.

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