Gli australiani hanno le abitazioni più grandi nel mondo. Nuove case indipendenti sono grandi in media 245,3 mq – tre volte più grandi delle case del Regno Unito e 22 volte più grandi della casa tipo a Hong Kong. Per l’Australia, questo privilegio dello spazio mette in evidenza il mito pervasivo che il paese non ha spazio per i rifugiati. Riguardo al mondo, però, c’è una storia più profonda di disuguaglianza globale dello spazio – una storia che va ben al di là delle semplici differenze di densità della popolazione.

I "vasci" i "bassi" di Napoli nelle foto di Sergio Siano. Sono istantanee di un mondo che si muove costantemente in quel fluido insieme di vicoli e vicarielli che costituiscono il cuore pulsante e rumoroso del capoluogo campano.

I “vasci” i “bassi” di Napoli (foto di Sergio Siano) ovvero un mondo che si muove costantemente in quel fluido insieme di vicoli e vicarielli che costituiscono il cuore pulsante e rumoroso del capoluogo campano.

 

di Tamara Pearson

 

Disuguaglianza di spazio

Con 7 miliardi di persone nel mondo, quanto spazio ha avuto ogni persona? In migliaia hanno avuto dimore con tantissimo di spazio centinaia di stanze ognuna. La dimora dell’erede statunitense (la sua unica occupazione) William Amherst Cecil Vanderbilt, aveva una sala per i banchetti che era grande il doppio del casa tipo nel primo mondo.

Un miliardo di persone ha avuto lo spazio di una catapecchia, a malapena sufficiente per far dormire la famiglia “ammucchiata” su un materasso improvvisato. Le pareti di ferro ondulato delle loro case-armadio costruite sul ciglio delle montagne e ai margini delle città e ai margini della vita, danno spazio ai litigi.

Nove milioni di persone hanno avuto uno spazio da prigione e hanno capito che, più le mura sono ravvicinate, più litigi ci sono.

Sessantacinque milioni di rifugiati hanno lo spazio di una tenda dopo aver aspettato per anni un aiuto. Le foto non erano state appese, perché non era ancora una casa, era una vita in un limbo.

Oltre 100 milioni di persone hanno trovato uno spazio sui gradini di un negozio, spazio, con i loro “cuori di drago” scambiati per macchie sulla strada e il loro sonno adattato alla forma delle scale e alle ore di apertura degli uffici. Dei cartoni ammorbidivano il terreno.

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La gerarchia abitativa

La distribuzione disuguale dello spazio abitativo fa parte della gerarchia globale costruita del valore umano. Lo spazio abitativo, analogamente allo spazio dove si lavora, o a quello sui mezzi di trasporto pubblici, comunica in modo sottile che delle persone meritano di più e hanno più potere. Gli uffici di tutto il mondo fanno il gioco della scrivania, dove il capo ha la scrivania grande, e l’ufficio grande, i supervisori hanno scrivanie di misura media, e il resto condivide una scrivania con la linea di montaggio degli altri lavoratori.

Sugli autobus, gli uomini spesso si siedono allargando le gambe e lasciando tranquillamente le donne “strizzate” sulla loro metà del sedile. Analogamente i proprietari di palazzi e ville in realtà non hanno bisogno di spazio per due piscine e 40 automobili.

Come gli animali che si spartiscono il territorio, questi ladri di spazio fanno grandi dichiarazioni sui loro piccoli ego, sul loro valore finanziario e sul loro potere.

Secondo i media convenzionali, le vite dei poveri e le vite di chi abita nel terzo mondo, sono meno importanti. Meno si possiede, meno spazio si occupa, meno la tua casa, distrutta per un terremoto, strapperà le corde del tuo cuore.

In media la superficie utile per persona è inferiore a 20 mq. in tutti i paesi africani, coperti da uno studio dell’ONU. La la Francia ha una media di 43 mq. per persona, il Canada 72, Japan il Giappone 35, il Regno Unito 33, la Germania 55, gli Stati Uniti 77, e l’Australia 89.

San Francisco simulated with enough high-rises to be affordable to median-income families

San Francisco simulated with enough high-rises to be affordable to median-income families

Di quanto spazio ha necessità una persona per avere dignità e privacy?

Mentre la necessità del proprio spazio e della privacy può avere variazioni culturali, è anche profondamente umana. Virginia Woolf ha detto che ogni donna ha bisogno di una sua stanza se deve scrivere. Le donne che spesso passano l’intera giornata a occuparsi delle necessità di altre persone (al lavoro, con la famiglia, il compagno) tendono a mancare di spazio quando possono programmare la loro giornata, pensare e sognare. Analogamente molte persone povere non hanno lo spazio o il tempo dove risiedere e per sognare.

Una casa semi-crollata è spesso un riflesso di un mondo ristretto dove la povertà limita la distanza che le persone possono percorrere, il tipo di lavoro cui possono aspirare, chi possono incontrare e che cosa sperimentano. Però le catapecchie e altri tipi di abitazioni affollate possono essere ripetitive, non funzionali e spersonalizzanti.

La densità abitativa delle città è spesso appaiata all’apatia e all’indifferenza. E le persone che vivono nelle case abusive tendono a essere escluse dalla società, mentre anche le persone che sono in affitto sono spesso escluse dalle comunità, dato che coloro che vivono in una casa di proprietà le considerano provvisorie, di passaggio e più precarie. D’altra parte, quando le persone hanno un possedimento fondiario e un alloggio sicuri è più probabile che investano nelle loro comunità.

Si ipotizza che la casa sia un posto sicuro, ma una ricerca ha scoperto che la tensione collegata all’affollamento, può aumentare la violenza domestica e l’abuso di stupefacenti; il sovraffollamento è spesso associato a maggiore competizione per il lavoro.

I bambini che vivono in appartamenti affollati e in alloggi a basso reddito possono finire per essere introversi e possono avere difficoltà di concentrazione, secondo la rivista The Atlantic.

Nel frattempo, case inutilmente grandi, oltre lo status e il valore che forniscono ai loro proprietari, incoraggiano anche il consumismo e diventano giganteschi magazzini di stoccaggio per articoli inutili e costosi.

In sostanza, l’esatta quantità di spazio di cui le persone hanno necessità, varia secondo le loro preferenze culturali e personali e alle situazioni individuali. C’è però una linea, la di sotto della quale vive la maggior parte del mondo.

 Slums in India

Slums in India

India

In India, in media lo spazio abitativo per persona è di 6 mq. Un terzo della popolazione ha meno spazio che i detenuti negli Stati Uniti, secondo un’indagine nazionale. In questo paese complesso fatto di studio, lotta, speranza, infrastrutture precarie, treno affollati e delle strade polverose di Delhi, spesso l’alcol costa meno del cibo e molte città in India hanno soltanto un’ora d’acqua al giorno, e non c’è neanche una sola città completamente provvista di fogne, malgrado il caldo cocente dell’estate.

Talvolta 5-6 persone vivono in una sola stanza piccola dove le persone dormono, cucinano, si lavano e giocano. Negli slum, i problemi di salute mentale tendono a essere messi in disparte da quelli di salute fisica. Però le persone che vivono in queste situazioni devono fare i conti con una percentuale più alta di disturbi mentali , poiché dormono seduti a causa del sovraffollamento nella stanza e si trovano ad affrontano il problema dei topi e dell’insicurezza alimentare.

Nello slum di Kaula Bandar (a Mumbai), spesso gli adulti dormono all’aperto e le donne dormono quando i bambini sono a scuola e gli uomini scelgono di fare i turni di notte, in modo che gli altri abbiano lo spazio per dormire.

La vigilanza aggressiva e le demolizioni, impediscono alle persone di allargare le loro case. La gente raramente invita degli ospiti a stare con loro per un po’ e quando lo fanno, gli adulti vanno fuori oppure gli ospiti stanno in vicini spazi religiosi comuni. Le famiglie mangiano a turno, e quando un adulto è malato, i bambini dormono nella casa di un vicino.

Una faccia bianca come una parete

La loro casa era di una sola stanza e il letto era una scrivania e la credenza serviva per cucinare e per i vestiti. La pioggia condiva la prima colazione servita sul bordo del letto, un lavandino sporco di fuliggine, vernice che nascondeva le pareti vecchie, il sacchetto di plastica per la spazzatura che scivolava dal cassetto del lavello, la vernice nella sua gola e una tosse con catarro bianco per settimane. Nessun posto per camminare avanti e indietro.

Spaccature nel cemento perché l’intera città si stava sgretolando ultra lentamente insieme a tutte le persone, ogni anno. Ridisponevano le varie cose perché lo spazio delle parerti non si riducesse e per creare spazio, come per magia, ma le pareti strette continuavano a rubare e loro idee e i loro sogni, lasciandoli con gli occhi vuoti.

Foto di Edward Blake ( CC BY 2.0 )

Foto di Edward Blake ( CC BY 2.0 )

Da dove ha origine la disuguaglianza abitativa?

Forse, con l’eccezione del Regno Unito, i paesi con una media più alta di dimensioni delle case tendono a essere quelle nazioni che hanno tratto beneficio dall’invasione di altri paesi che quindi ora sono poveri, o rubando direttamente le risorse nazionali di questi.

Su scala più locale, costruire alloggi dignitosi per i poveri, specialmente nelle grandi città, non è redditizio e così non succede. Le persone povere che ricevono salari dagli approfittatori, lottano per pagare l’affitto, o finiscono per andare in alloggi abusivi, non controllati dallo Stato.

Nel frattempo, coloro che abitano nei palazzi o nelle ville, fanno i loro giochetti con gli alloggi e le loro speculazioni fanno aumentare i prezzi e fanno sì che molte case restino vuote per anni.

*Tamara Pearson è una gionalista e attivista di base in America Latina e autrice di The Butterfly Prison [La prigione della farfalla].

Fonte: ZNET – Originale: Counterpunch – Traduzione di Maria Chiara Starace – Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

6 novembre 2016