di Vincenzo Maddaloni
BERLINO. Non è questione di se né di ma, poiché una presidenza di Hillary Clinton oppure una di Donald Trump non fermerà le guerre in corso, anzi il rischio è che si allarghino fino a deflagare in una guerra mondiale.

La Germania invierà in Lituania una formazione di carri armati Leopard 2 (nella foto). Il piano rientra nel più grande rafforzamento militare della NATO ai confini della Russia dai tempi della Guerra fredda

La Germania invierà in Lituania una formazione di carri armati Leopard 2 (nella foto). Il piano rientra nel più grande rafforzamento militare della NATO ai confini della Russia dai tempi della Guerra fredda

Del resto le politiche degli Stati Uniti non propongono soluzioni diverse, poiché essi hanno

l’innata tendenza che si trasmette da un’amministrazione a un’altra, a fare tutte le guerre del capitalismo con le armi anche perché è il modo più facile per mantenersi il dominio del mondo.

E’ una scelta formalizzata all’inizio degli anni Duemila, con la quale gli Usa inaugurarono il “nuovo secolo americano” e incrementarono il riarmo giustificandolo agli occhi del mondo come la nuova “strategia della sicurezza nazionale”. Sebbene Obama continui ad affannarsi ripetendo che avrebbe voluto lasciare il globo senza le guerre, nulla è cambiato durante la sua “reggenza”. La riprova è che esso è più diviso e con più conflitti armati di prima dell’inizio del suo mandato. Ne sono un esempio

i conflitti in Medio Oriente, il braccio di ferro con il presidente Putin, il moltiplicarsi in Europa delle basi Nato con un programma – anno 2017 – di esercitazioni militari in Lettonia e in Estonia, due dei tre paesi baltici a ridosso dei confini della Russia.

Naturalmente come fece Cavour in Crimea, l’Italia vi invierà un corpo di spedizione di 150 uomini benché Putin continui a ripetere che queste manovre rappresentano una grave provocazione. D’altronde chi oserebbe sfidare un’ America sull’orlo di una crisi di nervi in una vigilia elettorale che mai era stata così sofferta. Le cronache raccontano che a Washington si teme il worst case scenario: quello di un massiccio attacco di hacker dalla Russia con l’obiettivo di creare il caos nel giorno delle elezioni presidenziali, martedì 8 novembre. Per contrastare questo pericolo – riferisce la Nbc citando alti funzionari dell’amministrazione Obama – sono

scattate misure di difesa senza precedenti coordinate dalla stessa Casa Bianca e dal Dipartimento per la sicurezza nazionale, col supporto del Pentagono e delle principali agenzie di intelligence, dalla Cia alla Nsa.

Insomma più grida che sussurri. Se lo scenario è questo, è più che naturale il desiderio di saperne di più. Pertanto, è un vero peccato che la Botteri, che si guadagna 200 mila di stipendio all’ anno con le sue corrispondenze da New York, non abbia mai spiegato i contenuti di queste mail rilasciate da Wikileaks che sono un atto d’accusa gravissimo contro Hillary. Nè ha speso una parola sui “Dieci paesi la cui stabilità non può essere data per garantita”, che è il titolo dello studio che il famoso think tank dell’American Enterprise Institute (AEI) dedica all’attenzione del prossimo presidente degli Stati Uniti, perché secondo l’AEI saranno questi i paesi che rappresenteranno nei prossimi quattro anni, “una sfida per la Casa Bianca”.

Naturalmente in testa all’elenco dei “dieci paesi da destabilizzare” c’è

la Russia perchè spiega il rapporto dell’ American Enterprise Institute, “è retta da un uomo forte che ha dato l’illusione di stabilità invece della sostanza”.

“Quando il presidente Putin muore, il popolo russo dovrà pagare il prezzo per decenni di corruzione e mal amministrazione. L’eredità di Putin sarà il vuoto di potere sotto di lui”. E fermiamoci qui in attesa dell’esito delle elezioni, poi riprendiamo.

Fonte: il mio blog su  LINKIESTA

4 novembre 2016