“Come il vero amore, la vera rivoluzione non può essere interrotta, o estinta, neanche dalla morte stessa. Il compagno Fidel Castro se ne è appena andato ….ma milioni di suoi figli e figlie sono ancora qui, maledizione! Perciò nulla è perduto. Perciò tutto sta appena cominciando!”. Così conclude il suo pezzo che qui pubblichiamo, Andre Vltchek, 53 anni, russo di Leningrado che si definisce filosofo e giornalista d’inchiesta. Quel che scrive può essere condivisibile oppure no, ma leggerlo non è tempo perso. [Illustrazione di Ares/Cartoonmovement]

                  

[Disegno di Marian Kamensky/cartoonmovement]

di Andre Vltchek  

Molti anni fa, Fidel dichiarò: “Gli uomini non plasmano il destino. É il Destino che produce gli uomini del momento. Così è stato; il destino ha plasmato tutti loro: i Barbudos, e li ha buttati proprio al centro del vortice della storia del mondo. Mentre combattevano per la libertà di Cuba, dell’America Latina e di tutto il mondo oppresso, riuscivano realmente a sfidare le loro stesse parole: alla fine hanno plasmato in maniera irreversibile il fato del nostro pianeta, dell’ umanità intera.

Fidel è rimasto saldamente all’avanguardia della lotta, proprio dall’inizio e fino al suo ultimo respiro. Come sempre, quando i giganti si riuniscono con la Madre Terra, il mondo intero si è scosso e il terreno ha tremato in tutti i continenti. Per parecchi momenti ogni cosa si è fermata, e si è gelata. Stavo percorrendo in macchina il Vietnam Centrale quando è arrivato il messaggio della morte di Fidel sul display del mio cellulare. Per parecchi minuti dentro di me ci furono un vuoto e un silenzio assoluti.

Poi su un fiume bello e ampio individuai parecchie navi meravigliose appartenenti a una vecchia flotta da pesca vietnamita, e una barca che orgogliosamente sventolava sia le bandiere rosse comuniste con la stella gialla, sia parecchie sconsolate bandiere nere – simboli di lutto. In un remoto luogo dell’Asia, la morte di Fidel riusciva disturbare la calma, a muovere la serena superficie dell’acqua. Più tardi, ogni cosa tornò dove si supponeva dovesse stare, e i suoni ritornarono. Anche il mio vuoto interiore svanì.

Un grande uomo se ne è andato, ma la rivoluzione non si è fermata. Non può mai fermarsi, perché proprio l’esistenza, la sopravvivenza dell’umanità ora dipende da questa. Quale è stato il dono di Fidel al mondo e che cosa ha ottenuto Cuba? I risultati non devono essere sempre materiali, anche se, certo, potremmo parlare per giorni della grande istruzione, cultura, assistenza sanitaria, e uguaglianza. La Cuba socialista ha dato di più, molto di più di quello.

Ha dato speranza, dove la speranza stava svanendo. Ha dato forza dove regnava soltanto la rassegnazione. Ha dato coraggio ai quei luoghi dove venivano riconosciuti soltanto volgari interessi commerciali. Ha dato ottimismo per reagire all’abbraccio mortale del nichilismo. Una volta Fidel gridò: “Parlano del fallimento del socialismo, ma dove è il successo del capitalismo in Africa, Asia e America Latina?” Cuba, con il comando di Fidel e dei suoi compagni, ha combattuto guerre di indipendenza nelle zone più devastate dell’Africa; è stata dalla parte del Vietnam durante i suoi momenti più difficili, e ha offerto la sua guida intellettuale ed ideologica e le sue capacità alla più recente ondata di rivoluzioni latino-americane, dal Venezuela alla Bolivia.

I medici e gli insegnanti cubani sono stati inviati in alcune delle zone più remote del nostro pianeta, allo scopo di offrire aiuto internazionale incondizionato. Li ho visti lavorare in luoghi come Kiribati (stato insulare dell’Oceania, n.d.t.), Timor Leste (Est) e nel Sudafrica post-apartheid. Hanno combattuto per salvare vite umane nei paesi più poveri, e in luoghi devastati da calamità naturali. Hanno combattuto con coraggio e dignità, e anche con gentilezza e rispetto, imparando a comunicare nelle lingue locali e a dare valore alle culture locali. La Cuba di Fidel non è mai crollata, non ha mai ceduto quando è stata sotto pressione.

Si è difesa quando è stata attaccata dalla nazione più potente della terra. E’ sopravvissuta a un embargo brutale, alla propaganda ideologica e perfino alla guerra biologica. Ha ispirato il mondo con la sua determinazione e il suo coraggio, proprio come ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo con la sua musica, il suo cinema e la sua poesia. “La Patria non si vende”! Questo è uno dei più grandi slogan di questo meraviglioso paese: uno slogan che ha portato un messaggio chiaro a tutti i paesi umiliati e saccheggiati dall’Impero Occidentale: “Non tutto è perduto. Vale la pena stare a testa alta.

E’ meglio morire che perdere il proprio onore e dignità!” Quando Hugo Chavez stava sotto la pioggia, con la testa calva a causa della chemioterapia, con il pugno teso in eroico atteggiamento di sfida, e urlando ai nemici della rivoluzione: “Qui nessuno si arrende!”, era chiaro e ovvio da dove gli era arrivata la sua ispirazione: da Cuba e dal suo mentore Fidel. Senza pregiudizi razzisti, appassionatamente internazionalista, indignato per tutte le forme di razzismo e di imperialismo, Cuba si è data completamente all’America Latina e al mondo. Non lo ha fatto come una specie di sacrificio, ma come un obbligo rivoluzionario.

Lo ha fatto con semplicità e umanità, non chiedendo assolutamente nulla in cambio. Per citare il più stretto compagno di Fidel, Ernesto “Che” Guevara: “I sacrifici che si fanno non dovrebbero essere esibiti come una Carta di identità, ma dovrebbero essere considerati il completamento del proprio dovere.” Fide Castro era ben consapevole del fatto che “una rivoluzione non è un letto di rose. Una rivoluzione è una lotta tra il futuro e il passato.”

Le decisioni che si devono prendere quando si cambia la storia, sono ardue. Una rivoluzione non è un circolo di discussioni, o un concerto di gala per beneficienza, o un incontro manageriale di qualche ONG per i diritti umani. Il principale avversario, l’imperialismo, ha ucciso centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, e non esiterebbe a massacrare ulteriori moltitudini. Qualsiasi dimostrazione di debolezza è spesso sinonimo di sconfitta, e la sconfitta per le masse significa ulteriore sofferenza, disperazione e umiliazione che hanno spesso per la prima volta assaggiato sia la dolcezza che l’ebrezza della speranza.

Ecco perché un vero rivoluzionario non ha il diritto di mostrare debolezza, di fare marcia indietro o di tradire i propri principi. Lui o lei deve sempre stare in prima linea, deve condurre le proprie truppe in battaglia, deve rischiare tutto, anche la propria vita, in maniera incondizionata. Sia Fidel Castro che i suoi compagni più vicini a lui erano fatti esattamente di tale materiale rivoluzionario: avevano entrambi coraggio ed entusiasmo.

Non erano dei santi, sicuramente no… perché la santità non era ciò di cui aveva veramente bisogno il popolo latino-americano. I santi pregano soltanto e ogni tanto si sacrificano. Ci si aspettava che Fidel e i suoi compagni combattessero e vincessero, non per se stessi e per i loro personali interessi, ma per le centinaia di milioni di disgraziati di questo mondo.

Il 1° maggio 2004, quando sembrava che gli Stati Uniti avrebbero attaccato Cuba ancora una volta, il Presidente Castro parlò a L’Avana, rivolgendosi all’allora presidente , G.W. Bush: “Lei non ha né la moralità né il diritto, assolutamente nessuno, di parlare di libertà, di democrazia e di diritti umani, quando lei ha sufficiente potere per distruggere l’umanità e sta tentando di instaurare una tirannia mondiale, evitando e distruggendo l’Organizzazione delle Nazioni Unite, violando i diritti umani di ogni e qualsiasi paese, facendo guerre di conquista per prendere il controllo dei mercati mondiali e delle risorse e installando sistemi politici e sociali anacronistici che stanno portando la razza umana verso l’abisso.”

Alla fine Fidel ha dichiarato che se Cuba fosse stata attaccata avrebbe fatto quello che ci si aspettava facesse e quello che aveva già fatto in varie occasioni precedenti: sarebbe andato a combattere! E nessun di noi ha avuto alcun dubbio che lo avrebbe fatto. Aveva, però un rammarico riguardo al Presidente Bush: “Il mio solo rimpianto è che non vedrei neanche la sua faccia perché in quel caso lei sarebbe a migliaia di miglia di distanza, mentre io sarò in prima linea a morire combattendo in difesa della mia patria.”

Mentre Cuba sta piangendo la dipartita del suo grande eroe nazionale, il Presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, è felicissimo: “Oggi il mondo segna la morte di un brutale dittatore che ha oppresso il suo popolo per quasi 60 anni. L’eredità di Fidel Castro è un’eredità plotoni d’esecuzione, di furti, di inimmaginabile sofferenza, povertà e negazione dei diritti umani fondamentali: mi unisco ai molti americani cubani che mi hanno appoggiato così tanto nella campagna elettorale, compresa l’Associazione dei Reduci della Brigata 2506 che mi hanno sostenuto, con la speranza di vedere presto una Cuba libera.” Tanto per rinfrescare la memoria dei lettori vi dirò che la Brigata 2506 (Brigada Asalto 2506) era un gruppo di esuli/terroristi cubani, formatosi nel 1960.

La sua missione era di rovesciare il governo rivoluzionario cubano comandato da Fidel Castro. Ha compiuto lo sbarco nell’Invasione della Baia dei Porci il 17 aprile 1961. La feccia che terrorizzava l’isola sta ora festeggiando a Miami e altrove. Contemporaneamente, i veri amici di Cuba e delle rivoluzioni Latino-Americane, sono stati in profondo lutto. Come ha riferito, l’Agenzia di stampa Nuova Cina, (in cinese: Xinhua): “Il presidente cinese Xi Jinping, sabato ha detto che la storie e la gente ricorderà Fidel Castro, definendo il leader rivoluzionario cubano: “una grande figura dei nostri tempi.”

Fidel Castro, fondatore del Partito Comunista di Cuba e della causa socialista di Cuba, è stato un grande leader del popolo cubano, ha detto Xi, aggiungendo che “Il defunto leader cubano ha dato anche contributi storici immortali e ha dedicato tutta la sua vita alla grande causa del popolo cubano, lottando per la liberazione nazionale, salvaguardando la sovranità dello stato e costruendo il socialismo. Il defunto leader cubano ha contributi storici immortali anche allo sviluppo del mondo socialista,” ha aggiunto Xi. “La morte di Fidel Castro ha fatto perdere al popolo cinese un buon compagno e un amico sincero.

La sua magnifica immagine e i suoi grandi successi passeranno alla storia,” ha detto Xi. Il presidente Xi ha poi concluso: il popolo cinese ha perduto un compagno buono e vero. Il compagno Castro vivrà per sempre.” Dall’Uganda al Cile, al Kenya, a Mosca delle persone mi hanno scritto che le loro nazioni sono profondamente scioccate. Il presidente russo Vladimir Putin ricordava Fidel con calore e rispetto: “Fidel Castro è stato un amico sincero e fidato della Russia. Impersonava gli alti ideali di un politico, di un cittadino e di un patriota, con sincerità, convinto della giustezza della causa alla quale ha dedicato la vita intera.

Il suo ricordo rimarrà per sempre nei cuori dei cittadini della Russia.” Nicolás Maduro, presidente del Venezuela, si è congedato dal suo amico, inviando un messaggio rivoluzionario a tutti gli angoli del mondo: “A tutti i rivoluzionari del mondo: dobbiamo continuare la sua eredità e a tenere alta la sua bandiera dell’indipendenza, del socialismo, della patria.” Qui in Vietnam, Fidel Castro è ricordato con ammirazione, amore e grande rispetto. Come due fratelli, spalla a spalla, i due paesi hanno combattuto contro l’imperialismo e il colonialismo occidentale, per molti anni e decenni.

Trân Đai Quang, Presidente del Vietnam, ha dichiarato: “Per tutti i Vienamiti, Fidel era un grande amico, un compagno e un fratello molto vicino a noi. Il 15 novembre 2016, il Presidente Trân Đai Quang è stato uno degli ultimi leader mondiali che ha visto Fidel, durante quello che fu considerato un incontro affettuoso e simbolico. Ora, camminando tra le antiche città del Vietnam Centrale, mi sentii sopraffatto dalla tristezza e da una sensazione irreversibile di perdita.

Ma la disperazione non durò a lungo. Nel profondo del cuore, ero convinto che Maduro aveva ragione: la rivoluzione deve continuare sotto quelle bandiere, esattamente sotto quelle bandiere che sono state issate da Fidel e dai suoi compagni a Cuba e in tutto il mondo. Esattamente adesso, quando l’imperialismo occidentale sta mostrando le sue orribili zanne, quando è pronto a guidare i suoi soldati e mercenari nella battaglia finale per il dominio globale, non c’è tempo per la debolezza, per la tregua, per l’esitazione. Fidel se ne è andato, ma la rivoluzione continua! Invece di piangere, dovremmo festeggiare una vita esemplare, eroica.

Un uomo è mortale ma le sue grandi opere, la sua lotta, le sue vittorie, possono essere eterne. In Vietnam mi sono ricordato una poesia di Antonio Guerrero Rodriguez, uno dei 5 patrioti cubani (e agenti dell’intelligence cubana, n.d.t.) che furono brutalmente imprigionati a Miami per essersi infiltrati in operazioni di intelligence anti-cubane degli Stati Uniti (dal dicembre 2014 sono tutti liberi, n.d.t.) In questa stupenda poesia scritta in una prigione di Miami, Rodriguez sostiene che l’amore che può passare non è realmente amore.

Quell’amore vero potrebbe resistere anche alla morte stessa e è, come la natura, eterno. Così è la vera rivoluzione, compagni. Come il vero amore, la vera rivoluzione non può essere interrotta, o estinta, neanche dalla morte stessa. Il compagno Fidel Castro se ne è appena andato ….ma milioni di suoi figli e figlie sono ancora qui, maledizione! Perciò nulla è perduto. Perciò tutto sta appena cominciando!

Fidel abbraccia il Segretario Generale de Partito Comunista Vietnamita, Do Muoi

Andre Vltchek è un filosofo, romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Ha seguito guerre e conflitti in dozzine di paesi. Tre dei suoi libri più recenti sono: il romanzo rivoluzionario “Aurora” e due opere di successo di saggistica politica: “Exposing Lies of the Empire” [Smascherare le menzogne dell’Impero] e “Fighting Against Western Imperialism” [Lottare contro l’imperialismo occidentale].

Fonte: www.counterpunch.org

Traduzione di Maria Chiara Starace Traduzione © 2016 ZNET Italy 

10 dicembre 2016