IL DIRITTO ALL’EUTANASIA – Fabiano Antoniani (per gli amici Fabo) è un ragazzo di 39 anni cieco e tetraplegico che desidera consapevolmente porre fine a una vita che non ha scelto, immobilizzato in una lunga notte senza fine. Prima dell’incidente era ragazzo che amava la musica, conosciuto come DjFabo, e che amava viaggiare (si era trasferito in India), praticare sport, andare in moto. Oggi è la sua fidanzata, Valeria, a prestargli la voce nel video appello rivolto al Presidente della Repubblica. 

 

di Francesca Mandelli    

Sono trascorsi dieci anni dalla morte di Piergiorgio Welby, impegnato per il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico in Italia e per il diritto all’eutanasia come pochi altri nel nostro paese. E proprio dieci anni dopo, un altro appello viene rivolto al Presidente della Repubblica per chiedere un intervento sulle scelte di fine vita, affinché si arrivi finalmente a una legge.

Fabiano Antoniani (per gli amici Fabo) è un ragazzo di 39 anni cieco e tetraplegico che desidera consapevolmente porre fine a una vita che non ha scelto, immobilizzato in una lunga notte senza fine. Fabo si è ritrovato cieco e tetraplegico in seguito a un incidente stradale. Dopo anni di terapie senza esito, l’uomo ha maturato la precisa consapevolezza di voler porre fine a una quotidianità che non chiama più vita, ma per farlo ha bisogno di aiuto. Ha bisogno che le Istituzioni intervengano per regolamentare l’eutanasia e permettere a ciascun individuo di essere libero di scegliere fino alla fine.
Per questo motivo Fabo si è rivolto all’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica che si batte per le libertà civili dall’inizio alla fine della vita, che già aiutò il proprio Presidente Piergiorgio Welby a ottenere aiuto medico a morire nel rispetto della Costituzione, e che nel 2013 ha depositato in Parlamento la proposta di legge Eutanasia Legale.

Ma chi è Fabo oggi? Un ragazzo cieco e tetraplegico che trascorre la quotidianità in un letto, assistito dalle cure della madre. E chi era prima dell’incidente? Un ragazzo che amava la musica, conosciuto come DjFabo, e che amava viaggiare (si era trasferito in India), praticare sport, andare in moto. Oggi, è la sua fidanzata, Valeria, a prestargli la voce nel video appello rivolto al Presidente della Repubblica: «In questi anni ho provato a curarmi, anche sperimentando nuove terapie. Purtroppo senza risultati. Da allora, mi sento in gabbia. Non sono depresso. Ma non vedo più, e non mi muovo più. Da più 2 anni sono bloccato a letto immerso in una notte senza fine. Vorrei poter scegliere di morire, senza soffrire», ascoltiamo nel video.

Il prossimo 30 gennaio la Camera discuterà il testo di legge sul testamento biologico. Dopo oltre 3 anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare Eutanasia Legale da parte dell’Associazione Luca Coscioni, «Questo rappresenta un passo fondamentale verso l’obiettivo per cui l’Associazione si batte: il riconoscimento del diritto di scegliere come e quando terminare la propria vita e interrompere la propria sofferenza», spiega la Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo. Un diritto per il quale il 77% degli Italiani ritiene opportuno un intervento del Parlamento, con una legge che regolamenti la scelta di fine vita, anche per chi si trova in grado di intendere e di volere, comunica l’Associazione.

Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna Eutanasia legale, chiede un’assunzione di responsabilità necessaria da parte del Parlamento, ma anche sostegno dai cittadini: «Siamo in un momento decisivo del tortuoso percorso per regolamentare il fine vita anche nel nostro Paese. Chiediamo il supporto dei cittadini per conquistare un diritto fondamentale per ogni individuo: la libertà di autodeterminazione. Non si può accettare che sia necessario l’intervento di un giudice per affermare questo diritto».

Liberi fino alla fine, recita la campagna Eutanasia Legale, perché di un diritto umano e di una importantissima libertà si tratta, forse la più importante, quella di scegliere di porre fine ad una vita che non sentiamo più nostra in modo dignitoso, quella di non morire agonizzanti nella speranza che qualche medico illuminato e coraggioso, di nascosto, ci somministri, a noi (o ad una delle persone che amiamo), una dose un po’ più forte di morfina per accelerare i tempi e porre fine alle sofferenze che magari siamo costretti a sopportare. Fabo ha il diritto di scegliere. Fateci scegliere.

Fonte: Gli Stati Generali

21 gennaio 2017