Anche in Germania, quella che sembrava un’irresistibile ascesa, è sempre più un ripiegamento.I tedeschi protestano quasi solo nelle elezioni locali

Posti di lavoro instabili e sottopagati. Il precariato ha condizionato la politica e contribuisce a scatenare il populismo. Immagine: REUTERS / Laurent Dubrule

 

di Roberto Giardina

Mercoledì sera, mentre si faceva ancora lo spoglio in Olanda, mi è giunta una email dal portavoce del Piratenpartei: il loro leader Patrick Schiffer era all’Aja a fare il tifo per pirati olandesi. Gert Wilders non ha vinto, l’Europa tira per il momento un sospiro di sollievo, e i corsari nella Niederlande hanno ottenuto lo 0,3.  Alla loro nascita, nel 2010, raggiunsero lo 0,1. I Piraten tedeschi nel 2011 arrivarono all’8,9% a Berlino, conquistarono 15 seggi al senato cittadino. Invece di demonizzarli, come si fa con la Raggi a Roma, la Merkel li lodò: «Bravi ragazzi che si preoccupano del bene pubblico». E l’anno scorso sono scomparsi.

In cinque anni non hanno combinato alcunché, saranno ricordati perché andavano al lavoro in bicicletta. Alla Raggi, che non si azzarda a salire al Campidoglio in bici come il predecessore Marino, rimarrà invece sempre l’alibi di essere stata perseguitata: «Non mi hanno lasciato lavorare». I corsari prussiani saranno stati populisti, ma non erano razzisti, e non erano nostalgici nazi.

Che cosa accadrà ai più pericolosi militanti dell’AfD, l’Alternative für Deutschland? Il movimento, che si batte contro i profughi, l’euro e l’Europa, sarà il primo partito di estrema destra a entrare nel Bundestag? O faranno la fine di Gert Wilders (che comunque non avrà vinto, ma è pur giunto secondo)? L’AfD ha scavalcato i socialdemocratici nel Baden-Württemberg, ed è passato di successo in successo nelle altre elezioni regionali. Ancora all’inizio dell’anno, i sondaggi lo davano al 16% a livello nazionale, il triplo abbondante del minimo necessario per entrare in parlamento. Ma il vento comincia a cambiare.

Le prossime consultazioni, test importanti prima del voto di settembre, sono nella grande Nord Renania Westfalia e nella piccola Saar, e i sondaggi per l’AfD oscillano tra il 6 e l’8. Quanto viene pronosticato per il voto nazionale. Non si dovrebbero fare previsioni, dopo il successo di Trump, però vorrei osare: anche questa volta un partito dell’estrema destra non ce la farà a entrare al Bundestag.

I tedeschi votano per protesta per il municipio o per la regione, ma quando si tratta della nazione, si vergognano, e si calmano. È sempre avvenuto in passato. Nel 1969, l’Npd, considerato neonazista, giunse fino al 4,9 e fallì, contribuendo alla vittoria di Willy Brandt portando via voti alla destra.

Perché cala l’AfD? I suoi leaders hanno cominciato a litigare tra loro, e qualcuno ha esagerato lodando il III Reich. In Germania è sempre un tabù mostrarsi nostalgici. Ed è sceso in campo Martin Schulz che ha fatto guadagnare per il momento una decina di punti ai suoi socialdemocratici che erano in caduta libera. Non è un caso che sia continuamente obbligato a mettere le mani avanti: non sono un populista.

È probabile che anche Schulz perda terreno nei prossimi mesi, dopo l’effetto novità. Gli avversari cominciano già a fargli le pulci: che cosa ha combinato a Bruxelles? Come presidente del Parlamento europeo ha favorito gli amici regalando loro posti ben pagati, ed era un partigiano sfegatato dell’ingresso della Turchia nella Ue. Pericoloso ricordarlo adesso che Erdogan dichiara guerra alla Germania e all’Europa.

Schulz è simpatico ma è uno di quei politici che seguono sempre la corrente più politically correct. Ieri era un razzista chi osava avere dei dubbi sui turchi o ricordare che l’Europa non può accogliere milioni di profughi, in gran parte musulmani. In Germania come in Olanda, all’euforia per l’accoglienza illimitata è seguito un cambiamento nell’opinione pubblica. I primi 6 mila immigrati turchi giunsero nel 1961, oggi sono quasi 3 milioni, sembravano perfettamente integrati e invece ora protestano contro il paese che li ha accolti e inneggiano a Erdogan che vuole poteri da dittatore. È possibile l’integrazione per chi non rispetta la società che lo ospita?

Non è che i populisti abbiano sempre e comunque torto. In Olanda il premier Mark Rutte ha contenuto l’avanzata di Wilders perché ha in parte rivisto la sua politica. A Berlino, ora si cerca di rimandare a casa loro al più presto i profughi «che non si meritano l’accoglienza», e che non hanno diritto all’asilo politico. Per battere i grillini non serve denunciare che sono peggio dei comunisti, basterebbe essere meglio della Raggi. Dovrebbe essere facile, ma a Roma nessuno ci prova.

18  marzo 2017