La foresta pluviale del Congo, la seconda per estensione dopo quella Amazzonica, una delle principali difese del pianeta contro i cambiamenti climatici,  è assediata dall’industria del legno 

Le multinazionali fanno a gara a chi taglia di più. Greenpeace avverte: “Così si rischia la catastrofe ambientale”. I dati sono agghiaccianti: in Africa centrale è andato perduto l’85 per cento delle foreste originarie. Oltre 80 mila chilometri quadrati di foresta sono andati distrutti per sempre. Con essi sono scomparse alcune preziose specie animali e vegetali. Accade sebbene da vent’anni se ne denunci lo scempio.

Tra il 1990 e il 2000, l ‘ Africa tropicale ha perduto oltre 55 milioni di ettari di foresta naturale – con un incremento del 25 per cento del tasso di distruzione rispetto all’epoca del Summit di Rio. I paesi della regione della Foresta Africana dei grandi primati hanno aumentato la loro produzione industriale di legno del 58 per cento dalla metà degli anni ’90. Nello stesso periodo non c’è stata alcuna significativa crescita delle aree di foresta destinate alla conservazione. Al contrario,in questo periodo diversi milioni di ettari di foresta incontaminata sono stati ceduti alle compagnie del legno per le operazioni di estrazione industriale di tronchi.

In Africa Occidentale e Centrale grandi parti delle residue aree di foresta tropicale originaria sono minacciate dal taglio illegale di alberi, la più grave minaccia alla loro sopravvivenza. Le foreste millenarie di Africa Occidentale, Nigeria, Ghana e Costa d’Avorio sono state quasi interamente distrutte. Fino a poco fa la Liberia era l’unico paese della regione le cui foreste rimanevano intatte. Ma dalla fine della guerra nel 1997, compagnie del legno europee hanno cominciato a distruggere anche queste foreste con operazioni di vasta scala.

La maggioranza delle operazioni di taglio industriale in Africa Centrale sono condotte con metodi efficientissimi. Operano un taglio selettivo diretto ad alcuni specifici alberi: Moabi, Afrormosia, Bubinga, Ayous e Wengé vengono ricercati ed eliminati  con tanta intensità, da correre il rischio di estinzione. Inoltre la Banca Mondiale sostiene in Congo l’espansione dell’industria estrattiva – tra cui quella del legno- come motore dello sviluppo, rischiando così di compromettere il futuro del paese. E del clima globale.

Infatti,il cambiamento climatico causato dal rilascio in atmosfera di gas serra rappresenta oggi la più grande minaccia planetaria. Le emissioni causate dalla distruzione delle foreste tropicali rappresentano oltre il 25 per cento delle emissioni in atmosfera di CO2 causate dall’uomo.

Le previsioni sull’espansione dell’industria del legno nel Congo lasciano intendere che questo paese rilascerà oltre 34,4 miliardi di tonnellate di CO2, una quantità equivalente a quella rilasciata dalla Gran Bretagna negli ultimi sessant’anni. Nonostante dall’ottobre del 2003 i governi africani e la comunità internazionale si siano impegnati a lavorare insieme per affrontare il problema del disboscamento, in gran parte illegale, del Bacino del Congo, non si sono registrati miglioramenti.

I sette Paesi dell’area producono ogni anno 13 milioni di metri cubi di legname, 870mila metri cubi di truciolato, segatura e legno per costruzioni e 71 milioni di combustibile ligneo.

1 luglio 2007